…
Come mi sono sentita
importante … Al centro di
qualcosa di grosso … Che stupida bambina sono stata! …
Mi
scusi , sono
stanca ed ho sonno , Le scriverò in un altro
momento . Grazie .
22.12.2008
L’angoscia
mi attanaglia.
In casa mi muovo con il cellulare in mano, lo porto ovunque, anche in
bagno. Sono in attesa … ??? Altra cosa che stamattina ho
dimenticato
di dirle : nei confronti dei bambini, di qualsiasi età (escluso
gli
adolescenti), ho dei timori reverenziali. La paura più marcata
è quella
di fargli involontariamente del male, così, mi rendo conto, di
non
potere essere nei loro confronti, spontanea, ma sempre in allerta,
pronta a ricacciare indietro chiunque tenti, utilizzando il mio corpo,
di fargli del male. Penso di potere dire, che, nonostante tutto
ciò che
mi hanno fatto c’è sempre stata una parte di me, sana,
inviolata, forse
proprio l’istinto, se vogliamo dare il nome alle cose, che mi ha
protetta e consigliata. La natura (la mia) superava, a volte, le
personalità e non c’era verso di farmi fare niente in quei
momenti,
allora botte da orbi, tante, utilizzando pugni e calci, pizzicotti
dolorosissimi, sputi e urina, sino ad arrivare alla violenza fisica,
allo stupro. Il tutto infarcito con voci melliflue e carezze affettate.
Come le dicevo stamattina al telefono, non mi si deve toccare,
altrimenti mi trasformo e chissà in cosa … in chi…? Ho paura.
In
passato ne avevo davvero tanta, eppure, quando potevo, ripensavo,
rimuginavo
sulla situazione appena vissuta cercando il modo di “correggerla",
trovare una “ falla “, alfine di poter aiutare qualche bambino a
scappare, nascondersi e chiedere aiuto. Ci pensavo continuamente,
fotogramma per fotogramma, per trovare una via di fuga che in quel
momento, purtroppo mi era sfuggita. Era desolante, scoprire ogni volta
che la possibilità non esisteva, neppure minuscola, mi
tormentavo,
notti insonni passate a ragionarci su, senza trovare la ben che minima
fessura in una rete finissima e impossibile da spezzare. Continuavo a
dirmi: “Da qualche parte ci deve essere un errore, uno sbaglio di
valutazione, un punto scoperto“. Niente. Frustrante. Vedere morire
davanti ai propri occhi un mare, un oceano di bambini e non potere fare
niente, annienta ogni pensiero, ogni azione, ogni ragionamento. Sentire
il tuo istinto che ti spinge violentemente verso quei bambini, per
dargli una mano e il sapere di non potere fare nulla … ancora
oggi non
riesco a darmene pace. Un Oceano di corpicini senza vita incombe sulla
mia testa. L’istinto mi urlava: “Agisci“, la ragione invece “stai ferma
dove sei, altrimenti muori“. L’urlo del mio istinto mi angoscia, la
fievole voce della ragione o del buon senso, invece no. Il cibo non mi
va, bevo si, purchè siano liquidi. Mi viene la nausea solo a
pensare di
dover mangiare, lo stomaco è chiuso. Credo sia in lutto. Sono
contenta di essere riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che
mi piace mettere i puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la
verità sopra ogni cosa, soprattutto sulle cose davvero
importanti.
(*)
In
Belgio i bambini protagonisti/oggetto di queste "situazioni"
venivano distinti in "cacciatori" addestrati ad uccidere" e in
"conigli/lepri", mentre in Italia rispettivamente in "gatti"
e "topi".
Incrociando le testimonianze i ricordi degli italiani confermano un
passaggio controverso della testimonianza di Regina Louf. Nella traduzione in
francese della
deposizione - in fiammingo - del Témoin
X, cioè Régina Louf:
il termine arbalète
le veniva
contestato come errore linguistico
(="pistolet"?):
ed invece indicava esattamente
la balestra
(definita
anche arma
del
diavolo). Precise testimonianze di testimoni italiani
chiariscono come quest'arma venisse
fatta usare dai bambini di meno di dodici anni, che poi da più
grandi avrebbero usato come gli adulti la pistola (pistolet).
E
qui anticipiamo e inseriamo in mezzo a ricordi, sogni e rivissuti molto
precedenti la consapevolezza raggiunta faticosamente soltanto molto
tempo dopo - cioè il 19 marzo del 2009 - con dati somatici che
coincidono
perfetttamente - peluria, foruncoli, seni gonfi ecc. - con quelli
descritti verbalmente e anche in parte
rivissuti "nel corpo" di un'altra vittima-testimone.
Il
ciclo mestruale è vissuto da me, me ne rendo conto, come una "
manna ",
al contrario. Il primo mestruo l' ho avuto all' età di sette
anni,
certo non per miracolo, ne per grazia di chissà quale dio, ma
indotto
attraverso iniezioni. Chiamarlo esperimento è esagerato,
perchè ben
sapevano cosa mi sarebbe accaduto e lo scopo era quello di
"ingravidarmi". Volevano farmi un regalo bellissimo,
dicevano,
ed io gli avevo creduto. Le iniezioni avevano fatto crescere della
peluria sul viso, sugli arti superiori ed inferiori, pustole dolorose
sotto pelle vicino alle orecchie e sulla fronte. Gonfiore sul tutto il
corpo, mal di schiena, male ai reni, spossatezza cronica. Il mio corpo
non poteva sopportare un " carico " simile. Dopo un lungo periodo
di
iniezioni e visite ginecologiche, una mattina ero sdraiata su una sorta
di lettino piccolo, avevo le gambe divaricate ed ero completamente
nuda. I seni erano cresciuti e mi facevano male. Poi mi hanno fatto una
puntura al braccio e dopo pochi secondi
mi
sono addormentata. Quando mi sono risvegliata ero a casa, vestita e nel
letto dei miei genitori. Sentivo tutto il corpo pesante, la testa mi
girava e avevo la nausea. Avevo vissuto le punture ed
il
cambiamento fisico come un "castigo" dell' adulto nei miei riguardi. Il
" regalo bellissimo ", pensavo, era solo un' altra delle loro bugie.
Pensavo che avessero cercato di uccidermi, ma all' ultimo momento
qualcosa o qualcuno gli avesse fatto retrocedere e cambiare programma.
Su
quel lettino ci sono finita altre tre volte, il procedimento era sempre
uguale. Ero ansiosa, ma sapevo che mi sarei svegliata, perchè il
loro
scopo non era uccidermi. Il malessere fisico ed emotivo continuava.
Un
giorno, credo di notte, ho sentito dentro alla pancia, come una
"presenza", c' erano dei
movimenti,
una cosa che non conoscevo, una sensazione nuova. La "presenza" sentivo
essere mia amica, poi si trovava dentro di me, avrei potuto tenerla a
bada... Allora mi ero resa conto che non ero più sola, avevo un'
amico
con cui parlare. Gli raccontavo della mia famiglia, della mansarda,
della scuola, di me. Domande, soprattutto molte domande. La presenza amica
mi accompagnava ovunque, di lui mi fidavo, eravamo una cosa sola e poi,
mi faceva ridere, mi tranquillizzava, incoraggiava e sentivo che niente
e nessuno poteva toccarci. Eravamo forti.
Il
tempo passava e il mio corpo cambiava velocemente, passavo dalla
tristezza più nera, alla gioia infinita talmente in fretta che
il
passaggio era sempre stancante. C'era stato un momento in cui
avevo
pensato di gettarmi sotto le rotaie del tram, ma avrei ucciso anche il mio migliore amico
(l' unico). Ero ogni giorno più gonfia e la pancia, anche lei
era
gonfia, eppure, a parte me, nessuno pareva rendersene conto, allora
pensavo:
Forse è
solo immaginazione, altrimenti i miei genitori oppure a scuola, mi
avrebbero fatto domande, invece, se nessuno vede, significa che se
c'è
non è importante.
Io ed il mio nuovo amico
andavamo daccordo, a me non importava di non poterlo vedere, sapevo
con certezza che lui
esisteva. Questo bastava e poi non ero più sola, sì,
perchè con gli altri bambini,
i miei compagni di classe,
non riuscivo a comunicare, io avevo degli atteggiamenti scontrosi ed ero
sempre, sempre triste. A
loro non piacevo. Una mattina, erano passati mesi dall' ultima visita
del
lettino, iniziai a stare
male, la pancia era dura ed enorme, non vedevo i miei piedi, il seno
era gonfio,
le gambe anche, avevo la
nausea e crampi, la schiena faceva male. Sudavo, ed ero spaventata.
Pensavo
che il mio amico volesse lasciarmi e gridavo di non andarsene, di stare
con me.
Mia mamma, quella mattina,
mi riporta nello studio segreto, non c'erano finestre, era tutto pulito,
il
pavimento luccicava, il lettino era bianco con le lenzuola bianche
(raccontavo al mio migliore amico cosa vedevo, visto che lui non
poteva), c' era un piccolo comodino bianco, da una porticina senza
porta che stava nella stanzina, si vedeva il bagno, anche lui tutto
bianco. Rimasi in quella stanza per un po, credo per molto tempo.
Visitavano la mia pancia, toccavano il petto, lo schiacciavano a volte
e faceva male. Stringevano il polso, poi appoggiavano le dita sul
collo, prelevavano del sangue e speravo che non me ne portassero via
troppo, altrimenti il mio amico sarebbe morto. Mi avevano messo delle
cose che sembravano delle ventose sulla pancia, due sul petto. Poi un
giorno mi avevano fatto vedere il mio amico sullo schermo... si
muoveva, era piccolo, avevo un amico più piccolo di me! Eppure
gli
volevo un gran bene. Un pomeriggio, così mi avevano detto, un
dottore
cercava di spiegarmi che all' interno della mia pancia c' era una cosa
che volevano e che io dovevo dargli. La
"cosa" che si trovava dentro di me era di loro proprietà,
era una cosa che non mi apparteneva, era il mio
regalo per loro...
Ero
arrabbiata. Non volevo dargli un bel niente! Avevano detto che mi
facevano loro un regalo a me... Non voglio che nessuno si avvicini e
porti via il mio migliore amico. Nessuno deve toccarlo. Lui è
mio! Ho
urlato al medico:
Lui è
mio, non suo!!!
Siete dei bugiardi!
No, no, no.
Urlavo
in preda alla disperazione, piangevo ed il corpo tremava dalla
testa
ai piedi, sudavo e piangevo. Ero furiosa, disperata, triste, sola,
nuovamente sola contro gli adulti. Odiavo tutti gli adulti, volevo
ucciderli tutti, volevo un mondo fatto solo per
noi bambini,
con tanti animali, i prati ed il mare, il profumo del mare... Niente
case, le case erano stupide, nascondevano i segreti, invece tanti prati
e boschi, alberi e fiumi, montagne senza neve, sempre belle giornate
calde e ventilate, cibo in abbondanza, frutta e latte caldo.
Il
medico perde la pazienza ed alza la voce anche lui, mi tira uno
schiaffo, poi un' altro, non riesce a farmi calmare, quando cerca di
darmene un' altro gli mordo la mano. Chiama aiuto, entra una
infermiera, e mi fanno una iniezione, ma non dormo, sono intontita e la
bocca è asciutta.
Siete
cattivi...,
dico
con un filo di voce. Poi non ricordo come sono riusciti a rubarmi il
mio migliore amico,
quando
mi ero svegliata la mia pancia era vuota, non c' era più Lui,
dai
puntini neri che avevo sul petto scendeva giù un liquido bianco,
tiepido. In quel momento gli adulti erano diventati il nemico numero
uno, voglio ucciderli, farli a pezzi, fare a loro ciò che hanno
fatto a
me, gli ruberò dentro. Guardavo la pancia vuota e provavo
odio puro.
Sentivo di essere diventata dura come una pietra e diffidente, da
allora avevo iniziato a parlare molto poco a guardare negli occhi gli
adulti come volessi sfidarli ad un duello. Il modo che avevo di
ucciderli era tutto mio. Nella stanza segreta, mentre aspettavo di
guarire, fantasticavo
sul metodo che avrei potuto usare per annientarli.
Fantasticavo,
fantasticavo e mi eccitavo, pensavo al sangue, al dolore che gli avrei
fatto provare.
Volevo
mordere le loro pance, farle a pezzi. Le fantasie poi sono diventate realtà.
|
Addestramenti
e
programmazione
L'enquête
fut vite
suspendue sous prétexte que les policiers auraient
"manipulé les
auditions". Regina Louf était insultée et
traitée de folle, ce qui
n'eut jamais été le cas si son
témoignage avait accablé misère urbaine,
plutôt que de Personnalités.

Editions
Mols, 1998
(E'
molto
importante
la lettura del
documento: Communiqué
de l’avocate de Mme Regina Louf (6 mars 2004) La
traduzione in italiano del
libro è in corso e verrà pubblicata
quanto prima.)
Ma
la situazione è ben più generalizzata e soprattutto ben
peggiore. In
ormai
numerosissime, autoconfermantesi
ed
attendibili testimonianze espresse in libri - a partire dal
1989 - in articoli, in riviste e siti
Web,
nonchè
in Convegni
e in private denunce e procedimenti giudiziari (vedi più
dettagliatamente
nel file Testimonianze
e dubbi,
e nei dati bibliografici dei Links
Europei contro la Pedofilia, il Settarismo e gli Abusi Strutturati e/o
Rituali) viene descritta una sequenza
tipicamente SEMPRE
UGUALE
- di
violenze
sessuali di tutti
i tipi;
- di
pornografia sadica con
protagonisti bambini (spesso anche molto
piccoli),
- di
incesti e
prostituzione di
bambini;
- di
filmati di
assassinii
"snuff"
porno-sadici;
- di
sistematizzati riti
satanici con torture particolari;
- di
ritualizzanti iniziazioni;
- di
uccisioni sistematiche di bambini anche da parte dei bambini stessi
partecipanti
involontari a questi rituali e orge sadiche...
E
dato che, accanto a
questa
serie di crimini a contenuto specificatamente sessuale, avvengono con
gli stessi protagonisti altri crimini a
contenuto
tecnologico
ed esperimenti medici su cavie involontarie, il sospetto può
indirizzarsi
verso uno scopo
ben preciso, che
questi abusi
strutturati non mirino a forme di "sesso estremo"
come
godimento,
ma ad un progetto
generalizzato a
largo
raggio: lo spegnimento
delle volontà
per la formazione, di proposito fin dalla prima
infanzia, di docili esseri umani ormai così
robotizzati.
Per ora - ripetiamo per ora-
NON
presentiamo tutte le TESTIMONIANZE DI PRIMA MANO di cui disponiamo
e di
cui continuiamo a venir messi al corrente, ma un testo fondamentale
è
anche in parte tradotto in inglese e ripetuto in molti file (da The
guilt-free soldier
a Testimonianze
e dubbi).
Citazioni genericamente esplicative:
Ritual
Abuse Hot-Line Training:
The
term ritual
abuse
is
used to mean different things: it can mean ritualistic abuse
---
repetitive,
planned out, compulsive abuse by an isolated perpetrator. More
frequently,
it describes abuse by an organized group of people,
most often
by
a satanic cult. The abuse is used to gain ultimate control
over
another human being, control by torture of the mind, body, and spirit.
The abuse happens as part of a ritual. Because the abuse
begins
when
the individual is a young child, the effects are deeply
ingrained.
The child is not developmentally sophisticated enough to understand
what
is happening to her/him. Both girls and boys are victimized,
and
both
men and women are perpetrators.... A ritual abuse survivor
is
often
aware that she is a survivor of incest or that she has multiple
personalities
long before she realizes that she is a survivor of ritual abuse....
ANNOUNCEMENT
of Survey for Therapists, Counselors, Clergy, and Other Persons Who
Have Worked Professionally With at Least One Adult Survivor of Extreme
Abuse.
The Professional Extreme Abuse Survey
(P-EAS)
is the second in a series of online surveys¹ designed to explore
commonalities reported by survivors of Extreme Abuse including, but not limited to, Ritual Abuse
and/or Mind Control (RA/MC). This
anonymous survey
is conducted privately by Thorsten Becker, Bettina Overkamp, Wanda
Karriker, and Carol Rutz. The survey will be available from now
until June 30, 2007. Preliminary
data indicate that at least 1450 individuals from 32 countries
representing 6 continents responded to the first survey titled An
International Survey for Adult Survivors of Extreme Abuse (EAS).
Other preliminary EAS
data (percentages of responses to each question) will be
posted on the website as soon as it is calculated, hopefully by April
15. When the EAS
statistical analyses is finished, the results will also be
posted on the website. In addition, Carol
Rutz will be presenting the results in August at the
S.M.A.R.T. conference.
Negli
Stati Uniti si
è
scatenata
un potente lobby organizzata in una Fondazione (False
Memory Syndrome Foundation) - i cui
dati
denigratori possono
comunque però esser stati talvolta confermati da isterismi,
protagonismi
e persino speculazioni - contro la
diffusione
delle informazioni
riguardanti abusi, incesti, e in generale cause
patogene nell'infanzia
del possibile coinvolgimento
delle
famiglie
(vedi il caso di distruzione anche fisica di Bruno
Bettelheim), e di disturbi
mentali dell'adulto
a
questi conseguenti:
Sometimes
people make
accusations
and/or cut off all contact without any prior warning or noticeable
changes
in behavior, so even by studying the Memory
Recovery Cult, you cannot
guarantee
that you will be able to protect your family from being harmed by it.
More
research is needed about the nature and effects of cults, bad therapy,
and techniques of unethical psychological influence; until that
research
is done, family members and friends concerned about a loved one have no
good guidelines to follow.
Common
Characteristics Of People About To Develop False Memories Of Abuse
Memory
and Reality. Website of the False Memory Syndrome Foundation
StopBadTherapy.com
E comunque
non si
tratta
di situazioni storicamente e geograficamente delimitate: "situazioni"
europee e attuali
possono rispecchiare quanto scritto nei classici testi Americani ( Lauren
Stratford, Carol
Rutz, Kathleen
Sullivan ecc.)
File/capitoli
in cui vengono più
dettagliatamente
discussi questi argomenti:
Links
Europei contro la Pedofilia, il Settarismo e gli Abusi Strutturati e/o
Rituali
Testimonianze
e
dubbi,
Presentazione
e indice ragionato: come
cominciare /
Preamble: how to begin
Opinioni o
peggio: accuse? / Opinion or accusation?
Pagina
scientifico-medica
Malattie
rare in offerta speciale
Metilfenidato
e sindrome da deficit di attenzione e iperattività
In
rapporto al sogno intero o a
frammenti di sogni si parla di condensazione
richiamandosi al fatto che «il sogno è scarno, misero,
laconico in
confronto alla mole ed alla ricchezza dei pensieri del sogno» [nota 9: S. Freud, L’interpretazione dei sogni,
cit., p. 259]. Ma questa nozione diventa per noi particolarmente
interessante quando essa viene riferita ai singoli elementi del sogno.
Risulta allora subito la stretta dipendenza della nozione di
condensazione dalle associazioni libere come metodo
dell’interpretazione.
In
generale, e non
dunque soltanto nel caso dei sogni, un qualunque contenuto che venga
proposto in un "gioco associativo" può dar luogo a più di
una catena associativa.
Il disegno
è stato
eseguito spontaneamente senza quasi rendersene conto nel '98 come pure
quello presente in Testimonianze
e dubbi. Le Associazioni
libere dall'analisi
di
un sogno
qui non trascritto, ma presente in forma autentica nel dossier
cartaceo dell'Associazione sono del 27
agosto 2005.
... quando
scrivo dei miei multipli non lo faccio con
superficialità, ma semplicemente come un dato
di fatto, un
qualcosa che
purtroppo, per ora, fanno parte di me. Prendendone atto vado avanti
cercando di arrivare il più vicino possibile al bandolo della
matassa… e non è semplice. In questo preciso momento ho una
immagine nella testa, una bella cipolla bianca, ma devo dire che anche
un carciofo può servire come esempio. Ho imparato che se non
puoi sfuggire ai tuoi “guai“, ti conviene affrontarli, con calma,
senza rabbia e rancore. A volte la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi.
.... Le
chiedo cos’ha contro di me, dato che non ci conosciamo e lei facendo
una
smorfia mi risponde così :
-
Il
tuo appartamento è
in un caos
indicibile,
come fai a
tenerlo così? E poi mi dai
l’impressione di essere
una persona falsa
Ho
sempre
pensato
che
tutto ciò che mi è accaduto fosse colpa mia. Non ero mai
abbastanza, sempre troppo poco, inadeguata in ogni situazione e in ogni
momento. Poco intelligente, poco simpatica, poco carina e riuscivo ad
arrivare sempre in ritardo su tutto…
ma alla Base
(*) e
altrove, riuscivo ad
essere efficace, avendo la sensazione e a volte la certezza, di
esistere, perchè qualcuno si era accorto di me ed io mi sentivo
a
casa, un alloggio disordinato, caotico, pieno di sangue,
di
fiori, di aria
grigia e pesante dove ogni tanto un raggio di sole arrivava e
c’era un
letto con una bella coperta colorata e vicino un piccolo comodino ed il
bagno in camera. Avevo tanti libri, alcuni di studio, altri di
lettura, perchè il
cervello andava tenuto in costante allenamento. Giochi
di guerra su un tavolo per allenare il cervello ad organizzare e ad
agire quasi simultaneamente. Era strepitoso come mi riuscivano facili e
allora pensavo che non dovevo essere così stupida e inutile come
immaginavo; ma allora perchè alla fine nessuno mi amava, anche
qui dove
faccio molto bene ciò che mi chiedono, mi accorgo che l’affetto
non c’è
ed ho la spiacevole
sensazione di
confondere le cose, di vedere e non
capire, di non sapere nulla in realtà, se non quello di
‘’sembrare’’ di
sapere e non è la stessa cosa!
-
Perchè non vieni a prendermi papà? Perchè
non ti accorgi che non sto bene? - - Portami via, ti prego.
La
mia
cella, il
mio alloggio è tutto quello che ho, oltre a tanti scheletri
nell’armadio…
- Abbiamo
grandi
progetti per te, ma devi fidarti di noi che siamo diventati la tua
famiglia. Ti educheremo, ti alleneremo, ti alimenteremo, diventerai
ciò che
vuoi e noi saremo sempre con te.
A
volte mi
rannicchiavo
sul letto e dondolandomi pensavo che tutto prima o poi ha una
fine, basta avere pazienza e saper aspettare, pensavo anche che tutto
sommato mi piaceva stare da sola… oppure mi hanno detto che
la
solitudine dà forza..? Parlavo con il comodino e gli raccontavo
i fatti
miei e lui a volte mi rispondeva, sorridendo, che andava tutto bene.
Ma
chi pensava cosa? Era
il mio
cervello o erano tanti cervelli che si
parlavano fra di loro interferendo uno con l’altro?
-
IO DOVE SONO???
Che
confusione…. qualcuno vuole parlare con me,ma non sono in casa, o
meglio, ci sono, chissà in quale stanza e allora subentra
qualcun altro
ed io lo sento che la
mia testa
è abitata da tanti cervelli, ma che
stando in una piccola stanza si danno noia a vicenda. Mi chiedono di
fare qualcosa, io non voglio, così lo chiedono a qualcuno
d’altro e
l’altro credo che lo faccia perchè mi sveglio altrove
senza
memoria. Succede spesso, mi sveglio per un attimo, vedo
del
sangue, poi
scompaio. Allora io non sono brava,sono quegli altri ad esserlo e usano
il mio corpo per spostarsi, per prendere, per fare, sono
forse
degli
spiriti?
Forse
ho qualche potere magico…Però questi
spiriti sono tutti
cattivi mi pare, e poi perchè non si presentano? Loro
sanno chi
sono
io, mi abitano! Certo che nei loro confronti sono in netto
svantaggio. Dormo male,
mi correggo,
TUTTI dormiamo male e digeriamo
male. Vorrei mangiare il fritto misto di pesce, IO, ma a
qualche
ospite il
piatto che ho scelto non piace, così mi ritrovo davanti al
menù sapendo
che non mangerò quello che desidero, ma quello che penso di
desiderare o
quello che gli abitanti del mio cervello vogliono. Così alla
fine, ogni
volta che mi trovo a dover decidere, dalla cosa più stupida a
quella più
importante, vado in
confusione, sento
che nella mia testa c’è
agitazione, tutti vogliono fare a modo loro, ma c’è un solo
corpo e
stanca aspetto, senza fare proprio nulla. Gli inquilini
sono
impazienti,bisogna decidere,bisogna agire ed io sento il cuore pulsare
sempre più velocemente, l’angoscia mi assale,
diventi frenetica pur
stando ferma, poi tutto tace, i cervelli si placano, hanno capito
finalmente che quando decido di non dargli retta non possono
fare
altro che aspettare con me. Mi snervano, parlano tra di loro,
confabulano
e cercano di tenermi allo scuro delle loro faccende, vorrei
sfrattarli, ma a quanto pare l’operazione è più difficile
di quanto
sembri. Qualche volta mi sembra di individuare la personalità di
uno
degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si
ritira, come
una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite allo scoperto
vigliacchi di cervelli bacati!!!
Penso
di avere
iniziato ad ospitare altri
cervelli nel mio all’età di tre anni.
(*) "Base":
Base militare di addestramento.
Continuazione:
sogno e commenti
del 22 novembre 2005 - da completarsi
con l'aggiornamento del 31 maggio 2009:
Sono
investita da una pioggia di animaletti,sembrano piccoli scorpioni
o gamberetti,il loro colore è bianco e sono “croccanti” e duri
allo stesso tempo. Accanto a me ci sono altre persone,ma la pioggia
bianca animata investe solo me.
L’altra scena si svolge
in un vivaio dove non entro nella stanza per
evitare di essere aggredita dalle cavallette, ma una riesce a penetrare
nei miei capelli e si infila dietro la nuca ronzando fastidiosamente,
cerco di scacciarla, ma della cavalletta sento solo il ronzio, come se
mi fosse entrata nella carne e dall’interno lavorasse provocando un
rumore, un continuo zzzzzzzzzzz…
Credo di chiamarmi Mike (**), sono un pilota
di caccia.
Compaio all’improvviso
quando la situazione si fa critica e cerco di
prendere in mano la situazione, ne ho le capacità. Ho sangue
freddo quanto basta, inseguo il nemico sino a che non scompare
definitivamente e irrimediabilmente dal monitor e dal radar. Game Over
anche nella realtà. Sono determinato, cocciuto e molto sicuro
delle mie forze, ho “ottime capacità logiche”, a quanto si dice
è nel mio DNA. Sono cattivo, non è un difetto, in guerra
aiuta a concentrarsi meglio, si rende di più e sicuramente mi da
la possibilità di tornare dalla missione intero! Quando piloto
sono molto gasato, ma nello stesso tempo calmo e freddo come un Killer.
Probabilmente mi piace perchè è una cosa che mi riesce
bene.
Mi
spiego come mai in
questo periodo mi
sentivo più uomo che donna!
Ma
sono
tutti cattivi i miei cervelli! Mi spiego la “rigidità”
che prendeil posto delle emozioni, l’indifferenza che ho verso gli
altri e l’incapacità di manifestare ciò che provo in
azione, es: affetto-abbraccio, disagio-inquietudine, paura-pallore,
tristezza-pianto, invece mi capita così:
affetto-rigidità, disagio-rigidità,
paura-rigidità, tristezza-rigidità. Sia il corpo che la
mente smettono di comunicare e subentra
l’automa
che, tramutata in
una antenna
umana,
aspetta l’ordine
di agire, ma se l’ordine non arriva l’automa rimane in stato di
all’erta (la prima fase è la rigidità) e poi cambia,
subentra uno dei cervelli che “copre”, “maschera” l’automa (come la
pioggia di animaletti) proiettando negli altri un'immagine
fasulla,
ma non estranea.
La capacità dei cervelli-automi è quella di “salvarsi la
faccia” ogni qual volta la situazione lo richieda, non bisogna essere
necessariamente delle spie, ma dei bravissimi illusionisti sì!
Fumo negli occhi!
Ieri
verso l'ora di pranzo ho avuto una crisi, una
furia cieca,
scaturita da non so cosa, mi ha fatto diventare una iena. Rabbia,
desolazione, impotenza, trappola, emarginazione (obbligata e voluta).
Ignoranza, repressione, balocco
per i più grandi. Ho pianto, pianto e pianto, poi, di
colpo, una calma fredda e un certo torpore ha fatto
capolino e poco per volta mi sono calmata. Stamattina invece, ho
pensato di andare a fare benzina senza la macchina e di
chiedere
al benzinaio "il pieno". Qualche secondo dopo ho
avuto come
dei flash, mi spiego: sono
io,
non sono io, sono io, non sono io, ecc, ecc.
La "non
sono io" cambiava
completamente i connotati ed il carattere, mentre "sono io" ero
io, ma
parecchio offuscata!? Mi domando, lecitamente, cosa mi sta
succedendo?!!! Davanti allo specchio ho avuto paura,
l'immagine
che rifletteva era "diversa" dall'immagine reale. Non mi
riconosco, è come se tra la bambina di tre anni (in cui mi
riconosco bene) e la persona che sono ora sia successo qualcosa che le
ha scisse,
poi scisse e poi ancora scisse. Ora, per riuscire a
mettere
insieme i multipli dovrei inglobarli in un'unica persona,
solo
che manca il soggetto, il fulcro, manco io. Dove sono? Se
la rabbia fosse scaturita da me? Mi spiego: Insieme ai
multipli, da qualche parte ci sono anch'io ed IO sono diventata parte
di quei multipli (ovviamente), così mi capita a volte
(purtroppo) di emergere
come un
urlo disperato dal profondo abisso cercando di
aggrapparmi
a qualcosa di solido e stabile per non essere inghiottita di
nuovo dal buio più nero. Non sempre riesco a trovare un
buon appiglio, qualcosa che mi dia la spinta a stare in superficie.
Mi domando spesso cosa sarei
ora e cosa farei
adesso
se le mie inclinazioni avessero seguito naturalmente il loro
corso? Di questo sono molto dispiaciuta. E' difficile per me, in questo
momento e periodo, non provare una punta di invidia per chi ha potuto,
ed è riuscito ad essere se e fare ciò che più gli
riesce meglio, dalla pittura, alla fotografia, ad un impiego qualsiasi.
Essere una persona nel mondo e non "qualcosa" che c'è in modo
astratto, come sono io, chiusa nella mia stessa testa e sentirmi in
trappola e assente allo stesso tempo - è frustrante. Sono prigioniera dei miei multipli, dei
miei cervelli. Devo
ricomporre il mio puzzle. Avrei bisogno di un "pieno" di
coccole, un "pieno" di auto stima, un "pieno" di energia e di
vita
e di un bombolone alla crema (questo è il più facile di
tutti da ottenere), accompagnato da un buon cappuccino chiaro e
bollente (anche
d'estate),
....
Stanotte ho sognato che un
pesce
cane (o
squalo ) mi ha divorata.
L’enorme animale stava dentro una grande vasca con
pochissima acqua. Il mio “bagno” è diventato pericoloso, il
lavandino ha assunto dimensioni apocalittiche e la saponetta si
è tramutata in un pesce feroce…. ed io ero il suo cibo. Mi sono
svegliata urlando. La
paura
può assumere svariate forme e dimensioni;
... le
trasformazioni avvengono nel bagno!
... ed il viso cambia.
Quando
usciamo
siamo diversi, cambiati, il
naturale fa posto all’artificiale, al “sembro io, ma non
lo
sono”, al “prova a riconoscermi”, al “guarda oltre la
maschera”, “la
logica
vince sulla ragione”,
“non mi freghi”, “io
so chi sei
tu, mentre tu non sai chi sono io”, “il vantaggio ti porta
vicino alla vittoria”, “chi si arrende muore”, “se il nemico ti cattura, sai
cosa devi
fare”, “vivi
e uccidi”,
“sii sempre pronto”,
“non
lasciare tracce al tuo passaggio”, “segui,
elimina, pulisci”, “segui, elimina, pulisci”, “segui, elimina,
pulisci”, “segui, punisci e pulisci”,
“il rosso
è il colore della vittoria, il verde della resa ed il giallo
dell’attacco”, “chi vince vince, chi perde muore”, “in guerra non si
fanno ostaggi”, “la
paura è
un fatto mentale, ma chi fa parte di questo corpo non sa cosa sia”,
"rifiuta gli amici,
rifiuta i
parenti, prendi noi”, “se ti serve qualcosa
prendila”,
“non ringraziare, ti è dovuto, non chiedere te lo
devono”,“uccidere è un favore”, “non essere mai te stesso,
nessuno lo sarà mai con te."
(**) La PERICOLOSA
personalità "Mike" ricompare improvvisamente - improvvisamente:
in via spontanea e soggettiva, oppure INDOTTA dall'esterno come per i
disastrosi sviluppi del caso del signor F. - quando particolari
circostanze avvicinano le possibilità di riconoscimenti e
conseguenti denunce.
A parte il tono di voce, l’atteggiamento alternativamnte rigido o
dinoccolato, magari la magrezza e ... i peli, una parola chiave
è inconfondibile, una parola il cui significato letterale
è ben al disotto del significato che le dà e di come la
pronuncia: FASTIDIO.
Commento
del 31 dicembre 2008 da parte di una
persona
partecipe, anche come suo ambasciatore
e postino virtuale,
nel vedere
il
risultato
davanti a me...:
....
la mail
di K. ....
Direi impressionante.
Da
quando .... scrive via computer, nonostante io sia l’ambasciatore e postino
virtuale
dei suoi messaggi, non sono affatto curioso di leggerli.
Non
provo
particolari
sensazioni anche perché mi sembrano
“normali” per chi è stato addestrato ma non riesco a riconoscere in
K. la
capacità di metterli all’opera. Non ho assolutamente idea
di cosa possa significare realmente (nel senso di cosa si prova). Avevo
un atteggiamento in passato che voleva essere comprensivo nei suoi
confronti e forse lo era nel senso di vicinanza oggi non
so..... Io non
capisco invece come possa tirare
fuori una lettera come quella che le ha scritto e poi
apparire ai
miei occhi (ma potrei sbagliarmi) assolutamente tranquilla,
come
se quello che scrive non fosse accompagnato da emozioni.
Posso
capire
che un
addestramento che deve fare di una persona un
killer (?) o una spia o
chissà cos’altro delle emozioni non sa che farsene anzi, ma
vedere il risultato
davanti a me...
o forse le contraddizioni di una persona
di cui
credo di aver conosciuto i risvolti assolutamente “umani” e
qualcos’altro che non so definire.
19.05.2006
(e
con commento
verbale):
E' come
quando una spia viene
interrogata e non deve/può rispondere...)
Anche
oggi mi sento ubriaca e fuori dal mondo. Un alieno in terra straniera,
dove le persone sono cose che si muovono caoticamente senza una
meta
apparente e gli oggetti (semafori, tavolini dei bar, edicole,
chioschi e quant’altro) sparsi qua e la, sono visti come
lontani e
“ fuori dal tempo e dallo spazio “. Cammino quasi ciondolando e
lo
sguardo fa fatica ad andare oltre l’angolo… Il corpo si muove per
inerzia ed il cervello è in tilt , come se non
capisse cosa deve fare
in questa nuova circostanza. La circostanza è:
- Non
essere in allarme , sono io .
Già!
Io chi? Io,
proprio io! Purtroppo il mio cervello sembra quasi non riconoscermi
come sua unica proprietaria, anzi, pare proprio non sapere della
mia
esistenza. Allora
è
il mio
cervello che nel mio corpo si trova in terra straniera!!!
Lavorano separatamente e quando si tratta di muoversi all’unisono fanno
i capricci, ognuno va per i fatti suoi ed il risultato è il
ciondolio.
Mi sento leggera, incorporea.
Tutto sembra nuovo e abbastanza divertente, eppure sono così
lontani,
lontani che quasi soffro, più soffro e più gli oggetti e
le persone si
allontanano da me e diventano inafferrabili. Loro
però
a dispetto di me sono
concreti.
Spero
di
essere stata
chiara, Lei sa quanto tengo a non essere
fraintesa.
Le
precedenti
descrizioni
sono efficacemente "crude", ma questo
finale può ancor meglio far capire la verità effettiva di
situazioni che vengono per lo più negate e derise con costante
pervicacia malevola, partendo sempre da sogni, non
perché "irreali" ma proprio al contrario - come viene detto in
fondo - per evitare gli intralci dati dalle emozioni coscienti:
...
Ci
salutiamo, il
cugino si dirige verso la porta d’entrata [del
bus]
ma,
ritorna in dietro ed ha un’espressione triste in volto. Quando è
a pochi centimetri da me apre la mano e mi consegna un medaglione
d’argento ed il gesto è seguito da questa frase: “Ciao Monkey,
perchè questo è il tuo nome vero!?”. Guardo l’oggetto
della verità ed effettivamente su una delle facce c’è
scritto quel nome, un nome che riconosco appartenere a me e
che
contemporaneamente fa apparire il mio nome anagrafico “falso”.
Note:
Rovescio
della
medaglia.
- Incapacità
di distinguere il vero dal falso.
- Segreti
(cose da non dire ) .
- Monkey
(scimmia), è stata la prima persona che
hanno fatto entrare nel mio cervello. Dovrebbe essere una sorta di
tutto fare, oppure la “chiave” per poter accedere ai miei
multipli.
- La parola
d’ordine .
Commenti
successivi - 13/06 /2006:
Mi
è venuto in mente un disegno ( oppure era una foto (?! )
rappresentante appunto tre scimmiette ed il messaggio era: “Non
vedo, non
sento, non parlo.”.
La scimmia che non vede ha le mani sugli occhi, ecc. ecc.
Volevo
infine
aggiungere che quando scrivo dei miei multipli non lo faccio con
superficialità, ma semplicemente come un dato
di fatto, un
qualcosa che
purtroppo, per ora, fanno parte di me. Prendendone atto vado avanti
cercando di arrivare il più vicino possibile al bandolo della
matassa… e non è semplice. In questo preciso momento ho una
immagine nella testa, una bella cipolla bianca, ma devo dire che anche
un carciofo può servire come esempio. Ho imparato che se non
puoi sfuggire ai tuoi “guai“, ti conviene affrontarli, con calma,
senza rabbia e rancore. A volte la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi.
E in data 10
settembre
2006 ecco
la rivelazione dell'origine di tipici, improvvisi, sgradevoli
comportamenti: così si manifesta la raggiunta attivazione
dell'addestramento a cui era stata sottoposta,
Pare
ci sia un'altro
cervello che era
ben nascosto e per chi sa quale fortuita circostanza è emerso come un'isoletta. A
differenza degli
altri, questo non vuole saperne di ritornare "ombra", ha preso il sopravvento ed il mio corpo
sembra
incapace di rigettarlo, pur sentendolo parte estranea. Mi fa stare molto male. Una rabbia
cieca che
parte dalla pancia mi investe e a
stento riesco a controllarla, dopo solo stanchezza e nebbia.
Capita
spesso che mi
incanti, come
fossi in trance e in quell'attimo io sparisco e così
anche i suoni e
tutto ciò che mi circonda, al ritorno ho come l'impressione che
il
tempo si sia, per un lasso di tempo breve, fermato. In quel lasso di
tempo dove vado a finire?
Il
cervello-isola
è il caos, istinto puro, pura
cattiveria,
dotato (se così si può
dire) di fascino
e
intelligenza
matematica. Lui
esiste per i fatti suoi, pare che non abbia bisogno di nessuno, sa
esattamente
cosa deve fare e perchè!
E' un buon organizzatore, solitario è capace di portare a
termine il
compito che gli è stato assegnato con ferocia e determinazione.
Le
"missioni" o "incarichi", li prende molto sul serio, lavorando di
intuito, fa si che il bersaglio venga eliminato ... Lo
carichiamo di odio
e di grande fiducia in se stesso,
basta dirglielo con un tono
gentile
e accomodante, mentre lo picchiamo
selvaggiamente utilizzando mani e piedi … La fiducia in se stesso
verrà
dal fatto di essere sopravvissuto e che niente e nessuno potrà
mai
ferirlo, ucciderlo …
E’
chiaro che il bambino
si è
trasformato in qualcosa d’altro, ed è quel qualcos’altro
che deve farci riflettere e preoccupare
Pare
che io non abbia
una serpe in seno ... è più su !!!
Speriamo
di riuscire a
tenerlo a bada.
Per
ora è tutto.
Da
considerare come
riferimenti:
per
le uova
di
scimmia vedi
sopra: Monkey
(scimmia ), è stata la prima persona che
hanno fatto entrare nel mio cervello;
per le
"puzzole"
potrebbe essere
signifcativo il fatto che chi scrive fa collezione di coleotteri, ed
è terrorizzata dal sentirsi "inseguita" da "animaletti" (Sono investita da una
pioggia di animaletti, sembrano piccoli scorpioni o gamberetti)
07.01.2007
Sogno: ...
Nel
mio
sogno compaiono tanti animali,
direi animaletti.
Sono sul balcone verandato ed ho in mano una piccola busta
bianca di plastica che riempio
delicatamente di piccoli di scimmia...
I
cuccioli sono
davvero microscopici e li depongo uno
sull' altro sino a formare due strati , facendo attenzione che ogni
piccolo possa respirare. Operazione ripetuta almeno una volta .
Poi
in un' altro sacchetto con le stesse
caratteristiche di quello precedente e con le stesse modalità l'
ho
riempito di "uova di scimmia". Mi sono domandata:
-
chissà che fine
faranno?
-
le useranno per gli esperimenti
... ( ? )
In
casa ho trovato una piccola puzzola,
talmente
piccola da non esistere in natura, tutta nera e con la caretteristica
stria bianca sulla schiena, era in compagnia di un' altro animaletto
identico alla puzzola, ma senza la stria. Erano lucide e nere,
alchè
mi è venuto in mente un vecchio sogno riguardante una pentola
sul fuoco
piena di latte con una enorme vespa nera e lucida che veniva fuori ed
era pulita.
I
due animaletti li ho depositati in una
grande gabbia
per criceti ed oltre a loro c'erano piccolissimi cuccioli di cane,
piccoli topini, piccoli di scimmia. Ora che ci penso, erano così
piccoli da poter essere dei feti di pochi giorni, credo.
Sul
terrazzo della casa ho trovato due cani
labrador, finiti anche loro sul balcone verandato.
Però i due cani tendevano a scappare
e ad andare sul
terrazzo per mettersi uno di fronte all'altro e guardarsi. Forse non
avevano bisogno di essere tratti in salvo?!
Ma i cuccioli li stavo davvero salvando?
....
Pensieri
sparsi:
ho
sognato
[il gatto] Pino , credo
che sia morto. In vita l'ho trattato malissimo, eppure in sogno era
contento di vedermi (la forza dei sensi di colpa !).
Alla
base molte volte ero in disaccordo con
quello che
facevo e quello che dicevano le persone a cui la mia vita dipendeva.
Sapevo che seppur in disaccordo a loro non interessava certo il mio
punto di vista e dal canto mio facevo
di tutto per non soccombere. Era
un tira e molla continuo, coscienza
contro
sopravvivenza.
Colpire per
non perire.
Forse
il fatto di non avere stretto
amicizia con gli altri
bambini mi ha protetta dalla responsabilità pesante che
venissero
fatti fuiri a causa mia. Vigliaccheria? Può darsi. Non ricordo
di
averci neppure provato a stringere dei rapporti con loro, tanto a che
sarebbe servito? Nessuno sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi, per
quanto mi riguarda eravamo dei morti
viventi.
Eppure
sentivo quei bambini vicinissimo a
me e quando
mi rendevo conto che qualcuno di loro mancava all' appello e che non lo
avrei più rivisto, la disperazione più nera e l' ansia
incombevano su
di me per poi ricadermi addosso come un grosso masso. In fondo a
pensarci bene non c'era bisogno di essere amici, bastava uno sguardo e
capivamo chi sarebbe passato e chi no ... Eravamo tutti nella stessa
situazione di pericolo.
Pensavo
alle interrogazioni scolastiche:
studiavo ,
eppure quando mi trovavo alla cattedra mi assaliva un'ansia tale che
dimenticavo tutto e non riuscivo ad emettere nessun suono.
Il terrore puro. Quando poi l'argomento riguardava la
tecnologia (computer), il cuore iniziava a battere all'impazzata e
avevo delle vampate di caldo tali da respirare a fatica. Tutte
cose che provavo all'interno, mentre
esternamente parevo tranquilla. Avevo
paura
di imparare. Imparare per me equivaleva a togliere la vita, ad
uccidere. La
matematica, la fisica e la
chimica avrebbero potuto
"insegnarmi" in maniera subdola, attraverso segni o simboli che sarei
riuscita a codificare solo io, ad eliminare
senza lasciare traccia o
indizi ... Pazzia? Disperazione.
Vedevo
gli altri andare avanti, mentre io
non riuscivo
a spiegarmi i continui blocchi mentali e fisici e restavo indietro.
Tutto
mi era estraneo
e tremendamente spaventoso. IO ero altro da ME.
(Eppure
all'esterno non
trapelava che ben poco. Eppure almeno alcuni di questi
bambini per
determinati periodi conducevano anche una vita in apparenza "come gli
altri". Ma non veramente "come gli altri", poiché NULLA doveva
trapelare di quanto nella loro altra "vita" accadeva: e così -
ancor
ora
nel ricordo - per
un altro
"sopravvissuto" veri terribili incubi non
erano le
interrogazioni
"tecnologiche", ma i "temi liberi" ed ancor più le
interrogazioni di Storia.)
Parziale
traduzione del brano soprastante
/
translated excerpts of the above quotes
“Free
association” from the
analysis of a dream,
27th August 2005, not transcribed below but available on paper.
The Brains
and Me
I ask her what she has
against
me, seeing as we don’t know each
other. Making a face, she answers:
... “Your flat is an
indescribable mess, how can you keep it like this? You
also give me the impression of being insincere”
I’ve
always thought
that
everything that has ever happened to me was my
fault. I was never quite good enough, always lacking
something, inadequate in every situation and in every moment.
Not very intelligent, not very nice, not very attractive and always
late for everything. But at the Camp(*), and elsewhere, I
managed to be efficient and had the feeling, and often confirmation,
that I existed because someone noticed me.
I
felt to be at home: in a
disordered, chaotic house full of blood and flowers with a heavy, grey
air, where every so often a ray of sunlight shone, where there was a
bed with a pretty coloured cover and near it a small bedside table and
bathroom in the room. I had lots of books, some for studying,
others just for reading, because the brain must always be kept
active. War games were on the table, for training the brain
to organize and act almost simultaneously. It was incredible
how good I was at them, so I thought I couldn’t be as stupid and
useless as I had imagined; but then why didn’t anyone love me, even
here where everything they ask me to do, I do so well.
I
realized that there is no affection and I have the unpleasant sensation
that I am confusing things; to see but not to understand, to not really
know anything at all, apart from what I think I know, which isn’t the
same thing at all!
- Why don’t you come and get
me dad? Why don’t you realize that
I’m not well? - Take me away from here, I beg you.
My
cell, my house,
is all that
I have, apart from many skeletons in the
closet…..
- We have great plans for
you,
but you must have faith in us, we have
become your family. We educate you, we train you, we feed
you, you will become whoever you want and we will always be with you.
Sometimes
I curled
up on the
bed, and rocking myself thought that
sooner or later everything would come to an end, I just needed to be
patient and know how to wait. I also thought that all in all I liked
being alone… or perhaps they told me that solitude gives you
strength…? I spoke to the bedside table and told it all my
thoughts and sometimes it spoke back to me, smiling, telling me that
everything was ok.
But who thought what? Was it
my brain or were there lots of
brains talking to each other, all interfering with one another?
Where
am I???
How
confusing…
somebody wants
to talk to me but I’m not home, or rather
I am, but who knows in which room, so someone else takes over and I
feel
like my head is inhabited
by lots of brains,
but being
in one small
room they get on each others nerves. They ask me to do
something, but I don’t want to, so they ask one of the others, who I
think does it because I wake up elsewhere without being able to recall
anything. It often happens that I wake up for a moment, see
blood, then I vanish.
So
it’s not me
that’s good at
things,
it’s them, and they use my body to move about, to take and do things,
perhaps they’re spirits?
Perhaps
I have
magical
powers… however I think these spirits are all
bad, otherwise why don’t they introduce themselves? They know
who I am, they live inside me! Of course, compared to them
I’m at a complete disadvantage. I don’t sleep well, or rather
none of us sleep well or digest well. Personally, I would
love to eat fried fish, but which one of my guests wouldn’t like the
meal I had chosen. So, I find myself staring at the menu,
knowing that I won’t be able to eat what I want, but what I think I
want or what those inhabiting my brain want. Every time I
find myself having to decide something, from the stupidest to the most
important thing, I get confused. I feel that there is a
state of anxiety inside my head; everyone wants to do things
in their own way, but there is only one body and so, tired, I wait,
without doing anything at all. The inhabitants are impatient,
I must decide, I must take action and I feel my heart begin to race
faster and faster. I am overcome with angst and become
frantic ,even though I’m standing still, then everything goes quiet,
the brains calm down; they have finally understood that when I decide
not to take any notice of them they can only wait with me.
They
wear me out,
talking
amongst themselves, whispering, trying to
keep me in the dark about what they’re up to. I’d like to get
rid of them but apparently it’s harder than it seems.
Sometimes I think that I can identify the personality of one of the
inhabitants, just for a moment, and as soon as he realises that I hear
him he retreats, like a frightened lizard disappearing into a crack in
the wall. Come out of hiding you cowardly vile brains!!!
I
think I began to
house
other brains at the
age of
three.
22nd November 2005
Continuation:
dream and comments
I
am hit by
a rain of small insects. They look like small scorpions or
prawns, they’re white and “crunchy” and hard at the same
time. There are other people next to me, but the white, live
rain only hits me.
The other scene takes place
in a garden centre. I don’t want
to go in because I don’t want to be attacked by grasshoppers, however
one manages to get into my hair and behind the nape of my neck, buzzing
irritatingly. I try to squash it, but I can only hear the
buzz of the grasshopper, as if it were in my flesh, working from the
inside, making a noise, a continuous buzzzzzzzzzzzzz.
I
think I’m called Mike, I’m a fighter pilot.
I appear suddenly when the
situation becomes critical and I try to take
the situation in hand; I have the skills to do so. I have a
cool head when it’s necessary and I pursue the enemy until he
disappears once and for all from the monitor and radar. It’s
game over also in real life. I’m determined, hard nosed and
very sure of my strengths, I have “excellent logic skills”, apparently
it’s in my DNA. I’m
bad, which isn’t a defect, in warfare; it
helps you concentrate, perform better and definitely helps me return
from a mission in one piece! When I’m flying I’m on a high,
but at the same time I’m calm and cold like an assassin. I expect I
like it because it’s something I’m good at.
Now I realise why recently
I’ve felt more like a man than a woman.
My brains are all horrible!
That explains the “rigidity”
which has taken over my emotions, the indifference I have towards
others and my inability to express what I’m feeling in
actions. For example affection-hug, uneasiness-disquiet,
fear-pallor, sadness-crying. This happens to me instead:
affection-rigidity, uneasiness-rigidity, fear-rigidity, sadness
rigidity. Both the body and the mind stop communicating, a
robot takes over and transforms into a human antenna, waiting for the
command to react. But if the command doesn’t come the robot
remains on the look out (phase one is rigidity) and then
changes, taking over one of the brains which “covers” or “masks” the
robot (like the raining insects) projecting onto the others a false,
but not unknown, image. The brain-robots’ skill is being able
to “save face” every time the situation demands, it isn’t
necessary to be actual spies, just very good illusionists! Create a
smoke screen!
Yesterday,
around lunchtime, I experienced an outburst of blind fury, I
don’t know where it sprang from, it made me see red. Anger,
desolation, powerlessness, the feeling of being trapped, ostracized
(forced and voluntary).
Ignorance, repression, a
plaything for grown-ups. I cried and
cried and cried and then, suddenly, a cold tranquility came over me and
I slowly began to calm down. This morning, on the other hand,
I decided to go and get petrol without the car, asking the petrol
station attendant for a “full tank”. Seconds later I
experienced a series of flashes, like this: it’s me, it’s not me, it’s
me, it’s not me, etc, etc.
The “It’s not me” completely
changed the features and
character, whilst “it’s me” was me, but rather confused!? I
asked myself, quite legitimately, what is happening to me?!!! I was
afraid when I looked at myself in the mirror, the image reflected back
at me was “different” to the real image. I don’t recognise
myself, it’s as if something has happened to separate again and again
the child I was at three years old (in whom I clearly recognize myself)
from the person I am today.
In order to be able to put
the many parts together I should assimilate
them into one person, only that the focal point, the fulcrum, is
missing, I’m missing. Where am I?
What if the anger had come
from me? I’ll explain: I exist
somewhere amongst those parts, and have become part of them
(obviously) therefore, sometimes (unfortunately) I rise out like a
desperate scream from a dark abyss, trying to grip onto something solid
and stable to support me, so that I don’t get swallowed up again by the
deepest darkness. I don’t always manage to get a good enough
grip, something that gives me the push I need to stay above the surface.
I often ask myself what
would have become of me if my inclinations had
followed their natural course? I am very sorry about
this. At this moment in time it’s difficult for me not to
feel some jealousy towards those who have been able to, and have
succeeded in being themselves, doing what they’re best at, whether it
be painting, photography, whatever. Being a person in the
world rather than “something” in an abstract way, as I am, locked in my
own head, trapped and absent at the same time-it’s frustrating. I am a
prisoner of my many personalities, my many brains. I have to
put my puzzle back together again. I need a “full tank” of
affection, a “full tank” of self esteem, a “full tank” of energy, of
life and a cream cake (this being the easiest of all to obtain),
followed by a nice, light, steaming hot cappuccino (even in summer).
Camp(*): Military training
base.
Some facts and comments will follow-up
but for the time being only on Italian
text.
Gatto
e topo
(in Belgio: cacciatori e conigli/lepri)
Fatti
assolutamente
collimanti risulta siano accaduti - e ripetutamente - in Liguria,
Piemonte, e nei dintorni
di Como e non solo in base a testimonianze orali: anche se solo
parzialmente presentati in appunti manoscritti
- di cui in ogni momento possiamo comunque fornire copia - sono
avvalorati da disegni e da piantine topografiche.
Descritti verbalmente e anche manifestati con atteggiamenti,
coincidenti cronologicamente con le date delle fotografie degli esperimenti
di "allungamento
degli arti",
con qualche ovvia differenza - ad esempio, invece del mare aperto,
boscaglie e fiume e pozzi e... maiali - esperienze assolutamente
analoghe sono state rivissute e espresse con
molta intensità. In particolare soltanto ora - maggio 2008 -
è
disponibile una descrizione di prima
mano emersa pian piano con molta fatica dei fatti accaduti in Liguria
nel '68-'70, concomitanti con le fotografie degli esperimenti
ostetrici,
e sostanzialmente UGUALI nell'orrore - vedi moto seghe, numero di
bambini ecc. - a quelli che accadevano - accadevano o accadono ancora?
- nei dintorni di Torino in quegli anni e nei precedenti e successivi.
Un ancor più recente
"rivissuto" offre ulteriori convalideò alle citate
concordanze: le
"convocazioni" all'azione giungevano normalmente per POSTA in
più o
meno cifrati o allusivi messaggi.
In tutte le
statistiche e documentazioni inerenti a questi fatti la
maggior parte dei sopravvissuti ora adulti denuncianti sono donne
- forse (?) perché molti più maschi morivano o venivano
deliberatamente
uccisi e/o perché in molti accettavano meglio l'addestramento
e/o l'iniziazione
e quindi diventavano con più facilità a loro volta
"esecutori". Il caso
forse
il più tragico del dossier dell'Associazione
è quello di un altro "protagonista", ex bambino - maschio -
prima
pluri-abusato e poi PASSATO DI
GRADO,
ma che negli ultimi anni era divenuto molto disponibile a collaborare e
a testimoniare: proprio quello al quale si rivolge - per ora
inutilmente - il commovente
appello
personalizzato:
Per favore, dica al Sig. F. di
non mollare è
importante
E
qui invece trasmettiamo un punto cruciale delle testimonianze di
un'altra sopravvissuta - testimonianze raccolte nei dossier
dell'Associazione ma anche già - protocollate - in documenti
legali di
Denunce e Azioni Giudiziarie.
Questo
è il ricordo di una notte di
strage – non solo trauma per me ma per l’intera umanità.
La Strage del
Levante
Ci
vennero a prendere con gli scafi , iniziava a fare buio avevo paura; mi
avevano divisa da mia sorella. Sapevo che in quella notte i gatti che
avessero superato la prova sarebbero stati passati di grado, Vincenzo,
il mio compagno di classe, continuava a ripeterlo. Mi ero già
dimenticata o meglio mi avevano fatto dimenticare con una scarica
di ELETTRO SHOCK quello che era successo quindici giorni
prima
Arrivammo
a una
piccola spiaggia in
una
insenatura; con delle torce i militari ci fecero strada, l’ entrata era
una piccola porta incastrata nella roccia.
All’interno un’immensa grotta in
marmo bianco
striato di beige dalla volta tondeggiante. Sulle impalcature teatrali
stavano seduti come in parlamento tutte le gerarchie: ecclesiastici,
militari, politici e banchieri; dal volto coperto da maschere che in
realtà più che nascondere attiravano ancora di più
l’attenzione e la
loro riconoscibilità; i particolari del corpo di ogni singolo,
in chi
ha avuto la sfortuna – fin dalla nascita- di essere in un programma di
addestramento costante e con scadenze fisse, diventano la conferma di
quell’accaduto, rivissuto con ogni parte del corpo. Le emozioni fanno
di questi traumi devastanti, la fortuna di riviverli e poter guarire.
Il Palco
Montato
in fondo, un palco, da sfondo un arazzo con un agnello coricato. Noi
stavamo nel golfo sotto al palco, non c’era solo la mia scuola - circa
100 – ma anche altri, tanti, almeno 300 bambini.
Sul palco 10 seghe
circolari,
non capisco, nessuno urla. Grandi gabbie
sopra alla mia testa , sono molto in alto e non vedo bene. Mi sento
confusa e carica di panico.
Iniziano a salire sul palco
i
bambini che dovranno essere graduati.
Questa è la prova , ci sono i capi fila, una è mia sorella
più grande
– ha 12 anni – dietro di lei in un’ordinata fila militare, 10 bambini
di 8, 9, 10 anni; calano le gabbie , ne escono piccini senza voce,
biondi neri gialli – ma quanti ce ne sono?
Assistiti
dai capi pamperos
argentini iniziano a segarli a metà - dieci
alla volta- buttano i corpi nel golfo, altri muniti d’ascia li fanno a
pezzi. IL sangue scende dal palco e i corpi che non sono
più
corpi ma diventano sempre più poltiglia, colpiti e ricoltiti si
aprono
– l’odore di sangue misto a cervello e viscere diventa fortissimo, non
riesco a urlare. non esce nessun suono dalle mie corde vocali. Ma io
URLO. Io topo pulitrice sono fortunata a non morire, ho un angelo
custode (in carne ed ossa) e ho i ricambi che potrebbero servire alla
mia gemella (secondo Mengele, un bene da non toccare quando
una
delle due è arrivata ad essere graduata), 1 su mille ce la fa! E
lei è
un gatto che a nove anni riesce a massacrare. Voglio morire. Inizio
come la altre volte a cercare i pezzi dei corpi
per rimetterli insieme, vago in mezzo a quel lago di bambini disfatti,
sento quello che provo ma non riesco a dirlo “ è tutto mio
quello che
sento dentro”.
I
Nazisti
Loro
stavano con i nostri genitori in alto nelle gradinate dietro a sbarre.
Quando iniziano a vedere il sangue buttano giù tutto e invadono
il
golfo; sono presi da una furia e un’eccitazione incontrollabile,
invidiosi dei miei compagni che uccidono. Prendono il comando, nessuno
riesce a fermarli, neanche gli argentini; ora sono i carnefici nazisti
che urlano e si buttano come iene; strappano con i denti pezzi di carne
e tutto quello che trovano.
Quanti ne sono morti!!!
Sono
seduta, forse catatonica ma i miei occhi
vedono, il mio naso
odora, le mie orecchie sentono. Il mio cuore scoppia. Non
riesco
a ribellarmi, è la prima volta, ne hanno uccisi tanti tanti
tanti la
notte 1 +1 +1 +1+ 1 all’∞.
Il
giorno.
Albeggia,
i bambini passati di grado devono ripulire: mangiare e ripulire, per i
gatti è peggio, almeno noi topi raccogliamo quello che resta in
sacchi
di plastica , li carichiamo sulla spalla e li portiamo fuori,
sull’insenatura della spiaggia dove le barche li scaricheranno al
largo.Ora so! Erano più di mille. Più di mille
in una
sola notte,
le
mie lacrime di adulta dell’anno 2008 sono così tante, ma
così tante che
neanche quel mare dove ci sono – fra i mille, anche dei miei amici –
non riuscirebbe a contenerle tutte.div style="text-align:
"right;"
IO,
LA
BAMBINA CHE SONO STATA
(facente
riferimento al progetto Delgado).
Regina Louf
E
in calce alle
"testimonianze" inedite italiane, ecco stralci della
traduzione in italiano del libro
di Regina Louf - pubblicato in
francese già all'inizio degli anni '90! - che presentano
indubitabili
analogie con quanto testimoniato nei paragrafi precedenti.
Addestramento:
Capitolo 12
Noi, i
bambini della morte
– come i sado-masochisti ci chiamavano – non
potevamo prestarci reciprocamente aiuto, che con difficoltà. La
concorrenza tra di noi era forte. Ogni bambino sapeva bene che doveva
essere il migliore. Solo
i migliori sopravvivevano. E
ognuno preferiva
battere che essere battuto, così noi ci torturavamo l’un l’altro
per
sfuggire ai colpi. ... Nelle
più pericolose situazioni,
la bestia che
dormiva in noi si risveglia. Non so e non ho mai saputo ciò che
esattamente era quella bestia e per quanto tempo vive nel cuore delle
persone. È quello che si chiama “istinto di sopravvivenza”. Più
si è
vicini alla morte, più i sensi si acuiscono. Si acquisiscono in fretta
facoltà di percezione soprannaturale e in qualche parte, nel
più
profondo del cervello, un’alta tensione ronza, come
dell’elettricità. Si
vede meglio, si hanno migliori udito e olfatto. Si sente nell’odore del
seviziatore, la misura della sua eccitazione: più l’odore
è forte, più
è imprevedibile. Si vedono molte cose. Come
la calma che è tipica di un
perverso pericoloso.
Come valuta con uno sguardo le forze che ci
restano. Si sentono i battiti del suo cuore, il cui ritmo diminuisce
quando entra in trance. Si vede il suo sguardo calmo, calcolatore. Si
vede come soppesa col pensiero la sua vittima. La belva in noi si mette
in guardia. Si prendono le distanze dal gruppo, si raggruppano tutte le
energie in uno sguardo sveglio, fiero. Guarda, io sono qui e
resterò
qui. La
sofferenza sparisce, l’ansia si dissipa. Il nostro ritmo
cardiaco si abbassa, una calma baldanza ci spinge ad agire. Tutti, come
l’assassino, si scelgono la propria vittima. ... La ragazza con i
capelli biondi e dritti. Sta tirando su col naso, ha gli occhi diretti
verso il basso, le sue povere spalle abbassate. La sua respirazione
è a
scatti e rapida. È come un animale braccato, un coniglio che
corre in
un campo, mentre la lince prepara i suoi muscoli per il balzo finale.
Tu la guardi e la lanci più forte che puoi nella direzione
dell’uomo
che resta calmo. È lei che vuoi? La odi, perché è
lei che sceglie,
piuttosto di te. Tu diventi forte, grande, superiore. Tu lo guardi
dritto negli occhi. Più tardi, potrai possedermi, e non
rimpiangerai di
avermi lasciata vivere. Tu emetti questo messaggio con gli occhi e col
corpo. In quel momento, nella stanza buia con il tavolo di vetro e gli
strumenti ginecologici come attrezzi di tortura, in quel mondo
surrealista, tu diventi un lupo, il carnivoro. E dopo un istante, fai
parte del loro mondo.
Capitolo 13:
I loro atti
sempre più
violenti, riempivano progressivamente la mia vita. Spesso questi atti
assomigliavano ad esperimenti, e dopo ogni esperimento imparavo a
padroneggiare meglio col mio corpo. Essere legata mi era
insopportabile. La paura di non poter fuggire, la paura di morire erano
terribili.
E ogni volta
sembrava durare sempre più a lungo.
Capitolo 14:
Spinta
dalla mia curiosità insaziabile, osservavo con attenzione i
meccanismi
della rete. Volevo sapere chi erano i miei clienti, perché
venivano da
me, perché erano introdotti nel gruppo. Non era tanto quello ad
interessarmi, quanto perché volevo sapere a che cosa servivo
loro. […]
Cominciavo
a considerare la vita nella jungla (così chiamavo la rete) come
un
gigantesco gioco degli scacchi. Sapevo che se fossi stata una buona
giocatrice, avrei potuto parare i loro colpi. La maggior parte delle
vittime erano dei cattivi giocatori. Quante volte ho visto dei bambini
farsi torturare a morte, perché non avevano capito per tempo che
uno
dei carnefici non era contento, quante volte ho visto i più
deboli
morire perché non avevano potuto guardare per tempo i loro
carnefici
negli occhi…
[…] Anche se non conoscevo la maggior parte dei clienti
per nome, il loro viso era impresso nella mia memoria. È bene
conoscere
i propri nemici. Quando li rivedevo, mi comportavo come se non li
conoscessi. […] Quelli che conoscevo per nome erano i più
pericolosi.
Mi consideravano come un testimone, ed ero dunque un pericolo
potenziale per loro. Con loro era molto importante interpretare il
ruolo della bambina ignorante. Tenevo impresso il loro nome nella
memoria, ma facevo in modo di non chiamarli mai per nome, anche se
l’avevo sentito dozzine di volte. […] mi ero resa conto che le
vittime che non arrivavano a stabilire un legame con lo zoccolo duro
dei clienti venivano rapidamente eliminate.
Capitolo 15:
Ho
cercato di capire per quale motivo ero sopravvissuta [alle cacce].
Credo che sia nello stesso ordine di motivi, per cui avevo evitato la
morte nei giochi sessuali. Le reti avevano investito molto tempo e
sforzi per fare di me un giocattolo sessuale pienamente soddisfacente
[solo per questo?]. Io stessa formavo altre bambine. […] era
difficile
acciuffarmi in quelle cacce, perché applicavo le tecniche di
dissimulazione che mi erano state insegnate dal mio padre biologico,
Alan, nelle Montagne Rocciose canadesi [solo grazie a
quello?].
[…]
Mi allontano un poco, appoggiandomi contro un albero da cui potevo
vedere tutto il gruppo. Le altre ragazzine restavano serrate le une
contro le altre […]
Capitolo 20:
Mi
inginocchio e tendo le
mani. Sapevo che dovevano essere legate. Lui mi mette una metà
delle
manette al polso destro e l’altra ad un anello al muro, poi lega il mio
polso sinistro. Per me, l’attesa cominciava.
La postura
era una
prova in sé. A causa del fatto che l’anello era piuttosto alto
sul
muro, avevo le braccia tese e le mie ginocchia sopportavano tutto il
mio peso […] Dopo varie ore in quella posizione […] la cosa peggiore
era
che non riuscivo più a respirare normalmente. […] Non avrei
potuto
chiamare nessuno, né gridare; d’altronde non lo avrei voluto,
perché
quello mi avrebbe tolto l’energia di cui avevo bisogno per sopportare
il dolore. […] Cercavo di raggiungere una sorta di trance o di sonno,
che rendesse il dolore meno forte. Disinserivo il mio animo e mi
concentravo su un punto luminoso interiore, scansando ogni emozione.
Potevo così tenere lontana la sensazione dolorosa. Dissociando
il mio
spirito dal mio corpo, non sentivo più il dolore, per lo meno
psichicamente. Questa cosa, unita ad anni di allenamento per aumentare
la mia soglia di resistenza, mi permetteva di sopportare quella postura
per delle ore senza troppi disastri. […] …
Tony era l’unico a
comprendere che qualcosa non quadrava nella mia testa. Ma non ne era
seccato. Coltivava questa cosa, dandomi anche nomi differenti. Petit
souris, Fillette, Putain, Bo… questi nomi cominciavano lentamente ad
appartenermi. La
cosa più folle, è che quando lui mi chiamava con un
nome, la personalità che corrispondeva al nome arrivava
immediatamente.
Rivissuto:
Capitolo 12:
Una notte, qualche mese
dopo aver sposato Erwin, mi trascinavo per casa per guardare nel frigo
alla ricerca di qualcosa da mangiare. […] Nel frigo, quella notte, ho
visto una salsiccia all’aglio che Erwin aveva comprato la sera stessa e
che non aveva ancora mangiato. Ne fui terrorizzata. L’angoscia mi
prendeva alla gola. Ero tornata bruscamente nel passato, con una
rapidità folle, e questo è durato parecchio prima che
realizzassi che
si era nel 1989.
Segnali
della Personalità:
Capitolo 20:
Ginie
la maltrattata si nascondeva fino a quando Tony appariva nel mio letto
o davanti all’entrata di scuola; lei era appena cosciente della vita
alla scuola o in famiglia. L’altra Ginie non sembrava presente durante
gli stupri e viveva dunque “normalmente”. …
A Knokke, da mia
nonna, gli adulti avevano notato che dialogavo con delle voci nella mia
testa, che cambiavo rapidamente di umore, o che mi mettevo a
parlare
con una voce o un accento bizzarro. Benché non avessi che cinque
o sei
anni, comprendevo che era strano e che quello non era permesso. Ho
imparato a nascondere le mie voci, i miei altri “io”.
Capitolo 24
Con
l’andare del tempo avevo sviluppato un sesto senso che mi permetteva di
capire in fretta le persone. La sua incertezza diventava sempre
più
visibile. E questa cosa aveva avuto per risultato che, nonostante
morissi di paura, quel famoso sabato ho sentito diventare grande in me
un’energia che mi rendeva più forte di quanto fossi mai stata.
Capitolo 27
Mi
getto a terra. Sento afferrare il frustino sul tavolo. Sento il
movimento del suo braccio che lo solleva e subito mi colpisce
ferocemente. I primi colpi sono i più dolorosi. Respiro a
fatica, ogni
fibra del mio corpo reagisce contro la sofferenza… Poi entro dolcemente
in trance. La mia schiena s’intirizzisce. Sento i colpi, ma non mi
colpiscono più. Volo fuori dal mio corpo, fuori dalla mia testa.
Non sento
più niente.
Capitolo 27
Cosa
c’era lassù, nella villa di mia nonna? Cos’era che mi bloccava
lo
stomaco? Qualche cosa mi bloccava l’accesso a quel passato. Questa cosa
mi ritorna come se la mia memoria – o una parte della mia memoria – era
controllata da qualcun altro.
Il
controllore.
Soprassalto.
Da dove viene quel nome? Un nome che mi sembra così familiare,
un nome
che ho dato ad una persona appartenente al mio passato, mentre alcuni
adulti cominciavano a fare delle domande sul mio comportamento. Ma
quella… persona è in me. Chiamo qualcosa – o qualcuno – in me il
controllore. Bah, a cosa sto pensando? È una finzione. Lo
sdoppiamento
di personalità non esiste. Nessuno mi dirige o mi controlla!
Delle
immagini sorgono spesso bruscamente. Posso respingerle, fare come se si
trattasse di fantasie, ma quando arrivano, diventano delle cose vive.
Loro vivono una vita propria, fino a quando sia pronta ad accettare la
verità e a reagire. L’idea del “controllore”, dimenticata da
tempo
m’inquieta malgrado i miei sforzi per scartarla il più in fretta
possibile. Quest’angoscia di diventare pazza è sempre presente.
Ma ho
soprattutto paura che gli altri lo notino. È per questo che
simulo
dietro ad un viso ridente e spensierato, una tecnica che ho
perfezionato nel corso degli anni.
[…]
Già
dopo qualche tempo, sentivo qualche cosa che non andava in me, qualcosa
di differente dalla maggior parte delle vittime. Il mio umore era molto
variabile. Non riuscivo a prendere una decisione – neppure sul colore
della carta da parati – senza discutere prima per delle ore con delle
voci nella mia testa. Il mio comportamento poteva diventare spesso
aggressivo, maschile. Rispondevo a più nomi.
Non
potevo scrivere una pagina senza cambiare tre volte di scrittura. Un
giorno portavo una giacca di pelle, degli stivali da cowboy e dei
jeans. L’indomani mi vestivo da donna, anzi come una puttana. Perdevo
conoscenza di certi episodi che “qualcun altro” sembrava vivere al mio
posto. Come se il mio corpo venisse prestato.
Capitolo 29
Gli
esseri umani potevano essere addestrati come i cani di Pavlov? È
strano: quando il telefono suona una volta, divento nervosa, e mi
aspetto che un autista mi venga a prendere nella mezzora successiva.
Sento ancora il suono col fischietto: significava che il dolore stava
per finire perché era stato al limite delle mie
possibilità. Uno
schiocco di dita mi comandava ad aprire le gambe. Ma perché
avevo
lasciato entrare Tony quando tutto il mio corpo lo rifiutava?
Onora
tuo padre e tua madre. Codice antico. Quel codice mi ha spinta ad
obbedire ai loro ordini di… no! Non posso! Mio dio! Tutto il mio corpo
è scosso dagli spasimi. Mi trascino in un angolo e metto la
testa tra
le braccia.
Spinta
da qualche cosa di irreparabile, da una forza contro la quale non
potevo difendermi, prendevo un coltello nascosto nel mio armadio. Devo
tagliarmi e punirmi di aver fallito pensando a delle cose che dovevano
restare segrete. Sono ribelle. I bambini ribelli devono essere puniti.
O dovevano guardare il loro coniglio farsi scorticare vivo, o altri
bambini farsi torturare, sanguinare e urlare di dolore perché
ero stata
un’idiota.
Colpisco
sistematicamente. Un taglio dopo l’altro. Dei fiotti di sangue colavano
lungo le mie braccia, scendono sul pavimento, formando un disegno
surreale sulle piastrelle. Non posso impedirlo, anche se piango e una
voce interiore chiama aiuto. Non voglio farlo, ma un meccanismo si
è
messo in modo da un solo pensiero, Dio solo sa quale, e non mi permette
di fermarmi.
[…]
Esistono
delle cose che non so esprimere. Come sono stata addestrata passo a
passo a sopportare il dolore, a fare delle cose così dolorose
che avevo
quasi l’impressione di morire dentro di me, ma che ho fatto anche
perché dovevo obbedire.
Mi
sono colpita o stuprata con un oggetto anche quando l’ordine arrivava
per telefono… Lo facevo perché i miei padroni me l’avevano
ordinato.
Siediti,
colpisci, stop!
Alla fine,
come un cane ben addestrato.
[…]
Nessuno
ha la minima idea di quanto costa liberarsi delle proprie catene
mentali alle quali si è stati attaccati. Nessuno, a parte me, sa
a
quale frequenza i codici sono ripetuti. Non posso spezzarli da sola e
non so assolutamente come sono giunti in me. […]Magari potessi essere
sufficiente forte per spezzare i segreti di cui ho così tanta
paura,
per battermi. In quale angolo del mio cervello si trovano le sedute in
cui mi hanno inculcato i codici? L’aiuto deve arrivare dall’interno.
Qualche parte in me vive le personalità che sorvegliano i
ricordi e
hanno la chiave per spezzare i codici.
Capitolo 30
Codici
o non, mi batterò. So come arrecare gravi ferite. So che devo
colpire
con il coltello una sola volta e all’improvviso, perché se no,
loro lo
utilizzeranno contro di me. Io lo so: loro me l’hanno insegnato. Forse
è tempo di utilizzare contro di loro tutto ciò che mi
hanno insegnato…
…
Capitolo 29
La parte
vittima
(un
esempio della parte-vittima che esce fuori. La vittima che assomiglia
al carnefice e ha i suoi pensieri. Qui, per fortuna, c’è
consapevolezza).
Dovevo
lottare con tutte le mie forze per proteggere i miei bambini da me
stessa. Avevo spesso il pensiero che fosse giunto il tempo di far
conoscere loro il mondo, di renderli più forte… Ho paura di
questi
pensieri, sono le frasi che mia nonna utilizzava per giustificare i
miei atti contro di me. Perché dovevo pensare in quel modo?
Voglio solo
amare i miei bambini, proteggerli, dar loro un’infanzia in cui la
sicurezza sia centrale. È questo che voglio. Ma malgrado questo,
sento
talvolta la voglia riprendere il filo assumendo il ruolo di mia nonna.
Come se il cerchio della violenza non potesse essere spezzato.
|
Uccisi
e
uccisori
La
testimonianza belga va a confrontarsi con altri capitoli e
"orrori" di altre
"testimonianze italiane":
Gervasio
è nato nel settembre del 1958, affetto da labbro leporino e da
un
distrofia muscolare che è peggiorata con l’andare del tempo. Non
è
stato riconosciuto dai miei genitori come figlio legittimo. Sbattuto in
un istituto, alla mercé di gente criminale mascherata da tonache
e
crocefissi appesi alle pareti.
Avevo
quasi cinque anni quando lo vidi la prima volta, lui ne aveva sette e
mi fece impressione, riusciva a camminare nel girello e, aiutandolo,
anche attaccato con le braccia a due supporti si alzava in piedi
attaccandosi al tavolo . Ne andava fiero. Io
crescevo, e lui anche, ma mentre il tempo passava le sue condizioni
peggioravano. Lo prendevo in braccio con grande fatica, obbligavo mia
madre a sedermelo sulle gambe e gli parlavo, e LUI CAPIVA, IO ANCHE.
CI VOLEVAMO
BENE! – Gli dicevo: “Gervasio, quando sono grande ti porto via con me!”
Ma a dodici
anni Gervasio morì assassinato per mano di mia sorella
(soldato graduato) davanti agli occhi di tutta la famiglia.
Quella
fu la medaglia di una bambina
di 10 anni affetta da personalità multipla (addestrata dalla
nascita
per essere una assassina).
Tolse
la vita a suo fratello senza rendersi conto che la sua gemella le
urlava contro “Non ammazzarlo, ti prego, lascia che ci uccidano tutti
così tutto questo schifo finisce”.
Ma
una personalità multipla sà solo solamente chi “è“
in quel momento ed
esegue un ordine che poi dimenticherà. Il modo in cui sono
andate le
cose non spetta a me raccontarlo ma a lei che con dolore atroce ha saputo
rivivere la tragedia dell’omicidio di nostro fratello;
forse il peggiore perché quando ci sono di mezzo i genitori la
pazzia e
la rimozione che conseguono il gesto è straziante
Per
questo chiedo ai dottori in medicina di tenere fede parola per parola
al “giuramento di Ippocrate” l’inserimento nel DSM di questa malattia
provocata da addestramento disumano sui bambini fin dalla nascita:
stupri
strutturati; esperimenti ginecologici; esperimenti con inserimento di
microchips nel cervello ed in altre parti del corpo; elettroshock
ripetuti; allucinogeni; ipnosi; riti satanici;
stragi di bambini che uccidono altri bambini; queste
persone sono affette da SINDROME DI PERSONALITA’ MULTIPLA ed
hanno
diritto come me, come tutti ad essere riconosciute e, come tali, avere
la possibilità di curarsi, a vivere la propria vita:
QUESTO
E’ POSSIBILE!!
Io,
la
bambina che sono stata
Monk
Alternando
fra di loro i rivissuti di differenti testimoni, ecco - di primissima
mano dopo una
vistosa,
impressionante "crisi" della testimone
de I
Cervelli e IO
- la "descrizione" di una delle personalità
multiple
- Monk: come
Letizia
e Aras, Pony bianco e Monkey
ecc. - ed
un accenno indiretto ad un altro fondamentale problema: i partner di
copertura
Questo
disegno è "emerso" come finale di un
testo scritto di getto,
quasi in stato di trance spontanea durante un rivissuto sconvolgente.
Il disegno in parte spiegato dalle frasi trascritte rappresenta DUE
delle principali "personalità" de I cervelli
ed IO: Monk
il killer, il sadico e Letizia
la bambolina seduttiva, la piccola prostituta spia
e killer. Ne esiste ed emerge anche una successiva più adulta
versione:
una consapevole seduttrice però a grave rischio di suicidio. Stasera
non esisto, sono
un ologramma, un ectoplasma ,un fantasma.
Gli
"impiccati"?
Sono i "bambini inutili"
Monk
- che se
è una personalità è
diversa dalle altre perché sembra sempre attiva e presente ed
è un LUI:
nato nel '75, nel '76-'77 era attivo, molto attivo - si accompagnava
con Letizia bambina prostituta e tutti e due hanno ucciso alcune
persone adulte e altolocate...
Nel frattempo con alti e
bassi,
con crisi molto violente ma cariche di rivissuti sempre più
intensi e
precisi gli avvenimenti e i protagonisti si delineano in modo
incontrovertibile: per completare la descrizione delle vicissitudini di
Monk, qui anticipiamo una
pagina cronologicamente emersa molto più tardi - 3 aprile 2009 -
Un sogno fatto nella
notte;
Un bambino sdraiato
sul letto, con qualche pelo sul petto (?) ed una voce infantile che
aderiva perfettamente alla sua giovanissima età. Sei anni.
Mi diceva frasi sconce, accarezzandomi il viso con la
sua piccolissima mano.
Allora mi scosto da lui e lo lascio parlare, gli lascio dire quelle
frasi oscene e sento la sua infinta solitudine, il vuoto nella testa,
non sa fare altro che pronunciare quei vocaboli ed è strano, raccapricciante
sentirle uscire dalla
bocca di un bambino... innaturale, come può essere
la
pioggia che invece di cadere dall'alto verso il basso, subisce un
capovolgimento. Quel bambino ero io, o meglio, la mia
personalità maschile: Monk.
Monk non si è mai considerato una vittima (come tutte le
personalità costruite), ma un carnefice e Letizia era la sua anima
gemella, lo specchietto per allodole. Avevano uno scopo comune, uccidere chi
li
derubava, uccidere gli adulti cattivi, punirli e mangiargli
(fisicamente)
il cuore. Si dedicavano al loro comune impegno in maniera, oserei
dire, perfetta, in simbiosi. Sapevano organizzare ogni minimo
dettaglio,
ognuno con il proprio ruolo, ma al momento opportuno, quelle due
piccole macchine da guerra, sferravano l'attacco finale, insieme. Due
piccole menti unite dall'inizio alla fine, per tutta
la durata dell'operazione. A loro non interessava sapere chi era
l'adulto che avrebbero dovuto eliminare, perchè l'adulto di turno li usava, violentava,
seviziava, li
picchiava, questo bastava a farli desistere dal non ucciderli.
Pensavano:
Se lo meritano. Gli adulti odiano
i bambini, noi odiamo
loro.
Chi è più
cattivo, noi o loro?.
Pensavano:
Noi dobbiamo difenderci dagli adulti, ci
hanno dato l'occasione
per farlo e lo facciamo.
Non erano domande dettate dai sensi di
colpa, ma servivano per
rafforzare
e moltiplicare le energie, a motivarli ulteriormente, al fine ultimo di
chiudere
definitivamente una partita iniziata due giorni prima. Tempo massimo
consentito
per ultimare l'operazione, altrimenti bisognava lasciare il campo
libero. Nessun adulto ha mai
lasciato l'albergo vivo.
06 luglio 2008
Monk
scatta quando si trova tra la folla, tra tante altre persone.
Sbuca all’improvviso, come se facesse un’imboscata e vorrebbe
scagliarsi contro i “nemici“, che sono gli ignari protagonisti del mio
delirio, cioè la folla. Nel mio cervello “gli altri“,
chiunque non sia dalla mia parte, sono persone contro,
gente da
sterminare con il lancia fiamme o con il mitra. L’idea di una piazza
colma di persone che prima sono vive e dopo qualche istante giacciono a
terra come marionette lo esalta. Fantastica sul come realizzarla.
Fantastica sul risultato finale. L’importante è devastare. Odia
i
bambini. A questo proposito credo che Monk abbia fatto la sua
apparizione in quel famoso week end con i parenti di P. Sabato mattina,
la piazza gremita di gente, un sacco di bambini urlanti
e anche lì ricordo di avere fantasticato e più
fantasticavo più il mal
di stomaco aumentava, diventavo irascibile e tutto perdeva di
significato, come ad esempio dimenticarmi il motivo per cui ero
lì. Mi
intristivo sempre di più e avevo l’impressione di allontanarmi
vorticosamente dal resto del mondo e di ritrovarmi in una situazione
che conosco sin troppo bene da cui cerco di scappare: la solitudine.
Quindi il passaggio mentale veloce e semplice è: sono sola
è colpa
vostra, vi odio e uccido, così la solitudine ha senso, sono sola
perché
siete morti. Aggiungo: Monk è da debellare, non lo voglio con
me! Tò! Mi è passato il mal di stomaco. Con la mia
pessima personalità
multipla entra in gioco P. Lui
in qualche modo la alimenta, la nutre. Ricordo che nei primi anni con
lui Monk era venuto fuori spesso in varie occasioni.
A Monk piace P. perché lo tiene in vita.... Letizia
e Monk
viaggiano in coppia; mi è venuto in mente guardando una coppia
di cani
lupo del nord Europa. Taglie forti. Ovviamente il maschio era
decisamente più imponente. Tranne i padroni, nessuno poteva
avvicinarsi
alla femmina, rischiava di essere aggredito dal maschio. Una bambina
era riuscita ad accarezzarla, ma quando lui se ne è accorto ha
abbaiato
(avvertimento) e poi si è piazzato tra la bimba e la cagna come
a
proteggerla e da lì non si è più schiodato! Che
bello se avessi avuto
due genitori così pronti a proteggermi … Vorrei un cane
Mike: il prototipo
di "soldato perfetto", una PERICOLOSA "macchina da guerra"
Diversa dalle precedenti
"pesonalità", ancora dotate di una minima quota di
"umanità" ed emozioni, la PERICOLOSA
personalità "Mike" ricompare improvvisamente
in via spontanea e soggettiva, oppure appare perché INDOTTA
dall'esterno - come per i
disastrosi sviluppi del caso del signor F. - quando particolari
circostanze avvicinano le possibilità di riconoscimenti e
conseguenti denunce.
Come Mike comunque le “personalità addestrate” sono una minaccia assoluta in quanto
capaci a freddo di azioni precisissime e istantanee: pericolo aggravato
dal fatto che non
è facile riconoscerle anche perché tendono a venir considerate “positive” e proprio perché così
silenziose e
precise. E' quindi necessario in modo particolare accorgersene e stare
in guardia e tenersi informati dei segnali che possono
avvisare del pericolo incombente:
a parte il tono di voce, l’atteggiamento - militaresco -
alternativamente rigido o dinoccolato, magari la magrezza e ... i peli,
una parola
chiave è inconfondibile, una parola che ne indica la
principale residua emozione, una parola il cui significato letterale
è ben al disotto del significato che le dà Mike e di come
la pronuncia: FASTIDIO.
A
differenza delle altre due personalità, come Letizia e Monk,
Mike
risulta essere molto più ostile con me, prima di tutto, e poi
con il
mondo esterno.
Se dovessi definirlo usando una banalissima metafora,
direi che è un fiume straripato anni, anni fa. Un mastino,
quando segue
una traccia o la fiuta (l' odorato sensibile e l' udito fino è
sicuramente suo) non la molla. E' tenace, ha un carattere forte, ma
è
PERICOLOSO. Incarna il prototipo di "soldato perfetto ", una "macchina
da guerra "fatta e finita; ma quando una personalità di questo
tipo, si
ritrova a dover sopravvivere nel mondo civile, un mondo che non
è il
suo, non è "fatto "per lui, allora ha necessità di
cercare "qualcosa da
fare che si avvicini alle cose che lui conosce bene ". Prima fra tutte:
guidare. Cercare (es. la maestra)... Ma dopo arriva la noia,
già,
perchè le persone che scova, dopo, dovrebbe ucciderle.Mike... Putroppo Mike è
diverso dalle altre personalità, lui non è arrabbiato,
né tanto meno spaventato. Ciò che è altro da lui
è un possibile nemico, uno a cui fare la guerra, è
completamente privo di qualsiasi voglia, ragionevolezza ed emozioni.
Gli manca il "lato umano " e la dolcezza, anzi, la tenerezza. lo manda
letteralmente in bestia! Lo fa esplodere, lo accende e inizia ad odiare
chiunque gli si avvicini, non sopporta che gli si mettano le mani
addosso o si cerchi di accarezzarlo, non sopporta il contatto diretto.
Rifugge lo stare insieme ad altre persone, magari in una stessa stanza
o in macchina, se non è lui a guidare. Mike ha bisogno di avere il controllo
su tutto ciò che decide di fare, appunto dal guidare, da
una iniziativa "bellica ", dal decidere come, quando e dove, uccidere
la persona designata. Un cecchino in piena regola, uno che lavora
perfettamente e con successo, quando è da solo. Ma quando
si ritrova in gruppo, la sua mente riesce ad estraniarsi continuando il
suo lavoro in solitudine, senza fantasticare, ma elaborando piani su
piani da mettere poi in atto. E' metodico, perfezionista, un
piantagrane, deve essere in continuo movimento, sia fisicamente che
mentalmente. Tende ad annoiarsi
in fretta, ad innervosirsi ed è in questi frangenti che diventa
pericolosamente feroce. Il bisogno di "agire "è per lui
fonte di sfogo, un bisogno quasi fisiologico.
Il
suo addestramento è cominciato alla base americana, quando
avevo quasi tre anni, così come per le altre personalità.
Con Mike, però, ci
hanno speso più tempo, erano interessati al risultato finale,
perchè certi che sarebbe venuto fuori un gran soldato.
Sinceramente non so dire se Mike è ad oggi un buon risultato,
posso dire però, senza ombra di dubbio che la sua personalità mi fa paura
ed è ora di "debellarlo ". Altra "caratteristica "di lui
è la continua sensazione di "fastidio "che gli è rimasta
appiccicata dentro la pelle, non è in superficie, potrei
collocarla nei polmoni, come se una volta respirata, lì si fosse
fermata.
Sonderkommando
Bambini
di sei-
sette anni
dovevano compiere azioni da"necrofori"simili a quelle dei Sonderkommando
dei Campi
di Sterminio e qui un altro ri-vissuto
molto intenso
va
a confrontarsi con "La strage del levante".
Lo
facciamo precedere
da
osservazioni immediate di un amico/testimone:
22-
agosto 2008: un partecipe commento
Questa "cronaca
vista e sentita da fuori"valorizza la
testimonianza diretta, così spiegandola:
Scrivo
senza aver ancora letto quello che ha scritto K. Mi ha chiesto di
scrivere qualcosa sulla sera in cui è stata male.
Parto
da qualche ora prima quando, di fronte ai
numerosissimi turisti, al parcheggio stracolmo di macchine e all’idea
di entrarci ha avuto una crisi per cui ce ne siamo andati (con mio
dispiacere non tanto per non aver potuto visitare il luogo ma
perché è
come se con quelle crisi rompesse un armonia, io inizio a non
sopportarla e riesce a scatenare una sorta di reazione tendenzialmente
violenta anche in me e che controllo con molta fatica). Le solite crisi
già viste quando “sente”
la folla: dice che in quei momenti vorrebbe
avere un mitra e sparare a tutti.
Il
mattino
era tranquilla,
sembrava serena, poi è bastata quella visione per scatenare
qualcosa
(una personalità?). Nel pomeriggio poi diceva di essersi
tranquillizzata ma io avevo comunque l’impressione che non fosse
sincera che stesse mascherando, la sentivo “strana”.
La
sera, di
nuovo a cena, la crisi si è presentata, i tavoli troppo vicini
le danno
fastidio, le porte aperte anche, vuole sedersi sempre vicino al muro,
quella sera eravamo in mezzo alla sala. Qualche minuto (le chiedevo dei
suoi e del suo periodo in via santa chiara, poi mi ha chiesto di
cambiare discorso perché aveva le lacrime, vedevo che si
sforzava di
non piangere) e poi sembrava di nuovo tranquilla. Abbiamo ordinato del
vino e credo ne abbia bevuto un po’ troppo, siamo usciti e abbiamo
iniziato a camminare per prendere un po’ d’aria e mi ha raccontato
l’ultimo ricordo. A quel punto si è messa a piangere ma sentivo
che era
sincera, tant’è che vicini all’albergo per mano mi sembrava di
avere
una bambina di sei anni e sentivo che era lei e nessun altra, una
bambina distrutta, come se la stessi portando via da quella cella.In
camera poi
nel dormiveglia faceva gesti con le mani, come se stesse contando,
e diceva cose che però non sono riuscito a capire tranne quando
mi ha
chiesto se secondo me era intelligente e poi ripetendo “io sono molte
intelligente” poi se le piacevo fisicamente. Mi sembrava di nuovo fuori
di sé: ero abbastanza preoccupato perché avevo di nuovo
l’impressione
che potesse ripartire una crisi violenta da un momento all’altro, avevo
paura di non saper gestire la situazione. Dopo un po’, rassicurata sul
fatto che le stessi vicino, si è addormentata.
Questa,
un
po’ sinteticamente, la
cronaca vista e sentita da fuori.
Nell'esposizione
è da notare
un particolare caratteristico dei
tentativi di conservare
un elemento di coscienza e razionalità: il"contare".
Nel
ristorante ad un certo punto mi sono sentita piccola e guardandomi
intorno scorgevo i visi sorridenti degli altri commensali e sembravano
contenti, a loro agio ed io diventavo sempre più piccola ed
impacciata
e fuori posto. Pensavo: “sono tutti normali, io cosa c’entro?“.
Pensavo:
“Io sono un mostro e non valgo nulla“. Il bello è che
tutto
stava
capitando in modo del tutto sano, sì, perché non c’era
invidia nei
confronti degli ignari presenti, io stavo pensando e provando le stesse
cose di quando avevo sei anni e nello stesso modo, il mio, presente,
lucida e senza scappatoie (fantasie). Ero cosciente di stare male anche
se ad un certo punto ho chiesto a V. di cambiare discorso altrimenti
avrei inondato il ristorante a furia di lacrime … uscivano copiose,
erano inarrestabili. Abbiamo ordinato una bottiglia di vino. Usciti dal
locale ero alticcia ma presente, sentivo di essere io ma decisamente
più piccola, avevo sei anni ed ero immensamente triste come non
ricordavo. Avevo le gambe che mi dolevano, faticavo a stare in piedi e
camminare. Inizio a parlare e racconto al mio prode cavaliere della
settimana da incubo che avevo vissuto."Qualche mese dopo avere
iniziato la prima elementare, un signore ben vestito mi aspettava
all’uscita della scuola per accompagnarmi a casa. Salgo su una macchina
grande e scura e dietro c’era un signore, ben vestito, mentre il primo
si siede davanti al posto di guida. Non ricordo il viaggio, quando mi
sveglio sono dentro una piccolissima stanza, c’è una branda, un
sottile
materasso ed un lenzuolo bianco lo copre. In un angolo c’è un
buco con
un coperchio di legno e vicino un rotolo di carta igienica. Non ci sono
finestre. La porta che mi tiene all’interno è di metallo. Nel
centro
della stanza penzola una lampadina che rimane sempre accesa, tranne una
volta, un signore l’ha cambiata immediatamente. Dopo molto tempo sento
dei passi, la porta si apre ed una persona mi lascia per terra un
bicchiere di latte tiepido e un pezzo di pane. Il primo giorno era
passato così. Nessuno mi aveva detto nulla, non mi avevano
spiegato
perché ero lì, pensavo di essere in prigione
perché avevo fatto
qualcosa di sbagliato, eppure a scuola andavo bene, non litigavo con
nessuno, a casa andava bene, con gli zii anche. Il secondo giorno non
so a che ora, sono entrati tre uomini adulti tra i venticinque ed i
trenta anni e mi hanno violentata, così, senza motivo. Per tutto
il
tempo non hanno parlato, ne tra di loro ne con me. Mi hanno violentata
a più riprese, cioè, mi violentavano per tanto tempo e se
ne andavano,
poi ritornavano, facevano e se ne andavano, così per cinque
volte ad
intervalli regolari. Lo so perché lì non c’era niente da
fare e
contavo, stavo molto male ma contavo. Poi è arrivato il latte ed
il
pane, ho bevuto il latte ma il pane non riuscivo a masticarlo mi
facevano male le gambe, la pancia, le braccia e avevo delle macchie
rosse, rosse all’interno delle cosce, sul sedere, intorno al collo,
sulle braccia, sui polsi e intorno alle punte marroni che ho sul petto.
Sono stanca, vorrei chiudere gli occhi ma ho paura che entrino
all’improvviso per farmi del male, mi mancano i miei genitori e la
scuola e non posso scappare. Crollo in singhiozzi. Il terzo giorno sono
vigile, mi siedo vicino alla porta e ascolto per tanto tempo, ogni
tanto sento dei passi, qualcuno sta per aprire la porta ma poi va
via succede venticinque volte e poi il latte con il pane. Le macchie
rosse
hanno cambiato colore. Il quarto giorno due persone adulte, maschi
entrano nella cella e mi picchiano, mi danno calci e pugni e fanno
attenzione a non colpirmi la faccia e il busto. Mi picchiano tanto e
forte come se ce l’avessero con me. Il quinto giorno succede come nel
terzo. Mi sento male, ho pensieri brutti e ogni piccolo rumore mi fa
saltare, passo il tempo raggomitolata in un angolo coperta dal
lenzuolo, mi dondolo e sono spaventata, piango e mi dondolo. Piango
senza fare rumore, scendono solo le lacrime e conto le dita delle mani
e dei piedi.
Il
sesto
giorno due signori mi fanno una iniezione
sulla gamba e i pensieri brutti vanno via, mi sento tutta leggera e non
ho più male al corpo, sento anche che mi stanno accarezzando
lì dove ci
sono le macchie e infilano le dita poi mi abbracciano e mi baciano
tutto il corpo e mi leccano e poi mi tirano i capelli e mi danno gli
schiaffi sul sedere ma io non riesco a reagire ne a sentire tanto male.
Mi sento una bambola, sono una bambola. Mi dicono che sono una bambina
brava e molto intelligente e che ho superato “ la prova “ … Non ricordo
in quali condizioni mi hanno riportata a casa, ma dopo quella
esperienza io sono cambiata, tutto quello che vedevo era cattivo e
pensavo che anche agli altri bambini, i miei compagni di scuola o
quelli che incontravo in giro, era capitata la stessa cosa, ma non
riuscivo a spiegarmi come mai loro sembravano felici, mentre io avevo
sempre pensieri brutti, persone morte o ricoperte di sangue. Loro
quindi erano più intelligenti di me se riuscivano a divertirsi e
studiare nonostante quello che gli era capitato. Per
me tutto
era diverso, io ero diventata “ l’angelo della morte “:
promossa a pieni voti!!!
E
a
far seguito alle precedenti crisi e recuperi - descritti e
consapevoli - ecco quanto EMERGE il 23 agosto 2008:
“La
folla“.
Simbolicamente
rappresenta (per me) un muro di
gomma che mi
respinge, mi rifiuta. Il rifiuto delle cosiddette “persone normali“
è
fonte di disagio e di grossa arrabbiatura, tanto da desiderare un mitra
per falciarle in una volta sola: la folla. Dopo la settimana passata in
cella ho notato che i miei compagni mi trattano diversamente come se
non mi riconoscessero ed io non riconoscessi loro. Il mio comportamento
è cambiato, sono più silenziosa e molte cose che prima mi
interessavano
mi annoiano, come ad esempio la matematica. Quando sono in
classe e la
maestra spiega le lettere io sto attenta per un po’, poi appoggio il
mento sul palmo della mano destra e inizia il buio, ho gli occhi aperti
ma sono cieca. Quando il buio sparisce, la mia maestra è
già molto
avanti con la lezione ed io mi agito perché non so come fare per
recuperare quello che ha spiegato. Sono sempre agitata, ho sempre paura
che mi portino via per sempre in un posto lontano e buio. I miei
compagni ridono ed io non capisco il perché … Non capisco
perché la mia
scuola è diventata cattiva, anche i miei compagni e la maestra e
i miei
genitori, i miei zii, la gente che vedo per strada … loro sanno ma
fanno finta di no. Quando mi guardano in faccia io tiro giù la
testa,
mi vergogno molto perché non sono più come loro e non
devono
accorgersi. Io ormai sono diventata una farfalla che diventerà
un
angelo nero. Io guardo i miei genitori e sono diversi da prima, hanno
le facce cattive e non mi vogliono bene. Mio fratello F. mi odia
perché
papà prende le mie difese. Io non posso parlare con nessuno
della
settimana di prova anche se ne avrei molta voglia. Ogni tanto ho male
alla pancia e alle gambe, allora se posso mi siedo altrimenti mi
appoggio dove capita. A volte ho voglia di scappare ma non so dove
andare, a volte ho voglia di morire, a volte ho voglia di urlare ma se
poi mi chiedono perché io non so spiegarmi, così penso di
farlo e
basta. A volte quando sono nella piazza con mia zia penso che sono
sola, anche quando sono in classe penso che sono sola e anche a casa.
Sono sempre da sola e la testa si riempie di pensieri, di domande e
immagini brutte che mi fanno stare male e allora sento il cuore che va
veloce, veloce, arriva sino alla gola e devo sospirare forte tante
volte perché la smetta. Mi viene un gran caldo e divento stanca
subito,
voglio dormire sempre.
Una
descrizione agghiacciante
11 ottobre 2008
Nel
collegio di Nizza c’era un atmosfera particolare, sfumature,
sensazioni, era un luogo creato ad arte per i bambini, studiato nei
minimi particolari, dai colori, ai giocattoli, ai piccoli tavolini
accompagnati da piccole sedie e pennarelli, carta, matite colorate,
lavagnette e gessetti di varie dimensioni e colori. Nell’aula – asilo
l’atmosfera era rilassante, potevamo giocare anche insieme ad altri
bambini, ma senza poterci scambiare informazioni su di noi, esempio:
“come ti chiami, quanti anni hai, dove abiti … ?“. La
stanza era
di colore blu molto chiaro, almeno per me, ma probabilmente le pareti
erano bianche. Verde invece il refettorio, era un luogo abbastanza
rilassante, sapevamo che per almeno una mezz’ora abbondante, nessuno
sarebbe arrivato per farci fare cose strane. La
stanza che
più di
tutte mi terrorizzava era la rossa, la stanza della morte. Poteva
succederti di tutto, anche di morire. Ho visto due bambini morire,
c’erano pochissimi maschietti e li hanno uccisi. Il collegio era per
bambine, così ci dicevano, ma alcuni erano bambini travestiti da
bambine. Nella stanza rossa gli adulti erano molto cattivi, gridavano
sempre, dicevano parolacce e a volte avevano la bava alla bocca quando
erano particolarmente contenti nel fare del male alle bambine e gli
occhi erano sbarrati e la faccia rossa. Erano sempre agitati, bisognava
fare attenzione a non provocarli, sembrava a volte che volessero
mangiarci talmente ci odiavano. Ci odiavano! Ci violentavano
in
mille modi, ci torturavano e filmavano. Usavano bastoni lunghi, piccoli
e larghi e qualcuno di essi aveva delle sporgenze, poi usavano oggetti
di gomma rosa, duri, lunghi e larghi, poi mollette per il bucato, spara
chiodi, fruste di tanti tipi, cappucci che mettevano sul pene con
i disegni della Walt Disney come topolino, la strega di
Biancaneve, altri… li usavano solo gli adulti. Gli adulti quando
dovevano essere ripresi nascondevano il viso o con una maschera oppure
non si facevano riprendere. Ci trattavano come fossimo delle bambole,
ci lavavano, ci vestivano, svestivano e ci muovevano. Il più
delle
volte eravamo nudi e capitava che dovessimo fare delle cose a due, a
tre e in gruppo, ma ci dicevano loro come metterci e cosa fare, poi si
cambiava posizione, era una situazione pesante, non dovevamo piangere,
ma sorridere e fare solo quello che ci veniva richiesto altrimenti si
arrabbiavano. Molti di noi vomitavano, allora ci picchiavano tutti e
gli altri bambini ci odiavano. L’atmosfera era nera, molto nera e senza
possibilità di salvarsi, io pensavo che in quel collegio sarei
morta,
l’ho desiderato per la verità … Ero convinta che in un modo o
nell’altro mi avrebbero eliminata.
Per quanto
riguarda le emozioni
… sono in continuo movimento e fanno male, non riesco a descriverle,
c’è di tutto, un turbinio da mal di testa e nausea. La prima
cosa che
mi viene in mente ora è l’assoluto distacco che vivevo tra il
mio corpo
e la mente. Lasciavo che al mio corpo facessero quello che volevano (
tanto non c’era via di fuga ), la mente invece era viva, sentivo che
era mia alleata, mentre tutto il resto andava per i fatti suoi. Come ad
esempio la vagina, anche se provavo schifo, lei era eccitata. Mi
vergognavo tantissimo. Non ci capisco niente !!!
08 ottobre
2008
Ore
11.45
Dovrei
fare
la spesa, ma stamattina di uscire proprio non mi va.
Sono
assonnata e lenta nei movimenti e vorrei piangere a dirotto, ma il
colore rosso me lo impedisce. Ci sono volte che rifiuto i suoi
consigli, come ad esempio: “non si fissi sulle cose“ … Eppure quelle
fissazioni nascondono segreti, il rosso è un coperchio che deve
essere
sollevato, non posso aspettare, altrimenti avrò sempre timore.
Mentre
ero sul terrazzino con la gatta, il ricordo di una stanza rossa
è
affiorata nella mente, poi una gialla, poi una verde e man mano che
ricordavo sentivo il corpo pesante, le gambe gonfie e la solitudine
insieme alla disperazione prendevano posto, ma di piangere nulla. La
stanza rossa … forse non era rossa, ma nella mia mente quella
particolare stanza era a tutti gli effetti di quel colore. Veniva usata
per fare filmini
pornografici,
per violentarci, per picchiarci, per uccidere riprendendo il fatto. Da
quella stanza molti di noi bambini ne sono usciti cadaveri. Rossa per
il sangue, un obitorio infantile, l’anticamera della morte. Ricordo di
avere vomitato parecchie volte, anche verde, avevo delle crisi di
pianto e urlavo, mi dondolavo e contavo gli anni che avevo all’ora ad
alta voce: uno, due. tre, quattro, cinque, sei, sette. e ricominciavo
sino a quando con una iniezione crollavo sul pavimento tramortita, ma
abbastanza cosciente per rendermi conto che mentre mi stavano
violentando in tre (ragazzi tra i 16 ed i 18 anni) e filmando (un uomo
sui 45 anni), a pochi passi da noi c’era un bambino piccolo di 5 anni,
aveva un cerotto grande e grigio che gli impediva di urlare, stava
piangendo e tremava tutto. Aveva i capelli chiari, forse biondi, corti
e mossi ed era nudo. Sentivo il suo respiro affannoso, lo avevano messo
pancia in giù e la corda gli passava tutta intorno al corpo,
partiva
dal collo e poi le braccia, la vita, le caviglie ed i polsi e quando il
bimbo cercava di divincolarsi la corda gli stringeva forte il collo e
la faccia diventava tutta rossa. Poi è arrivato un adulto
abbastanza
giovane con gli occhi da pazzo e gli ha aperto le gambe ed infilato una
cosa marrone, lunga, ricoperta di pallini in rilievo. Ho visto il
sangue schizzare, la corda gli stringeva il collo ed il viso aveva un
colore viola scuro, poi il corpo del bambino si è afflosciato e
vicino
c’era tanto sangue e qualcuno stava filmando. Non sentivo più il
suo
respiro. Prima
di
portare via il corpo del bambino si fumarono una
sigaretta. A me dopo la violenza mi presero a sberle, tante su tutto il
corpo, partendo dal viso. In un’altra parte della stanza c’era anche
una bambina di 8- 9 anni nuda anche lei, la stavano preparando per
filmarla ma aveva sul viso e sul corpo delle macchie rosse e le usciva
sangue da sotto. Sembrava una bambola, non reagiva, l’avevano sistemata
contro il muro, seduta, ma lei crollava da un lato, allora entra un
signore con il camice bianco, le prende la mano e poi dice: è
andata
(in francese).
Il
sangue non
veniva tolto, piaceva molto a loro, più ce n’era e
più
diventavano cattivi.
Facciamo
precedere
il testo scritto dalla protagonista da
osservazioni immediate di un amico/testimone -"cronaca
vista e sentita da fuori"-
che valorizza la
testimonianza diretta, così spiegandola:
E'
da tempo che non la vedevo star male così. Ieri, ma non so darne
significato, ci stavamo parlando attraverso il vetro della finestra, io
dentro, lei fuori a fumare: ad un certo punto non mi ricordo per quale
motivo si è messa a ridere scoprendo molto i denti e per un
attimo ho
visto il suo teschio, il suo cranio che rideva di una risata macabra e
disperata come in una metamorfosi, uno zombie, in cui la carne si
dissolve lentamente lasciando solo ossa e nulla più. Se
può valere come
testimonianza...
Questa
lucida relazione
- che è stata per
giorno per giorno completata
a voce nelle sue valenze emotive, va confrontata e avvalorata non solo
da"La
strage del Levante"di
cui sopra, ma dalle numerose e precise descrizioni - non ancora
pubblicate - che, nei ri-vissuti divenuti coscienti di altri
sopravvissuti, ricostruiscono feroci orgiastiche stragi: perfettamente
analoghe anche se avvenute in date diverse e in localizzazioni
geografiche differenti.
31 dicembre 2008
Ricordo:
Sono
lì, sulla nave, grande, in mezzo al
mare” Sono
lì ed ho sette anni” Mi trovo all’interno di una
cuccetta da quattro posti letto ed uno stretto corridoio breve divide i
due letti a castello” Siamo cinque bambini, tre maschi e due
femmine, i maschi sono seduti di fronte a noi che stiamo dall’altra
parte del corridoio sedute sul letto più basso”. Ci
guardiamo
in silenzio, respiriamo lentamente, immobili e con i visi scuri,
preoccupati”. Nella cuccetta c’è un piccolo bagno, vicino
al
lavandino un asciugamano bianco pende da un gancetto” La
saponetta usata è posta da un lato del lavabo”. Accanto
alla
tazza, un rotolo di carta igienica appena iniziato” La poca
luce entra dall’oblò situato al centro del piccolo locale e
c’è
un’atmosfera di attesa”. Ho paura”. Conto
il numero
delle lenzuola (10), conto il numero dei cuscini (4), conto le
federe (4), conto quante mani ci sono qui ( 10 ), le dita delle mani
(50) e dei piedi (50 ) e poi i pollici (10 ) e gli alluci (10 ) …
2 maschietti hanno i capelli biondi, ma non dello stesso colore,
né
tipo, tutti e due hanno gli occhi chiari, uno grigi, l’altro
azzurri” Il terzo maschietto ha i capelli castano chiari con
occhi scuri, la bambina accanto a me ha i capelli medio lunghi con la
frangetta, il colore è lo stesso dei miei capelli, castano
scuro, gli
occhi della mia vicina sono castani” Siamo sedute accanto
senza sfiorarci e con la mente siamo lontane anni luce, come del resto
anche i tre maschietti”. Ci troviamo nella stessa stanza, ma
non sappiamo perché”. Non ci conosciamo”. All’esterno
la porta è sorvegliata da un adulto”. Aspettiamo un sacco
di
tempo”. Ad un certo punto un ragazzo sui venticinque anni
entra reggendo in mano un vassoio con sopra cinque bicchieri di latte
bianco caldo e cinque pagnotte dolci tiepide”. Distribuisce
il
cibo, ma !aspetta nella stanza con noi, aspetta che ognuno
finisca di mangiare per portare via i bicchieri vuoti, cinque bicchieri
vuoti” Ricomincio a contare: ci sono 10 paia di scarpe, 10
occhi, 5 bocche” 5 nasi, 10 orecchie, 5 colli, 10 ginocchia,
1 oblò, il mare, tanti pesci, tante onde, tante gocce”. Ho
7
anni, ho sette anni, ho sette anni, mi chiamo XX, mi
chiamo XX, non
devo dimenticarmelo, “ricordati “, mi dico mentalmente, cerca di non
morire, cerchiamo di non morire”. Aspettiamo
da così tanto tempo che i nostri corpi,
seppur stanchi, non
riescono a rilassarsi, neppure gli occhi riescono a chiudersi, siamo
vigili, siamo le sentinelle del mare”. Ad
un
certo punto, il ragazzo giovane si
ripresenta, ha in mano cinque
paia di stivaletti gialli e ci intima di indossarli”. Usciamo
con lui dalla cuccetta, corridoi lunghi e stretti, porticine che si
aprono di metallo pesante, giriamo a destra, poi a sinistra, saliamo,
alla fine ci ritroviamo all’aria aperta, c’è vento” La
nave è
scura e bagnata” Da un punto imprecisato di essa, dallo
stomaco, appaiono un gruppetto di bambini, alcuni sono più
piccoli di
noi (vanno dai 2 agli 8 anni ), una decina, forse dodici” Alcuni adulti
appostati alle loro spalle sparano dei colpi di pistola,
altri invece sparano degli arpioni piccolissimi che si conficcano nella
carne e poi l’adulto che ha sparato inizia a gridare: “L’ho preso,
è
mio! “. In
pochi secondi succede una carneficina, il
sangue schizza ovunque,
braccia, gambe, intestini, teste, vengono fatti a pezzi con rabbia,
odio e precisione”. Il nostro compito (i 5 ) è quello di
prendere ogni resto umano e gettarlo in mare dove alcuni pesci
aspettavano di banchettare” Poi un altro gruppetto di dieci
dodici bambini usciva dallo stomaco della nave e anche loro venivano
sterminati senza pietà e senza fretta” Ore ed ore
passate ad assistere allo sterminio di bambini indifesi, nudi,
sanguinanti e pieni di lividi ovunque” Assistere senza avere
la possibilità alcuna di intervenire, di scappare”. Inizio
a
contare: cinque teste, trenta teste, ottanta teste, novantacinque
teste, centodieci teste, cento venti teste, cento quaranta teste,
duecento teste … Mi ripeto mentalmente: “Ricordati di loro, devi
ricordarli, ricorda i loro visi, sono importanti …”
A
duecento mi sono fermata, ma lo scempio ha
continuato ancora anche se
io avevo smesso di contare” Erano piccoli e
indifesi”. Raccoglievo il resto dei corpi maciullati come un
automa, non sapevo più dov’ero e chi ero, avevo la nausea e
conati di
vomito”. Mi sono ritrovata tra le mani la testa di un bambino
(non capivo se era un maschio o una femmina) avrà avuto due
anni,
prima di gettarla in mare gli ho dato un bacio sulla fronte e una
carezza sulla guancia (stupido vero?)”. Pensavo:
“avevo ragione, gli adulti hanno il loro
mondo e noi il
nostro, ma noi siamo più deboli, non riusciremo mai a
sconfiggerli,
saremo sempre svantaggiati“.
9-13 febbraio 2009: I ricordi si vanno precisando man mano, e la vita
quotidiana e i
rapporti personali diventano sempre più gradevolmente NORMALI : ma intanto compare ed
emerge
anche una successiva
più adulta
versione della"personalità seduttiva"una Letizia consapevole
seduttrice e però a grave rischio di suicidio.
Ecco: dalla testimonianza di un amico
Mi spieghi perché
cerchi di farmi saltare la mosca al naso? Preferirei parlare di cose
serie, tipo come stai e come è andata a Nizza. So che non stai
bene.
Come se si
fosse risvegliata (la
personalità una volta riconosciuta è rientrata come una
lucertola nella
crepa di un muro?) ho trovato che diventasse triste, molto triste di
colpo. Tornata in sé mi ha detto che non sapeva perché lo
faceva, che
era vero non stava bene, che ha pensieri di morte (devono averla
addestrata, tra le altre possibilità, a pensare di gettarsi da
un
palazzo di 10 piani. 10 piani, non 5 o 7). Abbiamo parlato del fatto
che i pericoli possono arrivare da fuori - come già mi diceva -
ma quel
giorno ha ammesso il fatto che un altro pericolo arrivava dal dentro.
Già lo sapeva - l'ho letto dal sito, io lo sospettavo da un po'
(si
ricorda la mail sulla personalità?), ma se non altro ne abbiamo
parlato
chiaramente.
Vorrei ora
accennare alcune cose di me,
in riferimento - se non ho capito male - ad eventuali ripercussioni
emotive su di me.
Da quando conosco K, da quando conosco alcuni suoi ricordi e raccolgo
alcune sue confidenze, paure, stress, etc. sento che in me una nuova
forza prende il posto della tristezza, della paura, o quel che si
vuole. E questa è molto più evidente rispetto alla
traduzione del testo di Regina.
E' come se mi sentissi un chirurgo o - più semplicemente,
perché da me non dipende una vita - un tiratore d'arco, per
esempio, uno sportivo.
Resto concentrato. Ascolto. Dentro di me so in modo chiaro ed evidente
che ho tempo anni, decenni per elaborare emotivamente quanto raccolgo,
quanto apprendo; ma che oggi, una titubanza può disturbare e
forse può persino far commettere imprudenze.
Ripeto: non lo faccio apposta. Vado così, in modo naturale. Poi
ci sono giorni, in cui sono un po' più debole, un po' più
appesantito.
(*)
Dopo queste considerazioni da parte di un partecipe collaboratore -
anche
traduttore del libro di Regina Louf - al
testo autografo va
fatto
precedere una nota riguardante un
episodio del
1995:
un tentativo - bloccato a
forza da un altro amico - di gettarsi dagli scogli del mare di
Normandia.
Ho un forte desiderio
di morte. Fortissimo, sconvolgente e ossessivo.
Come se dovessi fare qualcosa per provocarla e sapessi (perchè
insegnata) anche come! Non c'è paura, ma una lucida coscienza e
volontà. Voglia
di autodistruzione ed è una lotta estenuante, perchè ho tutti i miei
cervelli
coalizzati contro
di me, così la volontà, nel tentativo di non
soccombere, diventa finta
tranquillità, quasi apatia... Le energie
spariscono ed è come se nelle vene non scorresse più
sangue e la mente, pesante come
un armadio a otto ante di legno massiccio, faticasse ad elaborare qual
sivoglia pensiero. E' frustrante e snervante. A volte penso di non
essere in grado di contrastarla, insomma, sento di essere nei guai.
Sono nei guai, non so come ne
uscirò,
visto che il pericolo
è
all'interno
(personalità) e può arrivare dall'esterno. La sensazione che ho è quella di un
cerchio che sta per
chiudersi. Nel
week end sono andata a Nizza, non ho cercato nulla che potesse
ricordarmi la terrificante vicenda della nave, avrei voluto, ma sentivo
che
il momento era sbagliato, avevo paura che potesse accadermi qualcosa... Sono stata vigliacca! Comunque ho avuto delle
botte di
ansia, il
cuore che pulsava a mille! Mi sono aiutata con la respirazione, ci ho
messo un pò perchè ritornasse a battere in modo normale.
Con questi presupposti a me viene voglia di prendermi una pausa
... e nel frattempo ristabilirmi mentalmente perchè sono
completamente incapace di formulare un ben che minimo pensiero. Sono in
totale confusione, come se tutto ciò che mi circonda avesse
perso peso e profondità ... leggero, informe. Mi turba
moltissimo la mia apatia, vorrei stare da sola, al buio per almeno due
giorni e lasciare la mente libera, viaggiare dove gli pare senza
schematismi, senza catene . Ho bisogno di stare da sola!!!
Probabilmente sto scrivendo e pensando un sacco di stupidaggini, la
crisi non vuole passare e poi, mi piacerebbe capire il mio malessere da
dove arriva ...? Sono davvero imbecille !!!
Ad esempio ho sentito l'energia andarmi via e la testa è
pesante. Mi sento una merda fatta e finita, il più delle volte mi faccio schifo , vorrei
uccidermi
e vedere il mio
corpo
frantumarsi sull'asfalto (*)... ne sento la necessità, la
cosa incredibile è sapere quello che proverei nello schiantarmi
al suolo...
I volti dei bambini mi accompagnerebbero. Come dicevo ad A., sento il
bisogno di cercare un palazzo di dieci piani e lasciarmi andare nel
vuoto al momento giusto mi mancheranno le forze, scivolerò in un
limbo di sogni e non mi accorgerei di niente. Così deve
succedere, così è sempre accaduto. La testa continua ad
essere pesante ed il corpo leggero.
Stasera non esisto, sono un ologramma, un ectoplasma ,un fantasma.
Stasera avrei dovuto cercare il palazzo ... credo sia proprio il
palazzo ... chissà poi cosa significa ...? Sono stanca morta
(scusi la battuta), la chiamo domattina. Grazie e non
mi sgridi.
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