La data e l'ora
segnata su questa
immagine indicano quando sono stati attuati i cambiamenti autorizzati.
L'immagine senza ora e ROSSA
indica un
tentativo fraudolento di INTRUSIONE:
si prega quindi di avvertire al più presto il
webmaster. / Date below and hour on the "seal" mark authorized changes.
Fraudolent
ones get the "seal"
become RED without hour: if so
please let us know as soon as possible.
Motore
di Ricerca interno
al sito / Site's Search Engine
Moderno
Giuramento di Ippocrate Art.50 - Tortura,
trattamenti disumani e
degradanti Il
medico
non deve in
alcun modo o caso
collaborare,
partecipare o semplicemente
presenziare ad atti di tortura o a trattamenti crudeli, disumani o
degradanti.
E' vietato al medico di praticare qualsiasi forma di mutilazione
sessuale
femminile.
Per
una miglior incisività, la
questione delle testimonianze di PRIMA MANO ha in corso un
cambiamento importantissimo: parti
di file significativi di
questo sito riguardanti
"bambini" verranno
pubblicati come
capitoli di volumi tematici di pertinenza di un altro
sito,
come
aggiornamenti del libro Bambini di ieri = adulti di
oggi. Adulti
di oggiConsapevolezza
e memoria
come capitolo 5.
Sono state stralciate dal file completo per esser valorizzate - e
pubblicate - nella versione
PDF le parti
più significative del file ESPERIMENTI
SU BAMBINE/I che -
con
le sue testimonianze
progressivamente sempre
più incisive - rappresenta
il punto
nodale di
TUTTO
il sito,
o anzi meglio: dei presupposti dell'attività dell'Associazione.
Precisazioni
normative e fondanti nei
riguardi di sito e libri, qui riassunte e/o accennate, si
ritrovano però complete come presupposti e dicharazione di
intenti in
un IMPORTANTISSIMO file - Presentazione
e diffide/Press-release
ad
esse
appunto DEDICATO: si
consiglia vivamente di leggerlo come preliminare
di ogni altra pagina integrato con la serie in-progress degli aforismi:
i
quali - nel
loro
susseguirsi dialogante e discorde - costituiscono indirettamente un
testo chiave a spiegazione degli assunti di base di tutto il lavoro.
Questo sito
e i libri
che ne derivano NON forniscono dati indiretti di pura INFORMAZIONE, sito e libri sono ENCICLOPEDIE
TEMATICHE
basate non su
scritti
e/o riceche "personali" di un autore singolo: sono un'opera
collettiva
"corale" a più
voci composta da una
serie disomogenea
di dati, testimonianze e documenti in continuo divenire - come tali e
come
prove di fatti storicamente
in accadere.
In rete come file queste provenienze disparate - che vanno da
testimonianze
in prima persona a citazioni di classici aforismi - vengono evidenziate
graficamente con caratteri tipografici che le distinguono, ma in stampa
le maggiori
possibilità tipografiche differenziano anche fra
di loroi vari autori delle dirette dichiarazioni. Gli
argomenti presentati e
discussi
sono quindi da leggersi e soprattutto da CONSULTARSI
separatamente o in collegamenti iperstestuali: anche molte
delle
immagini che proponiamo si costituiscono come
link,
come
ogni altro link, di continuo monitorato e
aggiornato. In
tutto il
sito ma soprattutto in file/capitoli come questo si
trattano
argomenti molto seri
e
pericolosi: darli in
pasto a un pubblico qualunque in modo irresponsabile e/o
arbitrariamente
modificati e/o
tagliati, e/o sotto altre non
sempre altrettanto serie etichette - cosa che di fatto è
già avvenuta -può
portare
grave dannonon solo a
noi
stessi e a chi impropriamente diventa riconoscibile,
quanto a
tutta
la causa
per cui si lavora. Ogni
citazione presentata - e accuratamente monitorata come link e
bibliografia - non
indica però
necessariamente la nostra piena
approvazione, e d'altra parte gli
elenchi
segnalati non pretendono di essere
esaustivi: queste
sono ulteriori ragioni
di diffida
dal copiare o usare in altri modi il
contenuto del sito o anche singole parti senza
esplicito permesso e verifica
della loro successiva
collocazione.
Ecco la necessità
assoluta
- e non certo a
fini di
lucro! - di Copyright come
difesa da maldestre
copiature, tanto più
se date come di
pertinenza di altri siti con i quali NON abbiamo diretti contatti, anzi
della cui esistenza non avevamo nemmeno notizia. Per
evitare futili discussioni la
necessità di precisare significati e chiavi di lettura introduce
aggiunte metodologiche e normative per una maggior diffusione
tradotte anche in
inglese,
a partire da precisazioni
rigorose che suggeriscono di considerare in scala discendente come
valide
informazioni:
le
osservazioni documentabili concretamente di FATTI e di OGGETTI
in mancanza
di meglio rappresentati da immagini
(*)
le
testimonianze di prima
mano
(**)
scritti di prima mano
spontanei, immediati e non elaborati,
filmati e registrazioni
dati mediatici d'informazione diretta -
non
articoli
di fatti "raccontati"
e - molto
indietro, per ultimi - i "Maestri"
(*)Di
conseguenza cerchiamo di provvedere a che nel sito ogni immagine si
costituisca anche come
link di provenienza - e
come
per ogni altro link - venga di continuo monitorata e
aggiornata.
(**)Le
testimonianze "orali" possono venir registrate e/o filmate, ma se
trascritte o riferite da
terzi perdono
la
loro caratteristica primaria di garantita AUTENTICITA'.
Con gli "oggetti" e
"fatti" protagonisti, le
testimonianze
scritte di PRIMA MANO sono gli elemento cardine di tutto questo lavoro.
per convalidarne l'AUTENTICITA' valga
l'affermazione derivante dalla
pratica professionale che per
molte vittime risulta più
facile
esporre per
scritto che a voceanche
gravissime passate sofferenze.
Ed
appunto
per meglio valorizzare la
questione delle testimonianze di PRIMA MANO è in corso un
cambiamento importantissimo: parti
di file significativi di
questo sito riguardanti
"bambini" verranno
pubblicati come
capitoli di volumi tematici di pertinenza di un altro
sito come
aggiornamenti del libro Bambini di ieri = adulti di
oggi. Adulti
di oggi
Some
files begin with quotes summarizing and/or only alluding
to define basics and meaning, purpose and disclaimer regarding Web site
and related books, but a very IMPORTANT totally DEDICATED page - Presentazione
e diffide/Press-release
- MUST be read
almost ever as key
introduction
of the whole
matter; any way it sub-chapteer aphorisms
This site
and
the book do
NOT be a
fount of notices but an ENCYCLOPEDIC
gather of different
subjects
coming from different
sources
and shared by different
Authors:
one another to
be read time by time, or better to
be CONSULTED
even for learning,
To
manage meaning and implications of the crucial FIRST HAND testimonies,
besides to check every inconsistent debate regarding their validation:
on EVERY file does appear this quote: to note
that for
some victims it is often easier to
write
than to
speak.
The
need to specify meanings and keys of
reading introduces methodological and/or instructing/founding
additions: a rigorous methodological specification suggests to consider
as valid information - in decreasing order:
the concretely documentable observations
of FACTS
and OBJECTS
in default of objects concreteness their
shape
shown
with images
(*)
personalinstinctive - not thought of - testimonies
spontaneous, unprepared, not re-read first
hand writings,
movies and voice recorded data
direct media news - not descriptive essays
and - far behind, in the last position -
the
"Masters"
(*) Consequently in the site every image
should
be
also a link to the place it comes from and - as for every other link
- constantly watched and up-to-dated.
(**) "Oral" reports can be videotaped
and/or
voice
recorded, but if only transcribed or reported
by a third person they losetheir
primary
characteristic of sure faithfulness.
Together with "deeds" and "things" as
protagonists, the written
first hand impromptu
testimonies do be foundation of this whole work.
In
order to avoid futile debates on the AUTHENTICITY of the FIRST-HAND
reports, should be considered an assertion coming from the professional
experience: to bring up
serious
traumatic recalls it is easierto
write than to speak.
Avviso
importante / To a better use of
this file/chapter:
Gli SCOPI
di
questo sito e del/i libro/i che ne derivano NON
sono di fornire dati di pura "curiosità", ma di AGIRE per
contrastare
conseguenze delle evoluzioni
più bieche della malvagità umana: sito e libri sono
quindi non solo
"teoria" ma "FATTI"
e come tali
oggetto di conflittualità non solo
teorica. I veri "fatti" e le informazioni che se ne possono raccogliere
non sono immutabili "simboli" ma sono in continuo divenire: sito e
libri successivi debbono quindi costituirsi come riflesso testimoniale
di queste incalzanti informazioni. Di conseguenza spesso - IN
CONCOMITANZA con accadimenti della concreta "vita
quotidiana" - sito e singoli file vengono manomessi
se non cancellati: anche il presente file - molto
modificato dopo la
prima
pubblicazione del libro It's
Abuse
NOT Science fiction - è stato danneggiato più
volte e in modo molto
grave.
Dalla
presentazione dettagliata del libro It's
Abuse
NOT Science
fiction, e dalla data di pubblicazione - 14 luglio 2005 -
molto
è cambiato e molti
DOCUMENTI sono stati sia sostituiti che aggiunti. In attesa di
una completa nuova
edizione
del volume principale ne viene
per ora edito un SUPPLEMENTO INTEGRATIVO UP-TO-DATE
DOSSIERS. Per molte
vittime risulta più facile
esporre passate sofferenze per
scritto che a voce
, la diffusione di questi rivissuti
come di nuovi
fatti ora è assicurata da
questa
NUOVA PUBBLICAZIONE: un autonomo
volume
questo
file costituisce il capitolo 5.
*************************
The
book
previously
published at present needs to be modified. It's
Abuse NOT Science fiction
published on July 14 2005 shortly became OUT OF DATE and so required to
present also the consequent novelties coming
from readers comments, from new deeds and MOSTLY on present-day
flash-back
discolosures - to
note that for
some victims it is easier to write
than to
speak. UP-TO-DATE
DOSSIERS of
It's Abuse
NOT Science fiction = Gli
Abusi
mentali, fisici e
tecnologici NON sono Fantascienzafor
the
time being is a supplementary
book,
supplementary but matching
also by itself not only to propose simple
improvement, rather to share new particularly important
DOCUMENTS: as this file
becoming its chapter 5.
Importantissimi
da tutti i
punti di
vista è quanto riguarda gli ABUSI
commessi su BAMBINI:
questo file - ora, per
maggior
stabilità dei contenuti, presentato anche in pdf
-principalmente
dedicato
proprio a
questa questione rappresenta in fondo la principale dichiarazione
di
intenti
dell'Associazione:
va quindi segnalata, e con
gran rilievo, una seri di dati.
Da questo
dramma ha
preso origine l'Associazione
e le sue
iniziative: è quindi il vero perno
di
questo lavoro.
La prima
di queste "vittime
consapevoli" ha iniziato il suo percorso chiarificatore nel
1994: nei
continui aggiornamenti e
ristrutturazioni di questo file vanno seguite le successive nuove
precisazioni della originaria testimonianza.
Nuovi
casi e nuove
testimonianze si sono succeduti nel
frattempo - italiani e stranieri - fornendo un enorme dossier scritto e
documentato.
Un
dossier non
pubblicabile se non in parte minima per la
sua mole e per la delicatezza di alcuni dati.
Per
semplificare e
condensare il materiale raccolto e
trasmissibile, questo file/capitolo dà la precedenza agli
scritti di prima mano ITALIANI con parziali traduzioni estemporanee:
mentre in altri file e in un altro sito
si trovano stralci di testimonianze scritte in altre lingue.
Per
l'importanza
descrittiva del contenuto e per la
priorità della sua presentazione la prima "testimonianza
italiana" si trova
anche in altri file dello stesso e di un altro sito e le è
stata - arbitrariamente - aggiunta una parziale traduzione
in inglese.
Per
essere
riconoscibili a prima vista come documenti non
elaborati tutti i testi derivati da dirette esperienze sono riportati
trascritti in caratteri
unificati mimanti la
scrittura a mano -
mistral
nel file in rete, in carattteri
differenti
per ciscun testimone nelle trasposizioni dei file in "capitoli".di
libri.
Una
pubblicazione a se stante avente come punto cardine
il concetto di MEMORIA
ospita anche la parte documentale di questo file
come emblematico della possibilità e concretezza dei rivissuti
e della realtà "non fantascientifica" dell'estrema malvagità
umana.
Le
testimonianze verbali
in
continuo svolgimento
sono avvalorate anche da FOTOGRAFIE
AUTENTICHE
a comprovare
gravissimi esperimenti
ostetrici
su
bambine e CONSEGUENZE
di esperimenti
"farmacologici" (?) di
natura non appurata su bambini di
entrambi i sessi.
La
maggioranza internazionale di testimoninanti vittime sopravvissute
è costituita da - spesso moltissimi anni dopo - da DONNE
adulte: forse perché sopravvissute in maggior numero, o forse
perché meno intensivamente coinvolte e depersonalizzate.
Importantissimi
documenti riguardanti MASCHI come
vittime sono esemplificati e discussi nel file/capitolo Mind
Control Victim Awarded $1 Million in cui si citano
informazioni precise tratte dalle accurate ricerche della The Johnny Gosch
Foundation. (Il filmato "cancellato" nel 1994 Conspiracy of
silence è però ancora rintracciabile e scaricabile.)
Questo
file sarà sempre in continuative ristrutturazioni
e completamenti per costituire
una sede
ove aggiornare - scelte
con la massima critica e attenzione - le
testimonianze di
chi sta già ampliando il suo percorso di precise documentabili
informazioni.
Le
documentazioni dirette e
le testimonianze sono proposte anche - come scopo non certo
secondario - per
suggerire riferimenti concreti e incoraggiamenti a vittime non ancora
consapevoli.
Va
comunque sottolineato che
parte di questi dati riguardanti Abusi
commessi in nome della Medicina sono
accompagnati da testimonianze di Addestramenti
e Stragi.
Come si legge - ad
esempio nel sito della Fondazione Johnny Gosch
- e si deduce nei paragrafi successivi, si tratta di delitti su vasta
scala e poliedrici commessi da un organizatissima corporazionedi
cerchio di porno-pedolfilia. Dati precisi evidenziano come questo
stesso
circolo di porno-pedofilo sia collegato con riciclaggio di denaro,
traffico di droga e di armi ecc.-
Come
riepilogo
dei
concetti generali giunge però qui molto opportuna la
possibilità di commentare
una considerazione
che ci
è stata mossa a proposito dei modi nefasti di considerare
i
bambini e
delle loro conseguenze nel corso delle generazioni future. Da
segnalazioni
come
quelle contenute nel file/capitolo di un altro sito/libroImbroglio è
il
contrario di sviluppo, in Delgado
& Skinner ecc.
un interlocutore aveva - erroneamente! -dedotto che una
volontà
specificamente "malvagia" fosse
di continuo in azione da
dietro
le
quinte con
precisi
propositi per
ottenere simili
risultati. Di
fatto esistono e sono veri e attivi e diffusi a
macchia d'olio - e non "leggende metropolitane" - progetti che
propongono la mente
come campo
di
battaglia: ed esistono
fotografie
e testimonianze di prima
mano tra loro coincidenti che ne dimostrano
l'effettiva espressione
concreta.PURTROPPO
invece
per
lo più metodi
rovinosi di allevamento delle giovani generazioni
NON provengono da azioni programmate - che
come tali potrebbero venir combattute più apertamente. I
comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano
piuttosto una
NORMALE curva
di Gauss
con agli estremi qui
i "buonissimi" - e i loro
Maestri
- e
là i "cattivissimi" e i
loro istigatori;
mentre - e qui è da
ripetere:
"purtroppo" -
al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti
non-sviluppati,
di infanzie
malvissute
o non
vissute e/o
rimosse. Se lo si
vuole veramente e si è
disponibili sul serio a
generalizzarla, una realtà ben concreta civile e ragionevole
e
fattiva - "non-virtuale", non "mediatica", non sentimentalmente
polarizzante un'attenzione
"guidata" - può sia "costruire" sul nuovo che
accettare scomode denunce e sconvolgenti perversità. "Brutte
notizie" circolano
e imperversano comunque con informazioni chiassose e sbagliate e
travisate, sadicamente
scandalistiche: in
un "deserto
morale e emozionale", in un contestoannoiato
e quindi
alla ricerca di sensazionalismi
SADICI è più che facile polarizzare
un'attenzione esagerata e prolungata su SINGOLI casi di veri o presunti
o da discutere "orrendi delitti".
A margine
dell’ennesimo
arresto di fruitori di pedo-pornografia on line, un articolo
di Repubblica,
per bocca di Giovanni
Arena, presidente di Telefono
Arcobaleno, porta finalmente l’attenzione sulle
vittime.
Credo valga più di tutto, riportare le sue parole:
Nel
Decreto
Sicurezza, di recente
approvazione al Senato, [pare] siano state dimenticate le vittime del
pedobusiness. Per i bambini che subiscono violenze sessuali dirette,
infatti, la legge prevede il gratuito patrocinio dello Stato. Nel
Decreto Sicurezza del governo invece
i minori sfruttati sessualmente da pedofili per produrre e diffondere
materiale pedopornografico non sembra abbiano gli stessi diritti.
Eppure la circolazione di immagini che riportano lo strazio di circa
40.000 bambini in tutto il mondo riguarda prevalentemente minori dai 7
ai 9 anni, vittime evidentemente dimenticate. Insomma, è in atto
un processo culturale pericoloso, che tende a considerare la pedofilia
on line un crimine virtuale e non una vera e propria atrocità
contro l'umanità, che coinvolge bambini veri e sempre più
piccoli, sfruttati per alimentare ogni giorno un infame mercato di
esseri umani.
Ma
è ancor più
facile
incoraggiare
una subdola pervasiva "reazione
di
rifiuto" atta a coprire
enormi "delitti
collettivi", magari con il pretesto salva-coscienza di
stigmatizzare con false
astrazioni
singole riduttive
categorie - ad
esempio i "maschi
pedofili" o
le "nuove
generazioni"
destinate ad
albergare "mostricini in erba" - magari drogati di per sé o da imbottire
di
psicofarmaci ufficialmente
prescritti. Per lo più coperte
dal
rumoroso, supponente e
SADICO "disimpegno" di sicuro, pur
in sottofondo, dati di fatto concreti rivelano
l'attiva esistenza di situazioni reali: se
non ci si lascia abbagliare dal "banale" generalizzabile a vuoto, dal
sadismo sentimentale che esagera magari i "casi semplici" ci si
può
accorgere di
incontrare "fatti delittuosi gravissimi" che "esistono" e
"parlano" di per sé, e sono probabilmente
molto
più diffusi di quanto appaia. Ma
perché
non sperare nel contrario dal successo di: Boccuccia
di
Rosa / Bambole Rotte? O
di bambini e
ragazzini cheinsieme
e
solidarmente
lavorano assieme per
preparare
e pubblicare giornali che trattano anche argomenti
a
forte valenza sociale,
capaci di
costruire in armonia e render condivisibili esperienze valide?
Children
Exploitation
Dalle pubblicazioni di Fritz
Springmeier & Cisco
Wheeler, ma
come
sempre con
beneficio di inventario, citiamo
tradotta in italiano -
in quanto facile da trovare in
inglese
- la descrizione del programma
degli
Illuminatidiviso
in 12
punti, analogo al programma
Monarch. 2)
PROVOCAZIONE DI
TRAUMI E TORTURE SULLA VITTIMA
A.
scelta del luogo e utilizzo anche di bambini per le torture B. le
conseguenze
dei traumi sono la creazione di PTSD e DID (MPD) C.
come provocare
le torture e i tipi di trauma
D.
come funziona
l'MPD
E. la
parte
principale
F. le esperienze principali
9)
MANIPOLAZIONE DELLA
MENTE ATTRAVERSO METODI PSICOLOGICI:
MODIFICA DEL COMPORTAMENTO, MOTIVAZIONE PSICOLOGICA E NLP"
A.
condizionare la vittima tramite i genitori
style="font-weight: normal;"> B.
modifica del
comportamento e induzione all'ubbidienza C.
isolamento D.
ripetitività E.
leve
psicologiche: desideri, bisogni e volontà F.
lavaggio del
cervello con un linguaggio che influenza la mente G.
inversione di
dolore e piacere [perversione masochista]
E
qui il testo di una
mail in inglese che - pur prenendo le mosse da un singolo
caso - presenta
il più
recente e completo testo di
ricerca in proposito:
I
have known Nick
Bryant since 2002
when he was in the early stages of unraveling the history of the
pedophile
network that operated out of Omaha,
Nebraska, in the 1970s
and 1980s, first exposed on a large scale in Senator John DeCamp's 1992
book, The Franklin Cover-Up. For
seven years, Nick Bryant has
devoted himself tirelessly to the investigation of this case. He has
flown all over the USA to meet the victims, earned their trust, and
interviewed them in depth. He has poured through original documents, Omaha
Police Department reports
and internal memos, Nebraska
State
Patrol reports, Nebraska
Department of Social Services
reports,
internal Boys
Town reports, victim debriefings,
hundreds of the ring's
airline receipts, and court transcripts never before reviewed. He has
scrutinized all of this data with a critical eye, and set his own
standard of at least triple-corroboration for all of his facts. Nick
Bryant has
found irrefutable
evidence of a cover-up of a transcontinental
network of
child sex
trafficking by the FBI, Secret
Service, and Department of
Justice. Many
of these children were accessed through the foster-care system; many
were accessed through Boys Town.
I
feel that I know
Nick Bryant well
enough to say that his ethics and investigational rigor are impeccable.
This
book does not offer speculation. It offers facts. If any
person
or
organization, e.g., the False
Memory Syndrome Foundation,
launches an
attack on this book, they will find themselves defeated by a rock-solid
wall of verified facts. This book is oddly
pleasant to read - [as also the Wanda
Karriker's
book: Morning comes quickly]
-
The tone is friendly, personal, even funny at times. Nick Bryant shares
with the reader his personal reactions to the unsettling events that
occur during the investigation, and the evidence that he uncovers. Nick
Bryant has
made other major
contributions to our world, including his book, America's
Children:
Triumph of Tragedy, addressing
the medical and developmental
problems
of lower socioeconomic children in America. His writing on the plight
of disadvantaged children has also been extensively published in many
peer-reviewed journal publications.The
Franklin Scandal may be
his
most ground-breaking work because it reveals evidence of complicity in
the abuse of children by
institutions that
are supposed to protect
them, and may help to make our systems more accountable
and
responsive
to abused children. Nick's
book, The Franklin Scandal, is
being released this week, and is available at: www.franklinscandal.com
. See
the press release below. Note the
connection of the Franklin
case to ritual abuse in the second-to-last paragraph below. Feel
free
to
circulate and re-post
this message. Warmly, Ellen Lacter, Ph.D. Psychologist in
San Diego,
California, USA
PRESS RELEASE: New Book
Exposes
Pedophilia,
Government Officials and Cover-up For
Release: Immediately Contact: Kent
Goodman, TrineDay Books
Publicity Director (541)
954-8142kgoodman@amselmedia.com Website: www.franklinscandal.com
THE
FRANKLIN SCANDAL, by Nick
Bryant,
will be the first commercially
published book to tell the shocking
true
tale of the power elite
involved in the most despicable crimes against
children. These youths were used and abused for entertainment, and knew
what would happen to them if there ever came clean. In one case, a
young girl had been abused since the age of 14, she refused to recant
her abuse, and she was sentenced to prison for 9-15 years on trumped up
charges.
BoysTown statement: Every
child who arrives at Boys Town has a story to tell. A story of neglect
and abuse... of disappointments and devastation. You make it possible
for us to provide a home, and more importantly, healing. Thank you for
being a part of a bright future for our children.
The
nationwide
trafficking ring was
run by a pair of Republican powerbrokers who used the venerable Boys
Town as a pedophile
reservoir;
they had access to the highest levels of
our government, and connections to the CIA.
Nebraska
legislators nearly exposed
the ring, but its unveiling had the potential to produce seismic
political aftershocks. This resulted in a rash
of deaths and a full
court press by federal law enforcement, including the FBI, Secret
Service, and Justice Department, not to mention the
mainstream media, effecting
an immaculate
cover-up of the trafficking
network. and a former US State
and federal grand juries in NebraskaAttorney for the District of
Columbia also played an
integral role in
the cover-up. Moreover, author Bryant shows that a number of officers
of the court who participated in the cover-up experienced upward
mobility in either the state or federal judiciaries.
Bryant
has spent seven years
researching this book and he’s traveled approximately 40,000 miles.
He’s had access to thousands of documents that would ultimately be
sealed by two grand juries. His documentation includes FBI reports and
interoffice memos, Omaha Police Department reports and internal memos,
Nebraska State Patrol reports, Nebraska Department of Social Services
reports, internal Boys Town
reports, victim debriefings, hundreds of
the ring’s airline receipts, etc. He’s also interviewed several of the
network’s victims who are now young adults. The
FRANKLIN SCANDAL also tackles the
issue of ritual
abuse. Indeed, some of the victims that Bryant has
interviewed have confessed to being ritually abused. To corroborate
their accounts, Bryant’s book highlights several studies published in
academic journals that back up the reality of this heinous practice,
including a study conducted by Young
et al. published in the Journal
of
Child Abuse and Neglect -[look at
newest scripts: Child
Abuse & Neglect], and the Extreme
Abuse Survey
conducted
by Becker et al. The
author also
discusses the Finders and sheds insights
into its activities that have eluded many researchers. Nick
Bryant’s writing has recurrently
focused on the plight of disadvantaged children in the United States,
and he’s been published in numerous national journals, including the Journal of Professional
Ethics, Journal of Applied
Developmental
Psychology, Journal of Social
Distress and
Homelessness, Journal of
Health Care for the Poor and Underserved, and Journal of School Health.
He has also published a book, America’s Children:
Triumph of
Tragedy,
addressing the medical and developmental problems of lower
socioeconomic children in America.
Molto seria e
convincente è questa documentazione / Really seriously
done and very persuasive are the below documenting quotations: Why
Johnny Can't Come Home [ILLUSTRATED]
(Paperback)
~ Noreen N. Gosch(Author)Posted by:
Phil_Jayhan on 07/08/2006 06:48 PM Updated by:
Phil_Jayhan on 08/31/2006 11:36 PM Expires: 01/01/2011
12:00 AM
On September 5, 1982, Johnny Gosch was
abducted while doing his Sunday
morning paper route, for the Des Moines Register. This day began a 23
year search for Johnny, and the truth. Johnny's abduction was not by
chance. Evidence indicates Johnny's picture was shown to several people
the night before, as the child they would abduct in the morning. In 1989, Paul Bonacci provided his
attorney, John DeCamp, with
information indicating he had participated in the abduction of a Des
Moines, Iowa paper boy. This paper boy was Johnny Gosch. Bonacci's
testimony provided a great deal of information about Johnny and his
case, however local authorities refuse to interview him, questioning
his credibility.According to numerous reports by Paul Bonacci, Michael
LaVey (son of Anton LaVey), and Johnny Gosch himself, Johnny was taken
by a highly organized, very corporate global pedophile/pornography
ring. Evidence links this same porno/pedophile ring to the 80's
'congressional call boy scandal', money laundering, drug running,
illegal arms deals and more.Like so many others, before and since,
Johnny was subjected to severe trauma and torture of a satanic and
sexual nature, in order to intentionally destroy the conscious
personality.... brainwashing. This intentional application of trauma is
a systematic procedure used to control these victims, in order to use
them in sexual slavery, pornography and more.
History
will
have to record that the Greatest
Tragedyof
this period
of Social Transition wasNOTthe strident
clamorof
the Bad
People,
but the APPALLING
SILENCE
of the good
people.
I
bambini scompaiono.
Svaniscono come
fantasmi. E
talvolta non ritornano.Nell'anno 2006, fino al 7 dicembre, 1.687 minori
(MILLESEICENTOTTANTASETTE MINORI) risultano
ancora da
cercare
in Italia secondo la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di
Stato. 385 (TRECENTOTTANTACINQUE) sono tra gli 0 e i 10 anni di
età, di
cui 107 italiani (lo scorso anno 52) e 278 stranieri. E’ un fenomeno
(un business?) in continua crescita dal 2004. E manca ancora il periodo
natalizio. Al posto di Babbo Natale ci sarà l’Orco di Natale.
Invece di
portarti un triciclo ti asporta un rene. Leggo
le
statistiche e le
lettere di denuncia che ricevo e non
capisco.
I bambini sono sacri. E allora perchè i media ne parlano solo in
alcuni
casi? La politica non si mobilita? Quando vedete un bambino solo che
chiede la carità non voltatevi. Chiamate
la
polizia,
i carabinieri, i vigili urbani. Questi numeri spaventano, anche se:
“circa l’80% dei bambini che ‘scompaiono’ rientrano nella categoria
degli allontanamenti volontari o delle sottrazioni operate dai genitori
stessi”. Non
riesco
crederci.
Datemi un aiuto. I dati vanno forse interpretati?
E
non crediate di essere dei
mostri. Se
volete eccedere c’è
anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in
vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di
ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro
piacimento.
Già vi vedo
con
gli occhi increduli: ma che dice questo pazzo?
Ok! Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809. Risponde il Panaf Nite Club di Doraville,
Stato della
Georgia (U.S.A.)
L’addetto
allo
“smistamento” si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno
che non scherza, abituato a scelte impopolari. E’ lui, novello
Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a
prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili
russi ed arabi.
Chi è
bruttino, a
prescindere dal sesso, è destinato alle
guerre d’Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in
Arabia Saudita. Le
ditte che
si occupano della trasposizione
della massa lavoratrice
si
trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in
Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia. Potete vendere
i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali. Se
volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne
la scomparsa all’assicurazione ed alla polizia.
Ho
bisogno del
vostro aiuto: andate all'indirizzo http://gracc.iobloggo.com/archive.php?eid=334inserite
nei
commenti di questo post il vostro nome, cognome e la
vostra città e provvederò io a inviare una copia di
questo articolo a
tutte le testate giornalistiche italiane, i TG e a tutti gli indirizzi
possibili e immaginabili chiedendo di parlare di questo articolo. E'
una vergogna che queste cose vengano sempre CENSURATE. Non
facciamo
confusione ... inviate questo articolo a tutte le persone che
conoscete, inseritelo nei forum che frequentate o consigliatelo a chi
ha dei blog ... perché la liste delle persone devono essere
tutte
presenti nel mio blog altrimenti ci possiamo perdere qualcuno. Se ci
aiutiamo
a vicenda possiamo farcela. Grazie. gr@cc
La
follia è l'oblio di un grande dolore...
Al gigantesco,
diffuso
"deposito disponibile" costituito dalla MEMORIA
si
sottrae
l'inconscio
patologico in cui precipita
l'inaccettabile. E' stato detto - da Nietzsche
ne La gaia scienza - che se
ricollegarsi è
sinonimo
di autenticità, la vera sapienza è il
ricollegarsi
a quello
che si
sapeva già, alla propria esperienza
esistenziale...:
ma purtroppo di riscontro esiste anche la
follia [che
è]l'oblio
di un grande dolore... Ma l'inautenticità
non si ferma, prosegue
nella
sua opera distruttiva: al grande dolore
e
all'obliosuccessivo
segue un progressivo ottundimento
comunque quasi sempre "smentito" da un accompagnamento incongruo e
occasionale
di ansie se
non terrori,
non
solo non proporzionati ma neanche collegati con ciò che sta
accadendo. E tutto questo può
continuare
a svilupparsi, per acquietarsi semmai forse soltanto in una forma di -
apparente - ulteriore, rinnovata stupidità,
ultimo gradino di difesa contro una sofferenza
definitivamente senza perché.
Il
corpo ha diverse forme di memoria... Esistono atti
non-consapevoli ... Ma è vero anche che noi di quegli atti non
abbiamo
memoria (intesa come il ricordo che ci diciamo) se non come memoria corporea.
Al
gigantesco, diffuso di
"deposito disponibile" costituito
dalla MEMORIA si
sottrae
l'inconscio
patologico in cui precipita
l'inaccettabile. E' stato detto - da Nietzsche
ne La gaia scienza - che se
ricollegarsi è
sinonimo
di autenticità, la vera sapienza è il
ricollegarsi
a quello
che si
sapeva già, alla propria esperienza
esistenziale...:
ma purtroppo di riscontro esiste anche la
follia [che
è]l'oblio
di un grande dolore... Ma l'inautenticitànon
si ferma, prosegue nella
sua opera distruttiva: al grande
dolore
e
all'obliosuccessivo
segue un progressivo ottundimento
comunque quasi sempre "smentito" da un accompagnamento incongruo e
occasionale
di ansie
se
non terrori,
non
solo non proporzionati ma neanche collegati con ciò che sta
accadendo. E tutto questo può
continuare
a svilupparsi, per acquietarsi semmai forse soltanto in una forma di -
apparente - ulteriore, rinnovata stupidità,
ultimo gradino di difesa contro una sofferenza
definitivamente senza perché.
Il
corpo ha diverse forme di memoria... Esistono atti
non-consapevoli ... Ma è vero anche che noi di quegli atti non
abbiamo
memoria (intesa come il ricordo che ci diciamo) se non come memoria corporea.
Prima
di entrare direttamente
nelle più
significative documentazioni,
è
necessaria una
precisazione su PECULIARITA' indiscutibili relativi alla particolare
categoria di ricostruzioni
e esposizioni di eventi molto speciali: i FLASH-BACK, i RIVISSUTI
che sono ben differenti da ogni consepevole "richiamare alla
memoria",
da quanto usualmente si considera un informato "testimoniare": anzi:
sono del
tutto antitetici al "raccontare
i ricordi".
TIPICO
è il loro "affiorare"
involontario e quasi inconsapevole, il loro
strutturarsi poco per volta soprattutto attraverso
sensazioni corporee: e i "corpi parlano" a chi li vuol
ascoltare
non solo giorno dopo giorno ma anno dopo
anno,
particolare per particolare, con
un'estrema minuzia. Questo riaffiorare
di sensazioni sopite rivela i contenuti A
MOSAICO in
una successione temporale graduale non certo
cronologica e lineare, mentre
invece i lunghi
intervalli espressivi si susseguono con una loro rigorosa
regolarità
temporale: appunto per documentare questa peculiarità vengono
citate
con
cura le date delle testimonianze scritte nel loro intersecarsi. Ma
quanto scritto è soltanto la punta dell'iceberg
delle possibili documentazioni: i dossier privati - accompagnati anche
da denunce alla Magistratura - contengono enormi tabulati delle
telefonate nelle quali i "rivissuti"
sono stati trasmessi NON certo come "memorie
raccontate" ma nel tempo reale del loro "emergere"
sensoriale. Attraverso
un "rivivere
fisico e sensoriale" -
purché assecondato in
quel dato momento
- anche "ricordi" altrimenti insostenibili trovano la
possibilità di
tradursi in termini di consapevolezza
personale e possono rendersi trasmissibili in un contatto
verbale:
ecco che allora il peggiore grande
dolore
può uscire dal buio opprimente del forzato oblio e NON
risultare più
un inesorabile, crudele destino, e/o neanche costretto ad "aprirsi" in modo
persecutorio
chiudendosi in nuclei di emozioni ego-centrate di rabbia
rivendicativa.
Scrive chi conosce bene queste esperienze:
...la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi...
Questa
modalità estrema di ricostruzione
del proprio passato EMERGE involontaria quasi in stato di semi-trance -
definto
ufficialmente come "arousal"
-
in uno
strutturarsi poco per volta attraverso
sensazioni corporee: ma i "corpi parlano" con cautela e
lunghe
dilazioni anche a chi è ben disposto a volerli
ascoltare; con lunghe esitanti sospensioni non solo giorno dopo giorno
ma anno
dopo
anno,
particolare per particolare, intessendo il tutto
in un minuzioso restauro
di ogni aspetto e concatenazione, con intervalli significativi
per quanto riguarda i singoli momenti
di"arousal": appunto per documentare questa
peculiarità citiamo
con cura le date
delle testimonianze scritte - spesso
questo
emergere compare più facile e sincero per scritto che a voce-
nel loro efficace intersecarsi secondo ben precise regole intrinseche
di tempi di emersione e di presentazione di dettagli dei contenuti.
Descrizioni di fatti anche gravissimi, dossier pubblicati e
Denunce alla Magistratura
non
debbono venir invalidati da questa apparente irregolarità di
cronistoria dato che MAI l'oggetto dei veri rivissuti può
presentarsi
come un resoconto lineare:
il loro apparire si manifesta in momenti cruciali ed è intenso,
momentaneo e tumultuoso. Esistono ricordi e ricordi,
attivazioni
positive e terribili rivissuti spesso accompagnati da inaudite
sofferenze quasi persin superiori a quelle sopportate durante i fatti
in ogggetto. La possibilità di reggere e non soccombere
né mentalmente
- nell'ottuso e angosciante oblio
- né fisicamente deve venir supportata e condivisa da presenze
partecipi, in una diffusione collaborativa: oltre alla scrittura, mezzo
eccezionalmente valido di partecipazione istantanea, attiva e
protettiva si rivela
così la disponibilità
del TELEFONO.
Tempestive immediate telefonate possono cioè accompgnare
concretamente
l'effettivo lavorio del
faticoso e concentrato riemergere - e TESTIMONIARE - contenuti
altrimenti insopportabili. Le telefonate lasciano inoltre una traccia
ritrovabile:
dimostrartivi
divengono così
dal lato oggettivo
documentale i tabulati datanti "quando" e "come" i "rivissuti"
vengono trasmessi nel loro immediato
riaffiorare,NON
certo come
programmate"memorie
raccontate" in via di rielaborazione ma nel tempo reale
del loro "arousal"
sensoriale. com
ne fanno fede i tabulati delle
numerosissime
telefonate rivelanti nell'immediato
i
flash-back in corso. E'
comunque così che un
"rivivere fisico e sensoriale" -
assecondato in
quel dato momento
- trova la possibilità di tradursi in termini di consapevolezza
personale ed anche di rendersi trasmissibile in un contatto verbale:
ecco che allora il peggior grande
dolore,
la più angosciante e debilitantesindrome post
traumatica
possono uscire dal buio opprimente del forzato oblio, NON
risultare più
un inesorabile, crudele destino, nè una continua fonte di
inconsapevoli incubi ma tradursi al contrario in esperienza
che arrichisce - e che insegna.
Qualche
volta mi sembra di individuare
la personalità di
uno
degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si
ritira, come
una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite
allo scoperto
vigliacchi di cervelli bacati!!! Penso
di avere
iniziato ad ospitare altri
cervelli nel mio all’età di tre anni.... ...
Quando
scrivo dei miei
multipli
non lo faccio con
superficialità, ma semplicemente come un dato
di fatto, un
qualcosa che
purtroppo, per ora, fanno parte di me. Prendendone atto vado avanti
cercando di arrivare il più vicino possibile al bandolo della
matassa… e non è semplice. In questo preciso momento ho una
immagine nella testa, una bella cipolla bianca, ma devo dire che anche
un carciofo può servire come esempio. Ho imparato che se non
puoi sfuggire ai tuoi “guai“, ti conviene affrontarli, con calma,
senza rabbia e rancore. A volte la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi.
E' comunque
così che un
"rivivere fisico e sensoriale" -
assecondato proprio in
quel dato momento
- trova la possibilità di tradursi in termini di consapevolezza
personale, e si rende trasmissibile in un contatto verbale:
ecco che allora il peggior grande dolore,
la più angosciante e debilitante sindrome
post
traumatica
possono uscire dal buio opprimente del forzato oblio, NON
risultare più
un inesorabile, crudele destino, nè una continua fonte di
inconsapevoli incubi ma tradursi al contrario in esperienza
che arrichisce - e che insegna.
Besides
the
scripts here
shown as FIRST HAND documents, Association's
private dossiers put
into tabular form and holds a lot of phone
calls - and
also gave them to already done Tribunal Denounces - to make clear how
such "body remembering" sudden and shocking impact and can be conveyed
to well timely share as they are rising up.
Common
place people too often
mystifies
appearance,
"broadcasts" advertisement and superficial brightness with
the whole REALITY
itself: to easy memorize is confused with more cleverness;
the
possibility to find something without conscious effort can be defined
not only with the blundering term of intuition,
but unfortunately even
often it is "burglarized"
with the solemn coming on of the mighty name of instinct. But,
very worse, common place people - also badly taught by bad
"teachers"- doesn't acknowledge that memory's open go-between on
and off function corresponds only to open conscious
and at
disposal pre-conscious, not to an unconsciousgreat
sorrow which
doesn't allow tobe
remembered. Its "forbidden" contents never should be compared
with
"normal" memory or "normal" oversights or forgetfulness. Memory,
the basic function to recall data, to get them at consciousness, or
simply to get able to bring something to mind...: there are a
lot of mixed-up cross-purposes which so often transforms every talk on
this
subject into a lot of ever more faulty - if not damaging - quid pro quo.To
begin it should be
required
a short explanation on regard of
the presented DOCUMENTS: to understand the whole matter and also to
receive an avail to better
know this particular condition of "remembering" not sharing
usual "told" verbal
MEMORIES whilst real impromptu FLASH-BACKS
coming up without any
regular "time table" from - involuntary, often almost unaware - bodily
feelingson a mosaic
of visions and daydreams and sensing. To
RE-LIVE is very
different
from "consciously witness";
"body memories" come following a strict emotional channel absolutely
very
far from a
descriptive "told" chronological testimony.
Sudden "body
re-lived
feelings" - if not body damages once more occurring - is
the
leading way to
recover the truth of past
happenings:
any way with their main peculiarity to
suddenly surge at random not
complying subjective willing, not
following a chronological, regular time-table - often at intermittent
delays of even some years among previous and next ones - instead going
up
into a strict emotional
channel absolutely very far from a
descriptive "told" chronological testimony
- look on this
page at the
not
at all systematic dates of description of occurred events. It is
seriously misleading to confuse the normal short time's, middle time's and long time's to
separate the
forbearance of the scare from the possibility to manage -
painful - memories and then step by step also to transform them into -
even resilient
-
esperiences. To understand the whole matter, it is unavoidable to avail
and better
know the basic particular
conditions of this "remembering" which does not
share
usual "told" verbal
MEMORIES whilst real impromptu FLASH-BACKS
coming up not from brain but from
the woleness of the body itself. And this occurring
without any
regular "time table" through - unwilling, often unexpected - bodily
feelingson a mosaic
of visions and daydreams and
sub-conscious memories.
To RE-LIVE is very
different
from to "consciously witness";
but traumatic memories and their to be suddenly or hardly and
problematically
recollected
from their more or less tidy archive not ever plunge on a "unconscious
unreachable gap": also this gap could be overcome even only very slowly
and
with a long watchful delicate care.
Besides
the
scripts here
shown as FIRST HAND documents, Association's
private dossiers put
into tabular form and holds a lot of phone
calls - and
also gave them to already done Tribunal Denounces - to make clear how
such "body remembering" sudden and shocking impact and can be conveyed
to well timely share as they are rising up.
Common
place people too often
mystifies
appearance,
"broadcast", advertisement, superficial brightness with
the whole REALITY
itself: to easy memorize is confused with more cleverness;
the
possibility to find something without conscious effort can be defined
not only with the blundering term of intuition,
but unfortunately even
often it is "burglarized"
with the solemn coming on of the mighty name of instinct. But,
very worse, common place people - also badly taught by bad
"teachers"- doesn't acknowledge that memory's open go-between on
and off function corresponds only to open conscious
and at
disposal pre-conscious, not to an unconsciousgreat
sorrow which
doesn't allow tobe
remembered. Its "forbidden" contents never should be compared
with
"normal" memory or "normal" oversights or forgetfulness.
Memory,
the basic function to recall data, to get them at consciousness, or
simply to get able to bring something to mind...: there are a
lot of mixed-up cross-purposes which so often transforms every talk on
this
subject into a lot of ever more faulty - if not damaging - quid pro quo. - look
on this
page at the
not
at all systematic dates of description of occurred events. It is
seriously misleading to confuse the normal short time's, middle time's and long time's to
separate the
forbearance of the scare from the possibility to manage -
painful - memories and then step by step also to transform them into -
even resilient
-
esperiences. To understand the whole matter, it is unavoidable to avail
and better
know the basic particular
conditions of this "remembering" which does not
share
usual "told" verbal
MEMORIES whilst real impromptu FLASH-BACKS
coming up not from brain but from
the woleness of the body itself. And this occurring
without any
regular "time table" through - unwilling, often unexpected - bodily
feelingson a mosaic
of visions and daydreams and sub-conscious memories.
To
RE-LIVE is very
different
from to "consciously witness". Such sudden "body
re-lived
feelings" -
if not body once more relived damages - open the leading way to recover
the truth
of
past happenings; any way with their main peculiarity to
suddenly surge at random not
complying
subjective willing, not
following a chronological, regular time-table - often at intermittent
delays of even some years among previous and next ones: instead going
up
into a strict
emotional channel absolutely very far from a
descriptive "told" chronological testimony. In the bookDie froeliche wissenschaftFriedrich
Nietzsche assumed that Folly is
the
oblivion of a great sorrow...: then
blunting seems to
be the final possible defense against hopeless suffering,
accompanied
in any time by displaced, biased "warnings". If it should even not be
sufficient,
a blind, wearing forgetfulness
growing
towards a sort of wicked stupidity seems may help. Providentially this
isn't ever an
unassailable
cruel destiny: even a faint ray of hope could allow it to fade. But traumatic
memories and their to be suddenly or hardly and
problematically
recollected
from their more or less tidy archive not ever plunge on a "unconscious
unreachable gap": also this gap could be overcome even only very slowly
and
with a long watchful alert and courageous care.
Testimonianze
di esperimenti medici e ostetrici / medical and obstetrical
experiments
Dintorni
di
Torino
Anni '56-' 70.
Mi
ricordo la vergogna del mio corpo... Esperimenti
di creazione
di "giganti artificiali":
per ... "doping sportivo"? per vanità di genitori??? Per
esperimenti di
fisiologia? Per puro sadismo?
In queste fotografie si
può notare l'impressionante cambiamento
delle
gambe del bambino a
partire dall'età di un anno e mezzo - normale - al continuare
dell'ESPERIMENTO negli anni successivi: a cinque anni quasi lunghe come
quelle del padre (!). Cinque anni dopo fratello e sorella sottoposti
- malamente sopravvissuti - al medesimo esperimento. / Child
at one and half year
old with
"normal" proportionate legs; little boy at five with legs
almost long
as father's ones; brother and sister respectively at their ten and
seven showing the progression
of the
"experiment".
Da
notare la
"sfacciataggine" di fotografare questi "orrori" non in un Lager ma in
un contesto familiare di apparente assoluta normalità. / To
notice the shamelessness to photograph these "horrors" as normal family
life situations.
MI
RICORDO LA VERGOGNA DEL MIO CORPO. Mi
ricordo
la vergogna
del mio corpo che coprivo anche in estate. Mi rendeva timido con gli
altri. Nonostante
quello che mi facevano li
volevo vicini perchè usavano parole
dolci. Le gambe
mi dolgono e i piedi pure.
Sembrano finti. Mi chiamavano
"franco-bollo" per i miei lividi. I muscoli [fino a
diciotto anni] non
erano ben formati. Ancora oggi ho
caviglie deboli e polsi delicati.
La paura della puntura
sin da adulto [non
erano
iniezioni
"normali" ma una sostanza molto densa veniva inettata con un ago molto
grosso - un "tre-quarti"]
è
il risultato delle conseguenze.
La paura dell'ospedale ea loro e l'hanno trasmessa a me.
- Dobbiamo fare "questo", tesoro, facciamo presto,stai
bravo, gioia
porta
pazienza...
dicevano zia N. e
M.[mentre
commettevano anche altri
abusi - "osceni" e praticamente "chirurgici" -
sul bambino
di quattro anni]
Quelle
punture mi trasformavano e chiedevo aiuto a mia mamma che faceva la
faccia terrorizzata dalla paura di dover chiamare un'ambulanza ed esser
scoperta. Allora chiamava mia zia che faceva la stregona. [E
qui efficaci e dimostrative
descrizionidi
potenti corporei
"rivissuti" in completo flash-back] Ora
tremo, le gambe non mi
reggono, ho
scorso equilibrio, cammino male portando un piede avanti l'altro. Mi
manca il fiato, ho paura di morire. Ho perso sangue ieri con le torture
(il male)[rivissuti
di violenti e brutali abusi sessuali - non si dimentichi: su un
bambino! - accompagnati anche da vere e proprie torture: stuprato da
più persone mentre era appeso a testa in giù a un albero]. Voglio
chiamare aiuto ma ora non serve. Sono tutto rigido come un vecchio.
Piango moltissimo. Sono al limite della resistenza. Ho
difficoltà a
respirare è come se si schiaxcciasero i polmoni. Cerco aiuto:
per me è
la fine. Ho tanto mal di pancia. [Qui la
calligrafia è abbastanza nitida e non richiede trascrizione,
mentre
quanto segue si trova in parte assieme ad appunti troppo crudi e in
parte riferito a voce]
Cammino
rigido... Il
respiro manca e
sento la morte vicina. Trovo
difficoltà a pensare che è roba di allora. Mi rendo conto
che tutti si
preoccupano che capiti qualcosa di brutto - per loro non per me.
Questo lo sento nell'aria...
La
paura dell'ospedale
era loro e l'hanno trasmessa a me....
[Nello
scritto non
compare un particolare importantissimo detto invece a
voce: - Noi
bambini -
decine
di bambini - dovevamo continuare a
camminare...] In
questa foto
sono meglio evidenziate le gambe di entrambi e segnalate
le tumefazioni vicino alle ginocchia del ragazzo. (La
documentazione fotografica in forma
originale è
molto più ampia e può venir messa a disposizione in
qualsisai momento purché da richieste ben qualificate.) Note
deform legs
and
bumps near both boy's knees (There
is a lot of
other original documents apt to be shared if requested by a
competent source.)
Anche
qui - in un
contesto di "pseudo-normalità": Colonia
marina di
Imperia 1968-70, ove venivano "sfollati" (???) bambini di
zone
alluvionate - la fotografia rivela un orrendo esperimento "ostetrico":
l'evidente gravidanza
al sesto mese delle due bambine di otto
anni con
lo scamiciato scozzese. Come in
ogni altra fotografia,
per correttezza anche qui,
ma le interessate sono disponibilissime a
testimoniare
in proposito. / Also
hereunder, on
apparently NORMAL environment showing a grop of children evacuated
from flood places (???: was it really necessary???). The photos reveal
the horrific experiment: to get
PREGNANT
little eight years old girls. (The
eyes have
been covered to not easy recognize, even if the "protagonists" - at
present grown-ups - are strongly
willing to
testimony.)
Ecco
un'altra
fotografia della stessa serie: mamma e figlie in una
normalissima
passeggiata primaverile in riva al mare... Oltre all'orrore della
situazione delle bambine: dove saranno finiti
poi i neonati???
Mother
and
daughters: a "normal" near sea promenade.
Horror
for little girls,
but...: where
will be the new-borns?
Morte
dell'anima
Testimonianza
diretta degli ABUSI OSTETRICI scritta estemporaneamente - ora da adulta
- da un'altra bambina-madre
di otto anni (di Torino). Questo disegno e i testi seguenti fanno parte
di un ben più ampio dossier non pubblicato e non adatto a venr divulgato; mentre per
evitarne
perdite dovute a danneggiamento dei file i
trascritti
si
trovano anche in altri filedi
questo sito, e sono stati parzialmente pubblicati in un altro sito e libro. La
trascrizione - di scritti che sono ancora in
corso - è esatta
salvo qualche omissione
di frasi non pertinenti.
L'autrice è
nata nel 1969 e i fatti qui riportati riguardano soprattutto l'anno
1977-78
di cui finora non si riescono a trovare documentate le pur clamorose
"tracce": addirittura un intero anno scolastico "svanito nel
nulla"!
In questo caso i numerosissimi scritti e soprattutto
disegni sono stati eseguiti
di getto
quasi in
uno stato di spontanea trance. Questo
rappresenta in modo allegorico se stessa nel passaggio delle varie
età
in cui veniva "usata": da notare il pollice della "mano" confezionato
come un "pacco regalo". In moltissimi altri disegni compaiono un
"pacco" e un "punto interrogativo": solo molto di recente la svolta nei
rivissuti ha individuato
il "regalo": il BAMBINO. Importantissima
a questo proposito è la lucida, implacabile testimonianza
perfettamente spiegata nel sotto-capitolo presenza
amica del file Esperimenti
su
bambine/i
Morte
dell'anima
Mi
sento molto strana, ho la nausea, insomma non mi sento tanto bene.
Ieri
ho provato a
disegnare un bagno, uno qualsiasi… partendo dalla vasca
da bagno, continuando con il lavabo e apposita specchiera, terminando
con
i due sanitari (bidè e tazza). Niente! La stanza da bagno era
nella mia testa, ma sul foglio da disegno non sono riuscita a
materializzarla.
Bagno
=
buco nero, tracollo, ansia, sparizione, trasformazione,
automazione, anafettività, lavoro, preparazione, bianco,
aspirazione (risucchio), cattiveria
calcolata, bravura metodica… tutte
cose che non sento mie, cose aggiunte o
caratteristiche personali esaltate, portate all’estremo.
-
Mie e di
qualcuno d’altro. La domanda è sempre la stessa:
-
Di
chi?
Sono
io a stare
male o
l’altro?
Tutto
mi
appare lontano,
senza tempo e
spazio, le persone sono eteree, mi passano vicino e non le
sento, come se
fossero dei morti viventi, delle ombre e anch’io mi sento un
fantasma. Nel bagno mia madre ha cercato di uccidermi, in quel bagno…
ma evidentemente
c’è un altro bagno che mi fa molta paura e dove ho
lasciato ciò che ero per risvegliarmi completamente
trasformata, diversa… e non mi riconosco più!!!
Provo
a
ricordarmi come ero quando avevo un anno di vita… ma era tanto tempo
fa, prima che il bagno cancellasse tutto e mi svegliassi a
nuova
vita. Penso di
essere morta tante
volte e per ogni risveglio c’era una
sorpresa nuova accompagnata da tanti punti interrogativi.
Cambiamento
=
trasformazione. Trasformazione = allontanamento dalla vera
me stessa.
Credo
di essermi
persa. ...
Ho
sognato di essere in una stanza e all’improvviso, al centro di essa
è apparsa una porta che mi ha quasi stritolata ed una voce
tonante e maschile, uscita da chissà dove, ha minacciato la mia
incolumità… Mi sono svegliata urlando. Il
diavolo ha
comunicato con me!? Ripensando al sogno, sembrava che
facessi parte di un quadro di un pittore surrealista (ho scoperto, dopo
aver visto una mostra, che non mi piacciono), dove il senso delle cose
è simbolico, lineare, geometrico e dove le donne sono viste come
figure amorfe e prive di istinto. La pelle bianca, lo sguardo assente.
Dovrebbero evitare di dipingerle, ho visto certi obbrobri… Comunque, in
questi giorni mi sento distaccata dalla realtà, e mi sento
tremendamente triste, vorrei trovare qualcosa che mi faccia
“battere il cuore”. Vorrei entrare con forza violenta nella vita, nelle
cose, sfondare porte e buttare giù muri, forse sono solo molto
arrabbiata…?
Vorrei
non
dipendere da nessuno, vorrei pensare a me come
ad una persona non come ad un ibrido, ad un essere vivente che non
è più un bambino, ma non è ancora un adulto, anche
se per l’anagrafe tale sono. Vorrei vedere le possibilità che la
vita mi offre, vorrei mandare al diavolo quelle persone che valgono
poco, quelle persone che cercano in tutti i modi di
condizionare
la vita
altrui, facendo dei danni spaventosi…
- Lo
faccio per
il tuo
bene…
Ma
pensa al tuo
di bene! Vai a fare volontariato, vai
in chiesa la domenica, confessati una volta al mese, sii buono, ma fai
tutto questo senza rompermi le scatole e standomi a debita distanza che
io vorrei pensare, riflettere e fare al contrario di ciò che
fate
voi,vorrei pensare in grande.
-
Mi
piacerebbe… -
Vorrei una
famiglia, tutta mia.
Primo
sogno:
Bagno,
lavandino,
mi esce del sangue dalla bocca, abbastanza, non ho
male. Faccio scorrere l’acqua e nel lavandino c’è un piccolo
millepiedi, sembra di metallo, dopo invece appare una vedova
nera, solo che è rossa. Si muove, zampetta qua e là,
poi
l’acqua rischia di farla annegare ed io non me la sento di trarla in
salvo per paura che mi faccia del male. Anche il piccolo ragno pare di metallo.
Secondo
sogno:
Sospesa
per aria, una donna sta mettendo al mondo il suo bambino e
vedo
distintamente la sua testolina fuori dal buco. (Abbia pazienza,
questa è la frase che ho partorito). ... Sono
alla fermata
dell’autobus e come me altre persone aspettano
l’arrivo del mezzo che li porterà a destinazione. Io però
non ho la ben che minima idea di come arrivarci. Mi serve
il 4, oppure l’1,
o conviene
che chieda ad un passante quale è meglio prendere per
andare…dove?!
Sono
alla
stazione, sono seduta sulla poltroncina del mio
vagone… ecco, sento che ci stiamo muovendo. Il treno decolla, prendiamo
quota e uao, che panorama, sembra di stare sul pullman … Tanto
è
comodo! Io sono seduta accanto al finestrino. Ad un
certo punto qualcuno mi da un aggeggio di metallo e mi dice di schiacciare
il pulsante prima di arrivare a destinazione e prima
che quel treno velocissimo ci superi. Quale altro treno? Guardo in
basso ed effettivamente vedo un trenino non molto lungo sfrecciare
sulle rotaie. Come faccio a schiacciare il pulsante al momento giusto?
Tutto deve combaciare, prima il pulsante e dopo il nostro arrivo.
Speriamo in bene ...
Considerazioni:
Preferisco
la
concretezza, anche se volare con la fantasia è
piacevole. Il secondo sogno è “davvero” tutta fantasia? Il
treno sarebbe potuto essere un aereo, forse sono stata ad una stazione,
ho atteso (?), qualcuno
è
venuto a prendermi,
dopo mi
sono
ritrovata sull’aereo completamente rincitrullita. Destinazione ignota,
gente sconosciuta, mi sentivo un pacco postale ubriaco. Adesso, proprio
in questo momento ho la vaga impressione che (mi è sfuggito di
mente), stacco un attimo. ... Riprendo.
Appuntamenti stabiliti in posti
normali,
come la fermata
dell’autobus, o alla stazione al binario 4 o all’1, poi
il buio
completoe
al risveglio in
aereo con la testa nel pallone.
Succedeva
tutto molto in fretta che mi sembrava un sogno, forse nell’arco della
giornata e per molto tempo. Tante, tante volte.
Sogno:
Nel
lavandino
pieno d’acqua nuota un pesciolino rosso (un vero
pesciolino rosso ), mentre sul bordo un gatto cerca di cacciarlo. Il
pesciolino viene “artigliato“ dal gatto e ferito mortalmente
si
ritrova con il ventre
gonfio e
chiaro a galleggiare nell’acqua. Quando
il pesciolino muore si trasforma in una bolla di plastica. All’interno
di essa c’è un pezzo di carne bianca (pollo, tacchino?)
Sono
diffidente, insomma
l’animaletto scompare e al suo posto, come
per incanto, spunta fuori un sacchetto di plastica con all’interno un
boccone di cibo che non ha niente a che vedere con il pesciolino
… Prendo il sacchetto, lo apro e mi ritrovo tra le mani un sacco di
plastica molto più grande con dentro cinque o sei filetti di
trota salmonata che distribuisco, insieme a calzini e magliette, a
degli extra comunitari. Non so come, partecipo ad una gara
automobilistica di formula uno, solo che la pista è per aria e
ci sono dei passaggi pericolosi dove si rischia di essere letteralmente
tritati. Gentilmente mi spiegano il metodo per non rischiare di
lasciarci le penne:
-
Devi
sdraiarti e legarti il labbro superiore
alla punta del naso…
Francamente
mi
sentivo un po’ ridicola,
poi fortunatamente quel passaggio lo hanno tolto. Sogno
due medici
in
camice bianco,
uno dei due
scruta con attenzione la
mia gamba sinistra che è messa maluccio. Il gonfiore parte dal
piede e arriva sino a sotto il ginocchio (è l’unica parte di me
che vedo nel sogno). La gamba non sembra neppure appartenermi
talmente è gonfia, di un gonfiore innaturale con “dune“
sparse quasi uniformemente. Il medico, accarezzandomi l’arto, mi
domanda se sento qualcosa, io gli dico di sì, omettendo che mi
stava facendo un gran solletico.
Lui
continua, mi
domanda nuovamente se adesso sentivo qualcosa, io lo
sentivo e vedevo che l’arto peggiorava a vista d’occhio, ma a detta
del dottore non avrei dovuto più sentire nulla. Non erano
preoccupati né per me né per la mia gamba,
parevano semplicemente interessati … Nel
sogno
le persone avevano per me grande considerazione,
ciò era bello e frustrante allo stesso tempo. IIeri
sera ho guardato il documentario della Marazzi:
Un’ora
sola ti vorrei. Una
scena tra tante ha destato in me
curiosità, la protagonista del film-documentario
collezionava insetti, coleotteri e farfalle, molti di quegli
animaletti li ho anch’io. Anche i pensieri, le frustrazioni e le
fissazioni, ma più di tutto, il sentirsi in ogni momento un pesce
fuor d’acqua. Un’anima in pena. Forse
la sindrome
depressiva
porta
all’estraniarsi da se e
dal mondo che lo circonda. Mi sono rivista, a quella bambina del
documentario, già depressa all’età di due anni,
è successo qualcosa di molto spiacevole. Ritornando a me, nei
sogni ritorna il colore rosso. Rosso il ragno, rosso il
sangue,
rosso
il pesciolino e la macchina da corsa. Si muore per rinascere in
qualcosa d’altro che però non c’entra con me. Il piccolo
pesciolino rosso diventa cibo, non del gatto, ma degli esseri umani.
Mi
sento sola
quando sono in compagnia, come se tra me e
l’altro\i ci fosse uno spazio, anzi livelli che non combaceranno
mai.
Quando invece sono effettivamente da sola sto in pace, ovviamente non
devo confrontarmi con nessuno, mi rilasso. ... Anche
oggi mi
sento ubriaca e fuori dal mondo. Un alieno in terra
straniera, dove le persone sono cose che si muovono caoticamente
senza una meta apparente e gli oggetti (semafori, tavolini dei
bar, edicole, chioschi e quant’altro) sparsi qua e la,
sono visti come lontani e “fuori dal tempo e dallo spazio“.
Cammino quasi ciondolando e lo sguardo fa fatica ad andare oltre
l’angolo … Il corpo si muove per inerzia ed il cervello è
in tilt, come se non capisse cosa deve fare in questa
nuova circostanza. La circostanza è :
Già!
Io chi? Io, proprio io! Purtroppo il
mio cervello
sembra quasi non riconoscermi
come sua unica proprietaria, anzi, pare proprio non
sapere della mia esistenza. Allora è il mio
cervello che nel mio corpo si trova in terra straniera!!!
Lavorano separatamente e quando si tratta di muoversi all’unisono
fanno i capricci, ognuno va per i fatti suoi ed il risultato
è il ciondolio.
Mi
sento leggera, incorporea. Tutto sembra nuovo e abbastanza divertente,
eppure
sono così lontani, lontani che quasi soffro,
più soffro e più gli oggetti e le persone si
allontanano da me e diventano inafferrabili. Loro però a
dispetto di me sono concreti. Spero di essere stata chiara, Lei
sa quanto tengo a non essere fraintesa
Santa colica!
[Ho
"partorito" a casa di P., ne
sono certa, parto
indotto. Sei
mesi e poi il nulla assoluto.
In
data
18.04.2006
ore 10.50 circa, si è presentata la
colica renale in tutta la sua devastazione. Mai
avuta una
così dolorosa … Ero piegata in due dal dolore ed il
buscopan ed un litro e mezzo di acqua sono finiti,
rigettati, sul palchetto di P. Sudavo e
ansimavo, sdraiata sul letto con sopra un plaid per cercare di
scaldarmi un po’. .... Emozionalmente
e fisicamente mi sentivo abbattuta, come quando una
cannonata prende in pieno il bersaglio distruggendolo e lo
spettatore o chi ha subito il danno, non può fare nulla
per porci rimedio. Che brutto essere in balia degli eventi!!!
Degli altri!!! Non avere voce in capitolo. Quando è
arrivata l’ambulanza
stavo decisamente meglio,
il calcolo si era spostato sino a scendere e forse, fermandosi in
vescica. Al pronto soccorso di pronto non c’era nulla e nessuno, mi
hanno parcheggiata in una pseudo sala di attesa (corridoio), e dopo
quindici minuti sono stata chiamata e mandata alla toilette per
depositare l’urina in un bicchiere di plastica. Quindi ho fatto
il corridoio con il bicchiere di plastica vuoto ed il ritorno con il
bicchiere pieno in bella vista. Vergogna? No, ero divertita dalle
espressioni dei pazienti. Busso alla porta per consegnare
l’omaggio e niente, nessuno apre, così cammino verso lo
sportello accettazioni e chiedo al medico seduto dietro al vetro se,
per cortesia poteva venirmi incontro …
-
Scusi , io avrei la mia urina in questo
bicchiere di plastica e non vorrei passare il pomeriggio tenendomelo
sulle gambe.
Sono
andata via
alle cinque e quaranta, dopo tre ore di attesa e non
mi hanno fatto né un’ecografia, né una flebo. Come vicine
di
attesa avevo una figlia con
la madre ottantenne (la malata) e la badante... Ho
passato tre
ore pensando, osservando, parlando e sono giunta
alla conclusione che le persone non mi spaventano. Il giorno dopo,
serenamente, sono andata a trovare la mia nuova dottoressa
della
mutua, essendo passata precedentemente alla Asl per farmela
assegnare. Nella sala di attesa di Lei, ho chiesto alle
dodici persone presenti:
- Chi è
l’ultimo?
La
mia voce
era uscita senza esitare e si era fatta sentire … Ma
allora posso farcela!? Posso entrare a fare parte della
vita, posso farmi sentire quando serve e arrabbiarmi quando è
il caso … posso prendere il bus, oppure il treno, posso
cercarmi un lavoro, posso
vivere,
posso! La bambina curiosa e
introspettiva che è in me (quella del collegio) allora non
è morta del tutto, anzi, sta riaffiorando ed è molto
viva e credo che mi stia prendendo a calci per essere
diventata così … IMBECILLE !!! Aggiungo
che: ho
sognato di essere all’interno di una
stanza in compagnia di un gruppo di donne di età
compresa tra i ventidue ed i trenta. Una volta alla settimana si
trovavano per seguire un corso su “come tenere in braccio
un bambino“! Ma è un’americanata bella e
buona (ho urlato)!!! Solo una persona celebrolesa
può aderire ad un corso simile.
-
Ma
siete diventate
completamente cretine?
- Possibile che le
idiozie che ci arrivano dal Nuovo Continente qui in Italia
attecchiscano così bene …?.
Nel
sogno ero
arrabbiata e sgomenta allo stesso tempo. Eppure
non mi stupirei se esistesse un corso simile, vista
l’incapacità di molte donne di “sentire“ il proprio
bambino. Il pediatra è un medico sopravvalutato,
almeno qui in Italia.
04.06.2006:
sogno:
Sono
all’interno della chiesa in S.Pietro a Roma ed un prete (?)
mi chiede cortesemente di dare la brutta notizia ai fedeli … Come
mai
io? Il prete non se la sente. Poco più in la vedo
M., decido di
darle la cattiva notizia.
-
Il papa è morto.
Nella
chiesa ci sono
alcune suore, qualche pellegrino seduti sulle gradinate, pare
un’arena. Comunque M. urla qualcosa circa le mestruazioni,
io le
dico che la notizia non è quella, bensì che il
papa è morto.-
Entro in un
bagno turco e accanto al foro c’è
qualcosa che sembra
cacca. Penso che la persona venuta prima di me avrebbe potuto
lasciarlo meglio di come l’abbia trovato io. Tiro la catena e
come
ogni cesso che si rispetti, l’acqua sgorga copiosa e quella che
sembrava merda si trasforma in anfibi tipo salamandre e rane, poi in
qualche altro animale ed infine in tanti
piccoli micetti che miagolano
disperati e uno di loro, con le unghie, mi infilza il pantalone
per
non scivolare giù. Altra
cosa,
il bagno sembra sospeso per aria, il buco è
un
precipizio. Quando mi sono svegliata ho pensato ad un aereo, mentre
per quanto riguarda la prima parte, ho pensato ad un rito perchè
M. ha anche urlato
che non ero
più vergine! Un
sogno pieno di
simboli e acqua.Nel
secondo sogno
c’è stato Marco che mi diceva che ho
sognato la
tigre perchè le piace l’acqua, io gli ho risposto di aver
sognato dei
gatti e ai gatti l’acqua non piace. Penso
spesso alla
frase che mi ha detto qualche giorno fa:
-
Lei non
ricorda di aver sparato
Penso
anche che
Lei mi fa arrabbiare ed ho collegato la frase diretta a
me alla frase detta a Pa. qualche anno fa:
Sono
frasi che
bloccano!!! Ricorda
la strana
colica a casa di P.? Ho
"partorito"
a casa di P., ne
sono certa, parto
indotto. Sei
mesi e poi
il nulla assoluto.
Vado
avanti, adesso mi sento la testa molto pesante...
11.06.2006
sogno:
Sono
in cantina
di non so quale abitazione e nel corridoio
c’è un
lavandino. Ho in mano una pompa di gomma. Finito con l’oggetto
rivolgo lo sguardo alle scale che mi serviranno di li a poco per
risalire in superficie. La scala è in penombra ed ho paura di
trovare
in alto qualcuno ad aspettarmi … Comunque non posso stare tutto il
tempo in cantina, mi faccio coraggio e parto nella loro direzione.
Salgo qualche scalino ed arrivata ad un piccolo pianerottolo mi accorgo
che ad aspettarmi c’è un piccolo pony tutto bianco
con un pelo
setoloso
e lungo. Dapprima pensavo fosse un peluche abbandonato o
perso chissà da chi e quando … ma, mano a mano che mi avvicinavo
il
pony risultava essere vero
e non un fantoccio. Vuole che lo segua.
Pensieri
al
riguardo:
-
cavallo a
dondolo -
cavallo di Troia -
marinai bambini - trasformazioni
–
sfiducia –
fiducia -
ordine – caos -
no
– si -
persona di cui
mi fido che si rivelerà essere qualcosa
d’altro -
Io
devo
diventare come il pony, non lo riconosco immediatamente
perchè la trasformazione è ancora in via di sviluppo, lo
seguo per
il suo aspetto rassicurante e pacifico. -
ho ottime
capacità logiche e ottimo è l’intuito. -
devo ridurre le
iniziative
-
ubbidire, mai
domandare
-
devo
essere
più cattiva
09.07.2006
Pensieri....
Una
ragazza
panettiera e anoressica mi ha insignita del
titolo di “confidente personale e sua migliore amica“… La
conosco (si fa per dire) da tre mesi. Il figlio di dieci anni
è obeso.
La qual cosa
mi fa sorridere. Il viso di lei è bianco per
via delle innumerevoli mani di fard, pare un fantasma. Quando
parla, dalla bocca le esce un suono melenso e fastidioso che
rasenta falsità, mi da sui nervi … e poi mi vuole molto
bene … “ti voglio bene“, “sei la mia migliore amica“, “sei
arrabbiata con me?“. Che palle ! ...
Sono proprio
annoiata da tutte queste persone senza
un POI!? Andiamo avanti e soprattutto toglietevi di mezzo, mi
disturbate gratuitamente con i vostri piagnistei! Dormo
male e
sogno moltissimo, durante il giorno mi mancano le energie, i ricordi
tardano a venire. “L’anno delle Mille e una
notte“ è alle porte; è
l’anno della verità, dove finalmente mi è chiaro chi sono
i cattivi. Non che la
cosa servirà a salvarmi dalle loro grinfie, ma almeno prendo
“coscienza“, per quanto possa farlo una bambina di otto anni, e
la
situazione appare in un’altra luce. Così penso, da
bambina di
otto anni, che i miei genitori sono cattivi e non devo fidarmi di
loro, su i suoi fratelli non può contare, i parenti ancor
meno. Che
fare?
Ed
ecco una svolta: Gravidanza
Mi
è venuto il mal di schiena. Immagino di essere
piccola con indosso un vestitino largo e lungo sino alle caviglie. Il
viso sembra una luna piena e gli occhi sono cerchiati di scuro.
Guardano fissi e increduli, gridano aiuto, invocano … sono sbarrati e
rimarranno così per molto tempo. La trasformazione è in
atto, non posso fermarla, a parte me, nessuno sembra accorgersene. Qualcosa
dentro
di me si muove, movimenti a volte lenti, a volte
invece dolorosi. Sono spaventata. Più il tempo passa,
più divento debole, le gambe a stento mi reggono ed il
cuore ha dei colpi, delle fitte, mi fa male. In quegli attimi
respiro debolmente, aspiro e inspiro sino a quando non sento il
cuore battere normalmente. La
cosa dentro di me cresce, si
muove, punta sulla pancia e sui fianchi, la schiena duole, il
torpore e poi ancora torpore sino a cadere in un sonno profondo.
Mi sveglio in un bagno di sudore, il corpo sembra impazzito è
scosso da tremiti sempre più violenti ed il bianco
dell’ambiente, la totale mancanza di colore non mi aiuta. Cosa
mi succede? In cosa mi sto trasformando? Cosa mi hanno fatto?
Domande, domande e ancora domande. Poi
il nulla, il
sonno profondo, il nulla. Da quanto tempo mi trovo
qui? Ho la febbre, alta penso, le iniezioni che mi fanno al
braccio dopo qualche secondo fanno effetto e ricado nell’oblio.
All’inizio sono tra il cosciente ed il semi cosciente, poi
con
l’iniezione cado in un sonno profondo. Il corpo è leggero, la
cosa dentro di me la sento appena, lontana, lontana ed il
mio
cervello smette di farsi domande a poco a poco e si
addormenta anche lui.
Faccio
tanti
sogni, sono un pony,
sono
un gatto, sono una nuvola,
sono uno stormo di uccelli, sono un pianoforte, sono una finestra
aperta, sono un torrente e anche un vulcano e poi una cascata,
una casa con i balconi pieni di fiori, sono un’ape e una
trombetta, sono note musicali e un direttore d’orchestra,
sono persone, tante, che non conosco ma mi chiamano per nome e hanno bisogno di
me, sono piccoli gattini e un
orsacchiotto, sono una strada alberata e cuscini colorati
e palloncini, sono al circo ed il pagliaccio mi tende la mano ed
io scappo, allora il pony mi trova e mi dice di seguirlo,
così mi porta da quelle persone che non conosco ma che
hanno tanto bisogno di me. Vogliono
quello che ho custodito sino ad
ora, non è mio è loro. Come mai lo volete?
Io
non voglio darvelo! E’ mio, l’ho fatto io!
Siete dei ladri cattivi! Ho
custodito un
segreto, un grande segreto, un pacco regalo,
un grande punto interrogativo.
-
Non
parlarne con nessuno è un segreto
-
Ci fidiamo di te, non deluderci
…
Come mi sono sentita
importante … Al centro di
qualcosa di grosso … Che stupida bambina sono stata! … Mi
scusi , sono
stanca ed ho sonno , Le scriverò in un altro
momento . Grazie .
22.12.2008
L’angoscia
mi attanaglia.
In casa mi muovo con il cellulare in mano, lo porto ovunque, anche in
bagno. Sono in attesa … ??? Altra cosa che stamattina ho
dimenticato
di dirle : nei confronti dei bambini, di qualsiasi età (escluso
gli
adolescenti), ho dei timori reverenziali. La paura più marcata
è quella
di fargli involontariamente del male, così, mi rendo conto, di
non
potere essere nei loro confronti, spontanea, ma sempre in allerta,
pronta a ricacciare indietro chiunque tenti, utilizzando il mio corpo,
di fargli del male. Penso di potere dire, che, nonostante tutto
ciò che
mi hanno fatto c’è sempre stata una parte di me, sana,
inviolata, forse
proprio l’istinto, se vogliamo dare il nome alle cose, che mi ha
protetta e consigliata. La natura (la mia) superava, a volte, le
personalità e non c’era verso di farmi fare niente in quei
momenti,
allora botte da orbi, tante, utilizzando pugni e calci, pizzicotti
dolorosissimi, sputi e urina, sino ad arrivare alla violenza fisica,
allo stupro. Il tutto infarcito con voci melliflue e carezze affettate.
Come le dicevo stamattina al telefono, non mi si deve toccare,
altrimenti mi trasformo e chissà in cosa … in chi…? Ho paura.
In
passato ne avevo davvero tanta, eppure, quando potevo, ripensavo,
rimuginavo
sulla situazione appena vissuta cercando il modo di “correggerla",
trovare una “ falla “, alfine di poter aiutare qualche bambino a
scappare, nascondersi e chiedere aiuto. Ci pensavo continuamente,
fotogramma per fotogramma, per trovare una via di fuga che in quel
momento, purtroppo mi era sfuggita. Era desolante, scoprire ogni volta
che la possibilità non esisteva, neppure minuscola, mi
tormentavo,
notti insonni passate a ragionarci su, senza trovare la ben che minima
fessura in una rete finissima e impossibile da spezzare. Continuavo a
dirmi: “Da qualche parte ci deve essere un errore, uno sbaglio di
valutazione, un punto scoperto“. Niente. Frustrante. Vedere morire
davanti ai propri occhi un mare, un oceano di bambini e non potere fare
niente, annienta ogni pensiero, ogni azione, ogni ragionamento. Sentire
il tuo istinto che ti spinge violentemente verso quei bambini, per
dargli una mano e il sapere di non potere fare nulla … ancora
oggi non
riesco a darmene pace. Un Oceano di corpicini senza vita incombe sulla
mia testa. L’istinto mi urlava: “Agisci“, la ragione invece “stai ferma
dove sei, altrimenti muori“. L’urlo del mio istinto mi angoscia, la
fievole voce della ragione o del buon senso, invece no. Il cibo non mi
va, bevo si, purchè siano liquidi. Mi viene la nausea solo a
pensare di
dover mangiare, lo stomaco è chiuso. Credo sia in lutto. Sono
contenta di essere riuscita a scriverle queste poche righe. Lei sa che
mi piace mettere i puntini sulle i sino alla nausea. La chiarezza, la
verità sopra ogni cosa, soprattutto sulle cose davvero
importanti.
(*)
In
Belgio i bambini protagonisti/oggetto di queste "situazioni"
venivano distinti in "cacciatori" addestrati ad uccidere" e in
"conigli/lepri", mentre in Italia rispettivamente in "gatti"
e "topi".
Incrociando le testimonianze i ricordi degli italiani confermano un
passaggio controverso della testimonianza di Regina Louf. Nella traduzione in
francese della
deposizione - in fiammingo - del Témoin
X, cioè Régina Louf:
il termine arbalète
le veniva
contestato come errore linguistico
(="pistolet"?):
ed invece indicava esattamente
la balestra
(definita
anche arma
del
diavolo). Precise testimonianze di testimoni italiani
chiariscono come quest'arma venisse
fatta usare dai bambini di meno di dodici anni, che poi da più
grandi avrebbero usato come gli adulti la pistola (pistolet).
E
qui anticipiamo e inseriamo in mezzo a ricordi, sogni e rivissuti molto
precedenti la consapevolezza raggiunta faticosamente soltanto molto
tempo dopo - cioè il 19 marzo del 2009 - con dati somatici che
coincidono
perfetttamente - peluria, foruncoli, seni gonfi ecc. - con quelli
descritti verbalmente e anche in parte
rivissuti "nel corpo" di un'altra vittima-testimone.
Il
ciclo mestruale è vissuto da me, me ne rendo conto, come una "
manna ",
al contrario. Il primo mestruo l' ho avuto all' età di sette
anni,
certo non per miracolo, ne per grazia di chissà quale dio, ma
indotto
attraverso iniezioni. Chiamarlo esperimento è esagerato,
perchè ben
sapevano cosa mi sarebbe accaduto e lo scopo era quello di
"ingravidarmi". Volevano farmi un regalo bellissimo,
dicevano,
ed io gli avevo creduto. Le iniezioni avevano fatto crescere della
peluria sul viso, sugli arti superiori ed inferiori, pustole dolorose
sotto pelle vicino alle orecchie e sulla fronte. Gonfiore sul tutto il
corpo, mal di schiena, male ai reni, spossatezza cronica. Il mio corpo
non poteva sopportare un " carico " simile. Dopo un lungo
periodo
di
iniezioni e visite ginecologiche, una mattina ero sdraiata su una sorta
di lettino piccolo, avevo le gambe divaricate ed ero completamente
nuda. I seni erano cresciuti e mi facevano male. Poi mi hanno fatto una
puntura al braccio e dopo pochi secondi
mi
sono addormentata. Quando mi sono risvegliata ero a casa, vestita e nel
letto dei miei genitori. Sentivo tutto il corpo pesante, la testa mi
girava e avevo la nausea. Avevo vissuto le punture ed
il
cambiamento fisico come un "castigo" dell' adulto nei miei riguardi. Il
" regalo bellissimo ", pensavo, era solo un' altra delle loro bugie.
Pensavo che avessero cercato di uccidermi, ma all' ultimo momento
qualcosa o qualcuno gli avesse fatto retrocedere e cambiare programma.
Su
quel lettino ci sono finita altre tre volte, il procedimento era sempre
uguale. Ero ansiosa, ma sapevo che mi sarei svegliata, perchè il
loro
scopo non era uccidermi. Il malessere fisico ed emotivo continuava. Un
giorno, credo di notte, ho sentito dentro alla pancia, come una
"presenza", c' erano dei
movimenti,
una cosa che non conoscevo, una sensazione nuova. La "presenza" sentivo
essere mia amica, poi si trovava dentro di me, avrei potuto tenerla a
bada... Allora mi ero resa conto che non ero più sola, avevo un'
amico
con cui parlare. Gli raccontavo della mia famiglia, della mansarda,
della scuola, di me. Domande, soprattutto molte domande. La presenza amica
mi accompagnava ovunque, di lui mi fidavo, eravamo una cosa sola e poi,
mi faceva ridere, mi tranquillizzava, incoraggiava e sentivo che niente
e nessuno poteva toccarci. Eravamo forti.
Il
tempo passava e il mio corpo cambiava velocemente, passavo dalla
tristezza più nera, alla gioia infinita talmente in fretta che
il
passaggio era sempre stancante. C'era stato un momento in cui
avevo
pensato di gettarmi sotto le rotaie del tram, ma avrei ucciso anche il mio migliore amico
(l' unico). Ero ogni giorno più gonfia e la pancia, anche lei
era
gonfia, eppure, a parte me, nessuno pareva rendersene conto, allora
pensavo:
Forse
è
solo immaginazione, altrimenti i miei genitori oppure a scuola, mi
avrebbero fatto domande, invece, se nessuno vede, significa che se
c'è
non è importante.
Io
ed il mio nuovo
amico
andavamo daccordo, a me non importava di non poterlo vedere, sapevo
con
certezza che lui
esisteva. Questo bastava e poi non ero più sola, sì,
perchè con gli altri bambini,
i
miei compagni di
classe,
non riuscivo a comunicare, io avevo degli atteggiamenti scontrosi ed ero
sempre,
sempre
triste. A
loro non piacevo. Una mattina, erano passati mesi dall' ultima visita
del
lettino,
iniziai a
stare
male, la pancia era dura ed enorme, non vedevo i miei piedi, il seno
era gonfio,
le
gambe anche,
avevo la
nausea e crampi, la schiena faceva male. Sudavo, ed ero spaventata.
Pensavo
che il mio amico volesse lasciarmi e gridavo di non andarsene, di stare
con me.
Mia
mamma, quella
mattina,
mi riporta nello studio segreto, non c'erano finestre, era tutto pulito,
il
pavimento luccicava, il lettino era bianco con le lenzuola bianche
(raccontavo al mio migliore amico cosa vedevo, visto che lui non
poteva), c' era un piccolo comodino bianco, da una porticina senza
porta che stava nella stanzina, si vedeva il bagno, anche lui tutto
bianco. Rimasi in quella stanza per un po, credo per molto tempo.
Visitavano la mia pancia, toccavano il petto, lo schiacciavano a volte
e faceva male. Stringevano il polso, poi appoggiavano le dita sul
collo, prelevavano del sangue e speravo che non me ne portassero via
troppo, altrimenti il mio amico sarebbe morto. Mi avevano messo delle
cose che sembravano delle ventose sulla pancia, due sul petto. Poi un
giorno mi avevano fatto vedere il mio amico sullo schermo... si
muoveva, era piccolo, avevo un amico più piccolo di me! Eppure
gli
volevo un gran bene. Un pomeriggio, così mi avevano detto, un
dottore
cercava di spiegarmi che all' interno della mia pancia c' era una cosa
che volevano e che io dovevo dargli. La
"cosa" che si trovava dentro di me era di loro proprietà,
era una cosa che non mi apparteneva, era
il mio
regalo per loro...
Ero
arrabbiata. Non volevo dargli un bel niente! Avevano detto che mi
facevano loro un regalo a me... Non voglio che nessuno si avvicini e
porti via il mio migliore amico. Nessuno deve toccarlo. Lui è
mio! Ho
urlato al medico:
Lui
è
mio, non suo!!!
Siete
dei bugiardi!
No,
no, no.
Urlavo
in preda alla disperazione, piangevo ed il corpo tremava
dalla
testa
ai piedi, sudavo e piangevo. Ero furiosa, disperata, triste, sola,
nuovamente sola contro gli adulti. Odiavo tutti gli adulti, volevo
ucciderli tutti, volevo un mondo
fatto solo per
noi bambini,
con tanti animali, i prati ed il mare, il profumo del mare... Niente
case, le case erano stupide, nascondevano i segreti, invece tanti prati
e boschi, alberi e fiumi, montagne senza neve, sempre belle giornate
calde e ventilate, cibo in abbondanza, frutta e latte caldo.
Il
medico perde la pazienza ed alza la voce anche lui, mi tira uno
schiaffo, poi un' altro, non riesce a farmi calmare, quando cerca di
darmene un' altro gli mordo la mano. Chiama aiuto, entra una
infermiera, e mi fanno una iniezione, ma non dormo, sono intontita e la
bocca è asciutta.
Siete
cattivi...,
dico
con un filo di voce. Poi non ricordo come sono riusciti a rubarmi il
mio migliore amico,
quando
mi ero svegliata la mia pancia era vuota, non c' era più Lui,
dai
puntini neri che avevo sul petto scendeva giù un liquido bianco,
tiepido. In quel momento gli adulti erano diventati il nemico numero
uno, voglio ucciderli, farli a pezzi, fare a loro ciò che hanno
fatto a
me, gli ruberò dentro. Guardavo la pancia vuota e provavo
odio puro.
Sentivo di essere diventata dura come una pietra e diffidente, da
allora avevo iniziato a parlare molto poco a guardare negli occhi gli
adulti come volessi sfidarli ad un duello. Il modo che avevo di
ucciderli era tutto mio. Nella stanza segreta, mentre aspettavo di
guarire, fantasticavo
sul metodo che avrei potuto usare per annientarli.
Fantasticavo,
fantasticavo e mi eccitavo, pensavo al sangue, al dolore che gli avrei
fatto provare.
Volevo
mordere le loro pance, farle a pezzi. Le
fantasie poi sono diventate realtà.
Addestramenti
e
programmazione
L'enquête
fut vite
suspendue sous prétexte que les policiers auraient
"manipulé les
auditions". Regina Louf était insultée et
traitée de folle, ce qui
n'eut jamais été le cas si son
témoignage avait accablé misère urbaine,
plutôt que de Personnalités.
Ma
la situazione è ben più generalizzata e soprattutto ben
peggiore. In
ormai
numerosissime, autoconfermantesi
ed
attendibili testimonianze espresse in libri - a partire dal
1989 - in articoli, in riviste e siti
Web,
nonchè
in Convegni
e in private denunce e procedimenti giudiziari (vedi più
dettagliatamente
nel file Testimonianze
e dubbi,
e nei dati bibliografici dei Links
Europei contro la Pedofilia, il Settarismo e gli Abusi Strutturati e/o
Rituali) viene descritta una sequenza
tipicamente SEMPRE
UGUALE
di
violenze
sessuali di tutti
i tipi;
di
pornografia sadica con
protagonisti bambini (spesso anche molto
piccoli),
di
incesti e
prostituzione di
bambini;
di
filmati di
assassinii
"snuff"
porno-sadici;
di
sistematizzati riti
satanici con torture particolari;
di
ritualizzanti iniziazioni;
di
uccisioni sistematiche di bambini anche da parte dei bambini stessi
partecipanti
involontari a questi rituali e orge sadiche...
E
dato che, accanto a
questa
serie di crimini a contenuto specificatamente sessuale, avvengono con
gli stessi protagonisti altri crimini a
contenuto
tecnologico
ed esperimenti medici su cavie involontarie, il sospetto può
indirizzarsi
verso uno scopo
ben preciso, che
questi abusi
strutturati non mirino a forme di "sesso estremo"
come
godimento,
ma ad un progetto
generalizzato a
largo
raggio: lo spegnimento
delle volontà
per la formazione, di proposito fin dalla prima
infanzia, di docili esseri umani ormai così
robotizzati.
Per ora - ripetiamo per ora-
NON
presentiamo tutte le TESTIMONIANZE DI PRIMA MANO di cui disponiamo
e di
cui continuiamo a venir messi al corrente, ma un testo fondamentale
è
anche in parte tradotto in inglese e ripetuto in molti file (da The
guilt-free soldier
a Testimonianze
e dubbi).
Citazioni genericamente esplicative: Ritual
Abuse Hot-Line Training:
The
term ritual
abuse
is
used to mean different things: it can mean ritualistic abuse
---
repetitive,
planned out, compulsive abuse by an isolated perpetrator. More
frequently,
it describes abuse by an organized group of people,
most often
by
a satanic cult. The abuse is used to gain ultimate control
over
another human being, control by torture of the mind, body, and spirit.
The abuse happens as part of a ritual. Because the abuse
begins
when
the individual is a young child, the effects are deeply
ingrained.
The child is not developmentally sophisticated enough to understand
what
is happening to her/him. Both girls and boys are victimized,
and
both
men and women are perpetrators.... A ritual abuse survivor
is
often
aware that she is a survivor of incest or that she has multiple
personalities
long before she realizes that she is a survivor of ritual abuse....
ANNOUNCEMENT
of Survey for Therapists, Counselors, Clergy, and Other Persons Who
Have Worked Professionally With at Least One Adult Survivor of Extreme
Abuse.
The Professional Extreme Abuse Survey
(P-EAS)
is the second in a series of online surveys¹ designed to explore
commonalities reported by survivors of Extreme Abuse including, but not limited to, Ritual Abuse
and/or Mind Control (RA/MC). This
anonymous survey
is conducted privately by Thorsten Becker, Bettina Overkamp, Wanda
Karriker, and Carol Rutz. The survey will be available from now
until June 30, 2007. Preliminary
data indicate that at least 1450 individuals from 32 countries
representing 6 continents responded to the first survey titled An
International Survey for Adult Survivors of Extreme Abuse (EAS).
Other preliminary EAS
data (percentages of responses to each question) will be
posted on the website as soon as it is calculated, hopefully by April
15. When the EAS
statistical analyses is finished, the results will also be
posted on the website. In addition, Carol
Rutz will be presenting the results in August at the
S.M.A.R.T. conference.
Negli
Stati Uniti si
è
scatenata
un potente lobby organizzata in una Fondazione (False
Memory Syndrome Foundation) - i cui
dati
denigratori possono
comunque però esser stati talvolta confermati da isterismi,
protagonismi
e persino speculazioni - contro
la
diffusione
delle informazioni
riguardanti abusi, incesti, e in generale cause
patogene nell'infanzia
del possibile coinvolgimento
delle
famiglie
(vedi il caso di distruzione anche fisica di Bruno
Bettelheim), e di disturbi
mentali dell'adulto
a
questi conseguenti:
Sometimes
people make
accusations
and/or cut off all contact without any prior warning or noticeable
changes
in behavior, so even by studying the Memory
Recovery Cult, you cannot
guarantee
that you will be able to protect your family from being harmed by it.
More
research is needed about the nature and effects of cults, bad therapy,
and techniques of unethical psychological influence; until that
research
is done, family members and friends concerned about a loved one have no
good guidelines to follow.
E
comunque
non si
tratta
di situazioni storicamente e geograficamente delimitate: "situazioni"
europee e attuali
possono rispecchiare quanto scritto nei classici testi Americani (Lauren
Stratford, Carol
Rutz, Kathleen
Sullivan ecc.)
File/capitoli
in cui vengono più
dettagliatamente
discussi questi argomenti:
In
rapporto al sogno intero o a
frammenti di sogni si parla di condensazione
richiamandosi al fatto che «il sogno è scarno, misero,
laconico in
confronto alla mole ed alla ricchezza dei pensieri del sogno» [nota 9: S. Freud, L’interpretazione dei sogni,
cit., p. 259]. Ma questa nozione diventa per noi particolarmente
interessante quando essa viene riferita ai singoli elementi del sogno.
Risulta allora subito la stretta dipendenza della nozione di
condensazione dalle associazioni libere come metodo
dell’interpretazione. In
generale, e non
dunque soltanto nel caso dei sogni, un qualunque contenuto che venga
proposto in un "gioco associativo" può dar luogo a più di
una catena associativa.
Il disegno
è stato
eseguito spontaneamente senza quasi rendersene conto nel '98 come pure
quello presente in Testimonianze
e dubbi. Le Associazioni
libere dall'analisi
di
un sogno
qui non trascritto, ma presente in forma autentica nel dossier
cartaceo dell'Associazione sono del 27
agosto 2005.
... quando
scrivo dei miei multipli non lo faccio con
superficialità, ma semplicemente come un dato
di fatto, un
qualcosa che
purtroppo, per ora, fanno parte di me. Prendendone atto vado avanti
cercando di arrivare il più vicino possibile al bandolo della
matassa… e non è semplice. In questo preciso momento ho una
immagine nella testa, una bella cipolla bianca, ma devo dire che anche
un carciofo può servire come esempio. Ho imparato che se non
puoi sfuggire ai tuoi “guai“, ti conviene affrontarli, con calma,
senza rabbia e rancore. A volte la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi.
.... Le
chiedo cos’ha contro di me, dato che non ci conosciamo e lei facendo
una
smorfia mi risponde così :
-
Il
tuo appartamento è
in un caos
indicibile,
come fai a
tenerlo così? E poi mi dai
l’impressione di essere
una persona falsa
Ho
sempre
pensato
che
tutto ciò che mi è accaduto fosse colpa mia. Non ero mai
abbastanza, sempre troppo poco, inadeguata in ogni situazione e in ogni
momento. Poco intelligente, poco simpatica, poco carina e riuscivo ad
arrivare sempre in ritardo su tutto…ma alla Base
(*) e
altrove, riuscivo ad
essere efficace, avendo la sensazione e a volte la certezza, di
esistere, perchè qualcuno si era accorto di me ed io mi sentivo
a
casa, un alloggio disordinato, caotico, pieno di sangue,
di
fiori, di aria
grigia e pesante dove ogni tanto un raggio di sole arrivava e
c’era un
letto con una bella coperta colorata e vicino un piccolo comodino ed il
bagno in camera. Avevo tanti libri, alcuni di studio, altri di
lettura, perchè il
cervello andava tenuto in costante allenamento. Giochi
di guerra su un tavolo per allenare il cervello ad organizzare e ad
agire quasi simultaneamente. Era strepitoso come mi riuscivano facili e
allora pensavo che non dovevo essere così stupida e inutile come
immaginavo; ma allora perchè alla fine nessuno mi amava, anche
qui dove
faccio molto bene ciò che mi chiedono, mi accorgo che l’affetto
non c’è
ed ho la spiacevole
sensazione di
confondere le cose, di vedere e non
capire, di non sapere nulla in realtà, se non quello di
‘’sembrare’’ di
sapere e non è la stessa cosa!
-
Perchè non vieni a prendermi papà? Perchè
non ti accorgi che non sto bene? - - Portami via, ti prego.
La
mia
cella, il
mio alloggio è tutto quello che ho, oltre a tanti scheletri
nell’armadio…
- Abbiamo
grandi
progetti per te, ma devi fidarti di noi che siamo diventati la tua
famiglia. Ti educheremo, ti alleneremo, ti alimenteremo, diventerai
ciò che
vuoi e noi saremo sempre con te.
A
volte mi
rannicchiavo
sul letto e dondolandomi pensavo che tutto prima o poi ha una
fine, basta avere pazienza e saper aspettare, pensavo anche che tutto
sommato mi piaceva stare da sola… oppure mi hanno detto che
la
solitudine dà forza..? Parlavo con il comodino e gli raccontavo
i fatti
miei e lui a volte mi rispondeva, sorridendo, che andava tutto bene.
Ma
chi pensava cosa? Era
il mio
cervello o erano tanti cervelli che si
parlavano fra di loro interferendo uno con l’altro?
-
IO DOVE SONO???
Che
confusione…. qualcuno vuole parlare con me,ma non sono in casa, o
meglio, ci sono, chissà in quale stanza e allora subentra
qualcun altro
ed io lo sento che la
mia testa
è abitata da tanti cervelli, ma che
stando in una piccola stanza si danno noia a vicenda. Mi chiedono di
fare qualcosa, io non voglio, così lo chiedono a qualcuno
d’altro e
l’altro credo che lo faccia perchè mi sveglio altrove
senza
memoria. Succede spesso, mi sveglio per un attimo, vedo
del
sangue, poi
scompaio. Allora io non sono brava,sono quegli altri ad esserlo e usano
il mio corpo per spostarsi, per prendere, per fare, sono
forse
degli
spiriti?
Forse
ho qualche potere magico…Però questi
spiriti sono tutti
cattivi mi pare, e poi perchè non si presentano? Loro
sanno chi
sono
io, mi abitano! Certo che nei loro confronti sono in netto
svantaggio. Dormo male,
mi correggo,
TUTTI dormiamo male e digeriamo
male. Vorrei mangiare il fritto misto di pesce, IO, ma a
qualche
ospite il
piatto che ho scelto non piace, così mi ritrovo davanti al
menù sapendo
che non mangerò quello che desidero, ma quello che penso di
desiderare o
quello che gli abitanti del mio cervello vogliono. Così alla
fine, ogni
volta che mi trovo a dover decidere, dalla cosa più stupida a
quella più
importante, vado in
confusione, sento
che nella mia testa c’è
agitazione, tutti vogliono fare a modo loro, ma c’è un solo
corpo e
stanca aspetto, senza fare proprio nulla. Gli inquilini
sono
impazienti,bisogna decidere,bisogna agire ed io sento il cuore pulsare
sempre più velocemente, l’angoscia mi assale,
diventi frenetica pur
stando ferma, poi tutto tace, i cervelli si placano, hanno capito
finalmente che quando decido di non dargli retta non possono
fare
altro che aspettare con me. Mi snervano, parlano tra di loro,
confabulano
e cercano di tenermi allo scuro delle loro faccende, vorrei
sfrattarli, ma a quanto pare l’operazione è più difficile
di quanto
sembri. Qualche volta mi sembra di individuare la personalità di
uno
degli inquilini, è un attimo, appena sente che lo sento si
ritira, come
una lucertola nella fessura quando la spaventi. Uscite allo scoperto
vigliacchi di cervelli bacati!!! Penso
di avere
iniziato ad ospitare altri
cervelli nel mio all’età di tre anni.
(*) "Base":
Base militare di addestramento.
Continuazione:
sogno e commenti
del 22 novembre 2005 -
da completarsi
con l'aggiornamento del 31 maggio 2009:
Sono
investita da una pioggia di animaletti,sembrano piccoli scorpioni
o gamberetti,il loro colore è bianco e sono “croccanti” e duri
allo stesso tempo. Accanto a me ci sono altre persone,ma la pioggia
bianca animata investe solo me.
L’altra scena si svolge
in un vivaio dove non entro nella stanza per
evitare di essere aggredita dalle cavallette, ma una riesce a penetrare
nei miei capelli e si infila dietro la nuca ronzando fastidiosamente,
cerco di scacciarla, ma della cavalletta sento solo il ronzio, come se
mi fosse entrata nella carne e dall’interno lavorasse provocando un
rumore, un continuo zzzzzzzzzzz…
Credo di chiamarmi Mike
(**), sono un pilota
di caccia.
Compaio all’improvviso
quando la situazione si fa critica e cerco di
prendere in mano la situazione, ne ho le capacità. Ho sangue
freddo quanto basta, inseguo il nemico sino a che non scompare
definitivamente e irrimediabilmente dal monitor e dal radar. Game Over
anche nella realtà. Sono determinato, cocciuto e molto sicuro
delle mie forze, ho “ottime capacità logiche”, a quanto si dice
è nel mio DNA. Sono cattivo, non è un difetto, in guerra
aiuta a concentrarsi meglio, si rende di più e sicuramente mi da
la possibilità di tornare dalla missione intero! Quando piloto
sono molto gasato, ma nello stesso tempo calmo e freddo come un Killer.
Probabilmente mi piace perchè è una cosa che mi riesce
bene.
Mi
spiego come mai in
questo periodo mi
sentivo più uomo che donna!
Ma
sono
tutti cattivi i miei cervelli! Mi spiego la “rigidità”
che prendeil posto delle emozioni, l’indifferenza che ho verso gli
altri e l’incapacità di manifestare ciò che provo in
azione, es: affetto-abbraccio, disagio-inquietudine, paura-pallore,
tristezza-pianto, invece mi capita così:
affetto-rigidità, disagio-rigidità,
paura-rigidità, tristezza-rigidità. Sia il corpo che la
mente smettono di comunicare e subentra
l’automa
che, tramutata in
una antenna
umana,
aspetta l’ordine
di agire, ma se l’ordine non arriva l’automa rimane in stato di
all’erta (la prima fase è la rigidità) e poi cambia,
subentra uno dei cervelli che “copre”, “maschera” l’automa (come la
pioggia di animaletti) proiettando negli altri un'immagine
fasulla,
ma non estranea.
La capacità dei cervelli-automi è quella di “salvarsi la
faccia” ogni qual volta la situazione lo richieda, non bisogna essere
necessariamente delle spie, ma dei bravissimi illusionisti sì!
Fumo negli occhi!
Ieri
verso l'ora di pranzo ho avuto una crisi, una
furia cieca,
scaturita da non so cosa, mi ha fatto diventare una iena. Rabbia,
desolazione, impotenza, trappola, emarginazione (obbligata e voluta).
Ignoranza, repressione, balocco
per i più grandi. Ho pianto, pianto e pianto, poi, di
colpo, una calma fredda e un certo torpore ha fatto
capolino e poco per volta mi sono calmata. Stamattina invece, ho
pensato di andare a fare benzina senza la macchina e di
chiedere
al benzinaio "il pieno". Qualche secondo dopo ho
avuto come
dei flash, mi spiego: sono
io,
non sono io, sono io, non sono io, ecc, ecc.
La "non
sono io" cambiava
completamente i connotati ed il carattere, mentre "sono io" ero
io, ma
parecchio offuscata!? Mi domando, lecitamente, cosa mi sta
succedendo?!!! Davanti allo specchio ho avuto paura,
l'immagine
che rifletteva era "diversa" dall'immagine reale. Non mi
riconosco, è come se tra la bambina di tre anni (in cui mi
riconosco bene) e la persona che sono ora sia successo qualcosa che le
ha scisse,
poi scisse e poi ancora scisse. Ora, per riuscire a
mettere
insieme i multipli dovrei inglobarli in un'unica persona,
solo
che manca il soggetto, il fulcro, manco io. Dove sono? Se
la rabbia fosse scaturita da me? Mi spiego: Insieme ai
multipli, da qualche parte ci sono anch'io ed IO sono diventata parte
di quei multipli (ovviamente), così mi capita a volte
(purtroppo) di emergere
come un
urlo disperato dal profondo abisso cercando di
aggrapparmi
a qualcosa di solido e stabile per non essere inghiottita di
nuovo dal buio più nero. Non sempre riesco a trovare un
buon appiglio, qualcosa che mi dia la spinta a stare in superficie.
Mi domando spesso cosa sarei
ora e cosa farei
adesso
se le mie inclinazioni avessero seguito naturalmente il loro
corso? Di questo sono molto dispiaciuta. E' difficile per me, in questo
momento e periodo, non provare una punta di invidia per chi ha potuto,
ed è riuscito ad essere se e fare ciò che più gli
riesce meglio, dalla pittura, alla fotografia, ad un impiego qualsiasi.
Essere una persona nel mondo e non "qualcosa" che c'è in modo
astratto, come sono io, chiusa nella mia stessa testa e sentirmi in
trappola e assente allo stesso tempo - è frustrante. Sono prigioniera dei miei multipli, dei
miei cervelli.Devo
ricomporre il mio puzzle. Avrei bisogno di un "pieno" di
coccole, un "pieno" di auto stima, un "pieno" di energia e di
vita
e di un bombolone alla crema (questo è il più facile di
tutti da ottenere), accompagnato da un buon cappuccino chiaro e
bollente (anche
d'estate), ....
Stanotte ho sognato che un
pesce
cane (o
squalo ) mi ha divorata.
L’enorme animale stava dentro una grande vasca con
pochissima acqua. Il mio “bagno” è diventato pericoloso, il
lavandino ha assunto dimensioni apocalittiche e la saponetta si
è tramutata in un pesce feroce…. ed io ero il suo cibo. Mi sono
svegliata urlando. La
paura
può assumere svariate forme e dimensioni; ... le
trasformazioni avvengono nel bagno! ... ed il viso cambia. Quando
usciamo
siamo diversi, cambiati, il
naturale fa posto all’artificiale, al “sembro io, ma non
lo
sono”, al “prova a riconoscermi”, al “guarda oltre la
maschera”, “la
logica
vince sulla ragione”,
“non mi freghi”, “io
so chi sei
tu, mentre tu non sai chi sono io”, “il vantaggio ti porta
vicino alla vittoria”, “chi si arrende muore”, “se il nemico ti cattura, sai
cosa devi
fare”, “vivi
e uccidi”,
“sii sempre pronto”,
“non
lasciare tracce al tuo passaggio”, “segui,
elimina, pulisci”, “segui, elimina, pulisci”, “segui, elimina,
pulisci”, “segui, punisci e pulisci”,
“il rosso
è il colore della vittoria, il verde della resa ed il giallo
dell’attacco”, “chi vince vince, chi perde muore”, “in guerra non si
fanno ostaggi”, “la
paura è
un fatto mentale, ma chi fa parte di questo corpo non sa cosa sia”,
"rifiuta gli amici,
rifiuta i
parenti, prendi noi”, “se ti serve qualcosa
prendila”,
“non ringraziare, ti è dovuto, non chiedere te lo
devono”,“uccidere è un favore”, “non essere mai te stesso,
nessuno lo sarà mai con te."
(**)
La PERICOLOSA
personalità "Mike" ricompare improvvisamente - improvvisamente:
in via spontanea e soggettiva, oppure INDOTTA dall'esterno come per i
disastrosi sviluppi del caso del signor F. - quando particolari
circostanze avvicinano le possibilità di riconoscimenti e
conseguenti denunce.
A parte il tono di voce, l’atteggiamento alternativamente rigido o
dinoccolato, magari la magrezza e ... i peli, una parola
chiave
è inconfondibile, una parola il cui significato letterale
è ben al disotto del significato che le dà e di come la
pronuncia: FASTIDIO.
Commento
del 31 dicembre 2008 da parte di una
persona
partecipe, anche come suo ambasciatore
e postino virtuale,
nelvedere
il
risultato
davanti a me...:
....
la mail
di K. ....
Direi impressionante.
Da
quando .... scrive via computer, nonostante io sia l’ambasciatore e postino
virtuale
dei suoi messaggi, non sono affatto curioso di leggerli.
Non
provo
particolari
sensazioni anche perché mi sembrano
“normali” per chi è stato addestrato ma non riesco a riconoscere in
K. la
capacità di metterli all’opera. Non ho assolutamente idea
di cosa possa significare realmente (nel senso di cosa si prova). Avevo
un atteggiamento in passato che voleva essere comprensivo nei suoi
confronti e forse lo era nel senso di vicinanza oggi non
so..... Io non
capisco invece come possa tirare
fuori una lettera come quella che le ha scritto e poi
apparire ai
miei occhi (ma potrei sbagliarmi) assolutamente tranquilla,
come
se quello che scrive non fosse accompagnato da emozioni. Posso
capire
che un
addestramento che deve fare di una persona un
killer (?) o una spia o
chissà cos’altro delle emozioni non sa che farsene anzi, ma
vedere il risultato
davanti a me...
o forse le contraddizioni di una persona
di cui
credo di aver conosciuto i risvolti assolutamente “umani” e
qualcos’altro che non so definire.
19.05.2006
(e
con commento
verbale):
E' come
quando una spia viene
interrogata e non deve/può rispondere...)
Anche
oggi mi sento ubriaca e fuori dal mondo. Un alieno in terra straniera,
dove le persone sono cose che si muovono caoticamente senza una
meta
apparente e gli oggetti (semafori, tavolini dei bar, edicole,
chioschi e quant’altro) sparsi qua e la, sono visti come
lontani e
“ fuori dal tempo e dallo spazio “. Cammino quasi ciondolando e
lo
sguardo fa fatica ad andare oltre l’angolo… Il corpo si muove per
inerzia ed il cervello è in tilt , come se non
capisse cosa deve fare
in questa nuova circostanza. La circostanza è:
- Non
essere in allarme , sono io .
Già!
Io chi? Io,
proprio io! Purtroppo il mio cervello sembra quasi non riconoscermi
come sua unica proprietaria, anzi, pare proprio non sapere della
mia
esistenza. Allora
è
il mio
cervello che nel mio corpo si trova in terra straniera!!!
Lavorano separatamente e quando si tratta di muoversi all’unisono fanno
i capricci, ognuno va per i fatti suoi ed il risultato è il
ciondolio.
Mi sento leggera, incorporea.
Tutto sembra nuovo e abbastanza divertente, eppure sono così
lontani,
lontani che quasi soffro, più soffro e più gli oggetti e
le persone si
allontanano da me e diventano inafferrabili. Loro
però
a dispetto di me sono
concreti. Spero
di
essere stata
chiara, Lei sa quanto tengo a non essere
fraintesa.
Le
precedenti
descrizioni
sono efficacemente "crude", ma questo
finale può ancor meglio far capire la verità effettiva di
situazioni che vengono per lo più negate e derise con costante
pervicacia malevola, partendo sempre da sogni, non
perché "irreali" ma proprio al contrario - come viene detto in
fondo - per evitare gli intralci dati dalle emozioni coscienti:
...
Ci
salutiamo, il
cugino si dirige verso la porta d’entrata [del
bus]
ma,
ritorna in dietro ed ha un’espressione triste in volto. Quando è
a pochi centimetri da me apre la mano e mi consegna un medaglione
d’argento ed il gesto è seguito da questa frase: “Ciao Monkey,
perchè questo è il tuo nome vero!?”. Guardo l’oggetto
della verità ed effettivamente su una delle facce c’è
scritto quel nome, un nome che riconosco appartenere a me e
che
contemporaneamente fa apparire il mio nome anagrafico “falso”.
Note:
Rovescio
della
medaglia.
Incapacità
di distinguere il vero dal falso.
Segreti
(cose da non dire ) .
Monkey
(scimmia), è stata la prima persona che
hanno fatto entrare nel mio cervello. Dovrebbe essere una sorta di
tutto fare, oppure la “chiave” per poter accedere ai miei
multipli.
La parola
d’ordine .
Commenti
successivi - 13/06 /2006:
Mi
è venuto in mente un disegno ( oppure era una foto (?! )
rappresentante appunto tre scimmiette ed il messaggio era: “Non
vedo, non
sento, non parlo.”.
La scimmia che non vede ha le mani sugli occhi, ecc. ecc.
Volevo
infine
aggiungere che quando scrivo dei miei multipli non lo faccio con
superficialità, ma semplicemente come un dato
di fatto, un
qualcosa che
purtroppo, per ora, fanno parte di me. Prendendone atto vado avanti
cercando di arrivare il più vicino possibile al bandolo della
matassa… e non è semplice. In questo preciso momento ho una
immagine nella testa, una bella cipolla bianca, ma devo dire che anche
un carciofo può servire come esempio. Ho imparato che se non
puoi sfuggire ai tuoi “guai“, ti conviene affrontarli, con calma,
senza rabbia e rancore. A volte la rabbia
ed il rancore sono
solo di
intralcio e frenano i ricordi.
E in data 10
settembre
2006 ecco
la rivelazione dell'origine di tipici, improvvisi, sgradevoli
comportamenti: così si manifesta la raggiunta attivazione
dell'addestramento a cui era stata sottoposta,
Pare
ci sia un'altro
cervello che era
ben nascosto e per chi sa quale fortuita circostanza è emerso come un'isoletta. A
differenza degli
altri, questo non vuole saperne di ritornare "ombra", ha preso il sopravvento ed il mio corpo
sembra
incapace di rigettarlo, pur sentendolo parte estranea. Mi fa stare molto male. Una rabbia
cieca che
parte dalla pancia mi investe e a
stento riesco a controllarla, dopo solo stanchezza e nebbia. Capita
spesso che mi
incanti, come
fossi in trance e in quell'attimo io sparisco e così
anche i suoni e
tutto ciò che mi circonda, al ritorno ho come l'impressione che
il
tempo si sia, per un lasso di tempo breve, fermato. In quel lasso di
tempo dove vado a finire? Il
cervello-isola
è il caos, istinto puro, pura
cattiveria,
dotato (se così si può
dire) di fascino
e
intelligenza
matematica. Lui
esiste per i fatti suoi, pare che non abbia bisogno di nessuno, sa
esattamente
cosa deve fare e perchè!
E' un buon organizzatore, solitario è capace di portare a
termine il
compito che gli è stato assegnato con ferocia e determinazione.
Le
"missioni" o "incarichi", li prende molto sul serio, lavorando di
intuito, fa si che il bersaglio venga eliminato ...Lo
carichiamo di odio
e di grande fiducia in se stesso,
basta dirglielo con un tono
gentile
e accomodante, mentre lo picchiamo
selvaggiamente utilizzando mani e piedi … La fiducia in se stesso
verrà
dal fatto di essere sopravvissuto e che niente e nessuno potrà
mai
ferirlo, ucciderlo …
E’
chiaro che il bambino
si è
trasformato in qualcosa d’altro, ed è quel qualcos’altro
che deve farci riflettere e preoccupare Pare
che io non abbia
una serpe in seno ... è più su !!! Speriamo
di riuscire a
tenerlo a bada. Per
ora è tutto.
Da
considerare come
riferimenti: per
le uova
di
scimmia vedi
sopra: Monkey
(scimmia ), è stata la prima persona che
hanno fatto entrare nel mio cervello;
per le
"puzzole"
potrebbe essere
signifcativo il fatto che chi scrive fa collezione di coleotteri, ed
è terrorizzata dal sentirsi "inseguita" da "animaletti" (Sono investita da una
pioggia di animaletti, sembrano piccoli scorpioni o gamberetti) 07.01.2007
Sogno:...
Nel
mio
sogno compaiono tanti animali,
direi animaletti.
Sono sul balcone verandato ed ho in mano una piccola busta
bianca di plastica che riempio
delicatamente di piccoli di scimmia...
I
cuccioli sono
davvero microscopici e li depongo uno
sull' altro sino a formare due strati , facendo attenzione che ogni
piccolo possa respirare. Operazione ripetuta almeno una volta .
Poi
in un' altro sacchetto con le stesse
caratteristiche di quello precedente e con le stesse modalità l'
ho
riempito di "uova di scimmia". Mi sono domandata:
-
chissà che fine
faranno?
-
le useranno per gli esperimenti
... ( ? )
In
casa ho trovato una piccola puzzola,
talmente
piccola da non esistere in natura, tutta nera e con la caretteristica
stria bianca sulla schiena, era in compagnia di un' altro animaletto
identico alla puzzola, ma senza la stria. Erano lucide e nere,
alchè
mi è venuto in mente un vecchio sogno riguardante una pentola
sul fuoco
piena di latte con una enorme vespa nera e lucida che veniva fuori ed
era pulita.
I
due animaletti li ho depositati in una
grande gabbia
per criceti ed oltre a loro c'erano piccolissimi cuccioli di cane,
piccoli topini, piccoli di scimmia. Ora che ci penso, erano così
piccoli da poter essere dei feti di pochi giorni, credo.
Sul
terrazzo della casa ho trovato due cani
labrador, finiti anche loro sul balcone verandato.
Però i due cani tendevano a scappare
e ad andare sul
terrazzo per mettersi uno di fronte all'altro e guardarsi. Forse non
avevano bisogno di essere tratti in salvo?!
Ma i cuccioli li stavo davvero salvando?
....
Pensieri
sparsi:
ho
sognato
[il gatto] Pino , credo
che sia morto. In vita l'ho trattato malissimo, eppure in sogno era
contento di vedermi (la forza dei sensi di colpa !).
Alla
base molte volte ero in disaccordo con
quello che
facevo e quello che dicevano le persone a cui la mia vita dipendeva.
Sapevo che seppur in disaccordo a loro non interessava certo il mio
punto di vista e dal canto mio facevo
di tutto per non soccombere. Era
un tira e molla continuo, coscienza
contro
sopravvivenza.
Colpire per
non perire.
Forse
il fatto di non avere stretto
amicizia con gli altri
bambini mi ha protetta dalla responsabilità pesante che
venissero
fatti fuiri a causa mia. Vigliaccheria? Può darsi. Non ricordo
di
averci neppure provato a stringere dei rapporti con loro, tanto a che
sarebbe servito? Nessuno sapeva che cosa ne sarebbe stato di noi, per
quanto mi riguarda eravamo dei morti
viventi.
Eppure
sentivo quei bambini vicinissimo a
me e quando
mi rendevo conto che qualcuno di loro mancava all' appello e che non lo
avrei più rivisto, la disperazione più nera e l' ansia
incombevano su
di me per poi ricadermi addosso come un grosso masso. In fondo a
pensarci bene non c'era bisogno di essere amici, bastava uno sguardo e
capivamo chi sarebbe passato e chi no ... Eravamo tutti nella stessa
situazione di pericolo.
Pensavo
alle interrogazioni scolastiche:
studiavo ,
eppure quando mi trovavo alla cattedra mi assaliva un'ansia tale che
dimenticavo tutto e non riuscivo ad emettere nessun suono.
Il terrore puro. Quando poi l'argomento riguardava la
tecnologia (computer), il cuore iniziava a battere all'impazzata e
avevo delle vampate di caldo tali da respirare a fatica. Tutte
cose che provavo all'interno, mentre
esternamente parevo tranquilla. Avevo
paura
di imparare. Imparare per me equivaleva a togliere la vita, ad
uccidere. La
matematica, la fisica e la
chimica avrebbero potuto
"insegnarmi" in maniera subdola, attraverso segni o simboli che sarei
riuscita a codificare solo io, ad eliminare
senza lasciare traccia o
indizi ... Pazzia? Disperazione.
Vedevo
gli altri andare avanti, mentre io
non riuscivo
a spiegarmi i continui blocchi mentali e fisici e restavo indietro. Tutto
mi era estraneo
e tremendamente spaventoso. IO ero altro da ME.
(Eppure
all'esterno non
trapelava che ben poco. Eppure almeno alcuni di questi
bambini per
determinati periodi conducevano anche una vita in apparenza "come gli
altri". Ma non veramente "come gli altri", poiché NULLA doveva
trapelare di quanto nella loro altra "vita" accadeva: e così -
ancor
ora
nel ricordo - per
un altro
"sopravvissuto" veri terribili incubi non
erano le
interrogazioni
"tecnologiche", ma i "temi liberi" ed ancor più le
interrogazioni di Storia.)
Parziale
traduzione del brano soprastante
/
translated excerpts of the above quotes
“Free
association”
from the
analysis of a dream,
27th August 2005, not transcribed below but available on paper.
The
Brains
and Me
I ask her what she has
against
me, seeing as we don’t know each
other. Making a face, she answers:
... “Your flat is an
indescribable mess, how can you keep it like this? You
also give me the impression of being insincere”
I’ve
always thought
that
everything that has ever happened to me was my
fault. I was never quite good enough, always lacking
something, inadequate in every situation and in every moment.
Not very intelligent, not very nice, not very attractive and always
late for everything. But at the Camp(*), and elsewhere, I
managed to be efficient and had the feeling, and often confirmation,
that I existed because someone noticed me.
I
felt to be at home: in a
disordered, chaotic house full of blood and flowers with a heavy, grey
air, where every so often a ray of sunlight shone, where there was a
bed with a pretty coloured cover and near it a small bedside table and
bathroom in the room. I had lots of books, some for studying,
others just for reading, because the brain must always be kept
active. War games were on the table, for training the brain
to organize and act almost simultaneously. It was incredible
how good I was at them, so I thought I couldn’t be as stupid and
useless as I had imagined; but then why didn’t anyone love me, even
here where everything they ask me to do, I do so well.
I
realized that there is no affection and I have the unpleasant sensation
that I am confusing things; to see but not to understand, to not really
know anything at all, apart from what I think I know, which isn’t the
same thing at all!
- Why don’t you come and get
me dad? Why don’t you realize that
I’m not well? - Take me away from here, I beg you.
My
cell, my house,
is all that
I have, apart from many skeletons in the
closet…..
- We have great plans for
you,
but you must have faith in us, we have
become your family. We educate you, we train you, we feed
you, you will become whoever you want and we will always be with you.
Sometimes
I curled
up on the
bed, and rocking myself thought that
sooner or later everything would come to an end, I just needed to be
patient and know how to wait. I also thought that all in all I liked
being alone… or perhaps they told me that solitude gives you
strength…? I spoke to the bedside table and told it all my
thoughts and sometimes it spoke back to me, smiling, telling me that
everything was ok.
But who thought what? Was it
my brain or were there lots of
brains talking to each other, all interfering with one another?
Where
am I???
How
confusing…
somebody wants
to talk to me but I’m not home, or rather
I am, but who knows in which room, so someone else takes over and I
feel
like my head is inhabited
by lots of brains,
but being
in one small
room they get on each others nerves. They ask me to do
something, but I don’t want to, so they ask one of the others, who I
think does it because I wake up elsewhere without being able to recall
anything. It often happens that I wake up for a moment, see
blood, then I vanish. So
it’s not me
that’s good at
things,
it’s them, and they use my body to move about, to take and do things,
perhaps they’re spirits? Perhaps
I have
magical
powers… however I think these spirits are all
bad, otherwise why don’t they introduce themselves? They know
who I am, they live inside me! Of course, compared to them
I’m at a complete disadvantage. I don’t sleep well, or rather
none of us sleep well or digest well. Personally, I would
love to eat fried fish, but which one of my guests wouldn’t like the
meal I had chosen. So, I find myself staring at the menu,
knowing that I won’t be able to eat what I want, but what I think I
want or what those inhabiting my brain want. Every time I
find myself having to decide something, from the stupidest to the most
important thing, I get confused. I feel that there is a
state of anxiety inside my head; everyone wants to do things
in their own way, but there is only one body and so, tired, I wait,
without doing anything at all. The inhabitants are impatient,
I must decide, I must take action and I feel my heart begin to race
faster and faster. I am overcome with angst and become
frantic ,even though I’m standing still, then everything goes quiet,
the brains calm down; they have finally understood that when I decide
not to take any notice of them they can only wait with me. They
wear me out,
talking
amongst themselves, whispering, trying to
keep me in the dark about what they’re up to. I’d like to get
rid of them but apparently it’s harder than it seems.
Sometimes I think that I can identify the personality of one of the
inhabitants, just for a moment, and as soon as he realises that I hear
him he retreats, like a frightened lizard disappearing into a crack in
the wall. Come out of hiding you cowardly vile brains!!! I
think I began to
house
other brains at the
age of
three.
22nd November 2005
Continuation:
dream and comments
I
am hit by
a rain of small insects. They look like small scorpions or
prawns, they’re white and “crunchy” and hard at the same
time. There are other people next to me, but the white, live
rain only hits me.
The
other scene
takes place
in a garden centre. I don’t want
to go in because I don’t want to be attacked by grasshoppers, however
one manages to get into my hair and behind the nape of my neck, buzzing
irritatingly. I try to squash it, but I can only hear the
buzz of the grasshopper, as if it were in my flesh, working from the
inside, making a noise, a continuous buzzzzzzzzzzzzz.
I
think I’m called Mike, I’m a fighter pilot.
I
appear
suddenly when the
situation becomes critical and I try to take
the situation in hand; I have the skills to do so. I have a
cool head when it’s necessary and I pursue the enemy until he
disappears once and for all from the monitor and radar. It’s
game over also in real life. I’m determined, hard nosed and
very sure of my strengths, I have “excellent logic skills”, apparently
it’s in my DNA. I’m
bad, which isn’t a defect, in warfare; it
helps you concentrate, perform better and definitely helps me return
from a mission in one piece! When I’m flying I’m on a high,
but at the same time I’m calm and cold like an assassin. I expect I
like it because it’s something I’m good at.
Now I realise why recently
I’ve felt more like a man than a woman.
My
brains are all horrible!
That explains the “rigidity”
which has taken over my emotions, the indifference I have towards
others and my inability to express what I’m feeling in
actions. For example affection-hug, uneasiness-disquiet,
fear-pallor, sadness-crying. This happens to me instead:
affection-rigidity, uneasiness-rigidity, fear-rigidity, sadness
rigidity. Both the body and the mind stop communicating, a
robot takes over and transforms into a human antenna, waiting for the
command to react. But if the command doesn’t come the robot
remains on the look out (phase one is rigidity) and then
changes, taking over one of the brains which “covers” or “masks” the
robot (like the raining insects) projecting onto the others a false,
but not unknown, image. The brain-robots’ skill is being able
to “save face” every time the situation demands, it isn’t
necessary to be actual spies, just very good illusionists! Create a
smoke screen!
Yesterday,
around lunchtime, I experienced an outburst of blind fury, I
don’t know where it sprang from, it made me see red. Anger,
desolation, powerlessness, the feeling of being trapped, ostracized
(forced and voluntary).
Ignorance,
repression, a
plaything for grown-ups. I cried and
cried and cried and then, suddenly, a cold tranquility came over me and
I slowly began to calm down. This morning, on the other hand,
I decided to go and get petrol without the car, asking the petrol
station attendant for a “full tank”. Seconds later I
experienced a series of flashes, like this: it’s me, it’s not me, it’s
me, it’s not me, etc, etc.
The “It’s not me” completely
changed the features and
character, whilst “it’s me” was me, but rather confused!? I
asked myself, quite legitimately, what is happening to me?!!! I was
afraid when I looked at myself in the mirror, the image reflected back
at me was “different” to the real image. I don’t recognise
myself, it’s as if something has happened to separate again and again
the child I was at three years old (in whom I clearly recognize myself)
from the person I am today.
In order to be able to put
the many parts together I should assimilate
them into one person, only that the focal point, the fulcrum, is
missing, I’m missing. Where am I?
What if the anger had come
from me? I’ll explain: I exist
somewhere amongst those parts, and have become part of them
(obviously) therefore, sometimes (unfortunately) I rise out like a
desperate scream from a dark abyss, trying to grip onto something solid
and stable to support me, so that I don’t get swallowed up again by the
deepest darkness. I don’t always manage to get a good enough
grip, something that gives me the push I need to stay above the surface.
I often ask myself what
would have become of me if my inclinations had
followed their natural course? I am very sorry about
this. At this moment in time it’s difficult for me not to
feel some jealousy towards those who have been able to, and have
succeeded in being themselves, doing what they’re best at, whether it
be painting, photography, whatever. Being a person in the
world rather than “something” in an abstract way, as I am, locked in my
own head, trapped and absent at the same time-it’s frustrating. I am a
prisoner of my many personalities, my many brains. I have to
put my puzzle back together again. I need a “full tank” of
affection, a “full tank” of self esteem, a “full tank” of energy, of
life and a cream cake (this being the easiest of all to obtain),
followed by a nice, light, steaming hot cappuccino (even in summer).
Camp(*): Military
training
base.
Some facts and comments will
follow-up
but for the time being only
on Italian
text.
Gatto
e topo
(in Belgio: cacciatori e conigli/lepri)
Fatti
assolutamente
collimanti risulta siano accaduti - e ripetutamente - in Liguria,
Piemonte, e nei dintorni
di Como e non solo in base a testimonianze orali: anche se solo
parzialmente presentati in appunti manoscritti
- di cui in ogni momento possiamo comunque fornire copia - sono
avvalorati da disegni e da piantine topografiche.
Descritti verbalmente e anche manifestati con atteggiamenti,
coincidenti cronologicamente con le date delle fotografie degli esperimenti
di "allungamento
degli arti",
con qualche ovvia differenza - ad esempio, invece del mare aperto,
boscaglie e fiume e pozzi e... maiali - esperienze assolutamente
analoghe sono state rivissute e espresse con
molta intensità. In particolare soltanto ora - maggio 2008 -
è
disponibile una descrizione di prima
mano emersa pian piano con molta fatica dei fatti accaduti in Liguria
nel '68-'70, concomitanti con le fotografie degli esperimenti
ostetrici,
e sostanzialmente UGUALI nell'orrore - vedi moto seghe, numero di
bambini ecc. - a quelli che accadevano - accadevano o accadono ancora?
- nei dintorni di Torino in quegli anni e nei precedenti e successivi.
Un ancor più recente
"rivissuto" offre ulteriori convalideò alle citate
concordanze: le
"convocazioni" all'azione giungevano normalmente per POSTA in
più o
meno cifrati o allusivi messaggi.
In tutte le
statistiche e documentazioni inerenti a questi fatti la
maggior parte dei sopravvissuti ora adulti denuncianti sono donne
- forse (?) perché molti più maschi morivano o venivano
deliberatamente
uccisi e/o perché in molti accettavano meglio l'addestramento
e/o l'iniziazione
e quindi diventavano con più facilità a loro volta
"esecutori". Il caso
forse
il più tragico del dossier dell'Associazione
è quello di un altro "protagonista", ex bambino - maschio -
prima
pluri-abusato e poi PASSATO DI
GRADO,
ma che negli ultimi anni era divenuto molto disponibile a collaborare e
a testimoniare: proprio quello al quale si rivolge - per ora
inutilmente - il commovente
appello
personalizzato rivolto a un'altra vittimo molto più sfortunato:
Per favore,
dica al Sig. F. di
non mollare è
importante
E
qui invece trasmettiamo un punto cruciale delle testimonianze di
un'altra sopravvissuta - testimonianze raccolte nei dossier
dell'Associazione ma anche già - protocollate - in documenti
legali di
Denunce e Azioni Giudiziarie.
Questo
è il ricordo di una notte di
strage – non solo trauma per me ma per l’intera umanità.
La Strage del
Levante (Lerici: Bocca di Magra)
Ci
vennero a prendere con gli scafi , iniziava a fare buio avevo paura; mi
avevano divisa da mia sorella. Sapevo che in quella notte i gatti che
avessero superato la prova sarebbero stati passati di grado, Vincenzo,
il mio compagno di classe, continuava a ripeterlo. Mi ero già
dimenticata o meglio mi avevano fatto dimenticare con una scarica
di ELETTRO SHOCK quello che era successo quindici giorni
prima Arrivammo
a una
piccola spiaggia in
una
insenatura; con delle torce i militari ci fecero strada, l’ entrata era
una piccola porta incastrata nella roccia.
All’interno un’immensa grotta in
marmo bianco
striato di beige dalla volta tondeggiante. Sulle impalcature teatrali
stavano seduti come in parlamento tutte le gerarchie: ecclesiastici,
militari, politici e banchieri; dal volto coperto da maschere che in
realtà più che nascondere attiravano ancora di più
l’attenzione e la
loro riconoscibilità; i particolari del corpo di ogni singolo,
in chi
ha avuto la sfortuna – fin dalla nascita- di essere in un programma di
addestramento costante e con scadenze fisse, diventano la conferma di
quell’accaduto, rivissuto con ogni parte del corpo. Le emozioni fanno
di questi traumi devastanti, la fortuna di riviverli e poter guarire.
Il Palco
Montato
in fondo, un palco, da sfondo un arazzo con un agnello coricato. Noi
stavamo nel golfo sotto al palco, non c’era solo la mia scuola - circa
100 – ma anche altri, tanti, almeno 300 bambini.
Sul palco 10 seghe
circolari,
non capisco, nessuno urla. Grandi gabbie
sopra alla mia testa , sono molto in alto e non vedo bene. Mi sento
confusa e carica di panico.
Iniziano a salire sul palco
i
bambini che dovranno essere graduati.
Questa è la prova , ci sono i capi fila, una è mia sorella
più grande
– ha 12 anni – dietro di lei in un’ordinata fila militare, 10 bambini
di 8, 9, 10 anni; calano le gabbie , ne escono piccini senza voce,
biondi neri gialli – ma quanti ce ne sono?
Assistiti
dai capi pamperos
argentini iniziano a segarli a metà - dieci
alla volta- buttano i corpi nel golfo, altri muniti d’ascia li fanno a
pezzi. IL sangue scende dal palco e i corpi che non sono
più
corpi ma diventano sempre più poltiglia, colpiti e ricoltiti si
aprono
– l’odore di sangue misto a cervello e viscere diventa fortissimo, non
riesco a urlare. non esce nessun suono dalle mie corde vocali. Ma io
URLO. Io topo pulitrice sono fortunata a non morire, ho un angelo
custode (in carne ed ossa) e ho i ricambi che potrebbero servire alla
mia gemella (secondo Mengele, un bene da non toccare quando
una
delle due è arrivata ad essere graduata), 1 su mille ce la fa! E
lei è
un gatto che a nove anni riesce a massacrare. Voglio morire. Inizio
come la altre volte a cercare i pezzi dei corpi
per rimetterli insieme, vago in mezzo a quel lago di bambini disfatti,
sento quello che provo ma non riesco a dirlo “ è tutto mio
quello che
sento dentro”.
I
Nazisti
Loro
stavano con i nostri genitori in alto nelle gradinate dietro a sbarre.
Quando iniziano a vedere il sangue buttano giù tutto e invadono
il
golfo; sono presi da una furia e un’eccitazione incontrollabile,
invidiosi dei miei compagni che uccidono. Prendono il comando, nessuno
riesce a fermarli, neanche gli argentini; ora sono i carnefici nazisti
che urlano e si buttano come iene; strappano con i denti pezzi di carne
e tutto quello che trovano.
Quanti ne sono morti!!!
Sono
seduta, forse catatonica ma i miei occhi
vedono, il mio naso
odora, le mie orecchie sentono. Il mio cuore scoppia. Non
riesco
a ribellarmi, è la prima volta, ne hanno uccisi tanti tanti
tanti la
notte 1 +1 +1 +1+ 1 all’∞.
Il
giorno.
Albeggia,
i bambini passati di grado devono ripulire: mangiare e ripulire, per i
gatti è peggio, almeno noi topi raccogliamo quello che resta in
sacchi
di plastica , li carichiamo sulla spalla e li portiamo fuori,
sull’insenatura della spiaggia dove le barche li scaricheranno al
largo.Ora so! Erano più di mille. Più di mille
in una
sola notte,
le
mie lacrime di adulta dell’anno 2008 sono così tante, ma
così tante che
neanche quel mare dove ci sono – fra i mille, anche dei miei amici –
non riuscirebbe a contenerle tutte.div style="text-align:
"right;"
IO,
LA
BAMBINA CHE SONO STATA
(facente
riferimento al progetto Delgado).
Regina
Louf
E
in calce alle
"testimonianze" inedite italiane, ecco stralci della
traduzione in italiano del libro
di Regina Louf - pubblicato in
francese già all'inizio degli anni '90! - che presentano
indubitabili
analogie con quanto testimoniato nei paragrafi precedenti.
Addestramento: Capitolo
12 Noi, i
bambini della morte
– come i sado-masochisti ci chiamavano – non
potevamo prestarci reciprocamente aiuto, che con difficoltà. La
concorrenza tra di noi era forte. Ogni bambino sapeva bene che doveva
essere il migliore. Solo
i migliori sopravvivevano. E
ognuno preferiva
battere che essere battuto, così noi ci torturavamo l’un l’altro
per
sfuggire ai colpi. ... Nelle
più pericolose situazioni,
la bestia che
dormiva in noi si risveglia. Non so e non ho mai saputo ciò che
esattamente era quella bestia e per quanto tempo vive nel cuore delle
persone. È quello che si chiama “istinto di sopravvivenza”. Più
si è
vicini alla morte, più i sensi si acuiscono. Si acquisiscono in fretta
facoltà di percezione soprannaturale e in qualche parte, nel
più
profondo del cervello, un’alta tensione ronza, come
dell’elettricità. Si
vede meglio, si hanno migliori udito e olfatto. Si sente nell’odore del
seviziatore, la misura della sua eccitazione: più l’odore
è forte, più
è imprevedibile. Si vedono molte cose. Come
la calma che è tipica di un
perverso pericoloso.
Come valuta con uno sguardo le forze che ci
restano. Si sentono i battiti del suo cuore, il cui ritmo diminuisce
quando entra in trance. Si vede il suo sguardo calmo, calcolatore. Si
vede come soppesa col pensiero la sua vittima. La belva in noi si mette
in guardia. Si prendono le distanze dal gruppo, si raggruppano tutte le
energie in uno sguardo sveglio, fiero. Guarda, io sono qui e
resterò
qui. La
sofferenza sparisce, l’ansia si dissipa. Il nostro ritmo
cardiaco si abbassa, una calma baldanza ci spinge ad agire. Tutti, come
l’assassino, si scelgono la propria vittima. ... La ragazza con i
capelli biondi e dritti. Sta tirando su col naso, ha gli occhi diretti
verso il basso, le sue povere spalle abbassate. La sua respirazione
è a
scatti e rapida. È come un animale braccato, un coniglio che
corre in
un campo, mentre la lince prepara i suoi muscoli per il balzo finale.
Tu la guardi e la lanci più forte che puoi nella direzione
dell’uomo
che resta calmo. È lei che vuoi? La odi, perché è
lei che sceglie,
piuttosto di te. Tu diventi forte, grande, superiore. Tu lo guardi
dritto negli occhi. Più tardi, potrai possedermi, e non
rimpiangerai di
avermi lasciata vivere. Tu emetti questo messaggio con gli occhi e col
corpo. In quel momento, nella stanza buia con il tavolo di vetro e gli
strumenti ginecologici come attrezzi di tortura, in quel mondo
surrealista, tu diventi un lupo, il carnivoro. E dopo un istante, fai
parte del loro mondo. Capitolo
13: I loro
atti
sempre più
violenti, riempivano progressivamente la mia vita. Spesso questi atti
assomigliavano ad esperimenti, e dopo ogni esperimento imparavo a
padroneggiare meglio col mio corpo. Essere legata mi era
insopportabile. La paura di non poter fuggire, la paura di morire erano
terribili. E ogni
volta
sembrava durare sempre più a lungo. Capitolo
14: Spinta
dalla mia curiosità insaziabile, osservavo con attenzione i
meccanismi
della rete. Volevo sapere chi erano i miei clienti, perché
venivano da
me, perché erano introdotti nel gruppo. Non era tanto quello ad
interessarmi, quanto perché volevo sapere a che cosa servivo
loro. […] Cominciavo
a considerare la vita nella jungla (così chiamavo la rete) come
un
gigantesco gioco degli scacchi. Sapevo che se fossi stata una buona
giocatrice, avrei potuto parare i loro colpi. La maggior parte delle
vittime erano dei cattivi giocatori. Quante volte ho visto dei bambini
farsi torturare a morte, perché non avevano capito per tempo che
uno
dei carnefici non era contento, quante volte ho visto i più
deboli
morire perché non avevano potuto guardare per tempo i loro
carnefici
negli occhi…
[…] Anche se non conoscevo la maggior parte dei clienti
per nome, il loro viso era impresso nella mia memoria. È bene
conoscere
i propri nemici. Quando li rivedevo, mi comportavo come se non li
conoscessi. […] Quelli che conoscevo per nome erano i più
pericolosi.
Mi consideravano come un testimone, ed ero dunque un pericolo
potenziale per loro. Con loro era molto importante interpretare il
ruolo della bambina ignorante. Tenevo impresso il loro nome nella
memoria, ma facevo in modo di non chiamarli mai per nome, anche se
l’avevo sentito dozzine di volte. […] mi ero resa conto che le
vittime che non arrivavano a stabilire un legame con lo zoccolo duro
dei clienti venivano rapidamente eliminate. Capitolo
15: Ho
cercato di capire per quale motivo ero sopravvissuta [alle cacce].
Credo che sia nello stesso ordine di motivi, per cui avevo evitato la
morte nei giochi sessuali. Le reti avevano investito molto tempo e
sforzi per fare di me un giocattolo sessuale pienamente soddisfacente
[solo per questo?]. Io stessa formavo altre bambine. […] era
difficile
acciuffarmi in quelle cacce, perché applicavo le tecniche di
dissimulazione che mi erano state insegnate dal mio padre biologico,
Alan, nelle Montagne Rocciose canadesi [solo grazie a
quello?]. […]
Mi allontano un poco, appoggiandomi contro un albero da cui potevo
vedere tutto il gruppo. Le altre ragazzine restavano serrate le une
contro le altre […] Capitolo
20: Mi
inginocchio e tendo le
mani. Sapevo che dovevano essere legate. Lui mi mette una metà
delle
manette al polso destro e l’altra ad un anello al muro, poi lega il mio
polso sinistro. Per me, l’attesa cominciava. La
postura
era una
prova in sé. A causa del fatto che l’anello era piuttosto alto
sul
muro, avevo le braccia tese e le mie ginocchia sopportavano tutto il
mio peso […] Dopo varie ore in quella posizione […] la cosa peggiore
era
che non riuscivo più a respirare normalmente. […] Non avrei
potuto
chiamare nessuno, né gridare; d’altronde non lo avrei voluto,
perché
quello mi avrebbe tolto l’energia di cui avevo bisogno per sopportare
il dolore. […] Cercavo di raggiungere una sorta di trance o di sonno,
che rendesse il dolore meno forte. Disinserivo il mio animo e mi
concentravo su un punto luminoso interiore, scansando ogni emozione.
Potevo così tenere lontana la sensazione dolorosa. Dissociando
il mio
spirito dal mio corpo, non sentivo più il dolore, per lo meno
psichicamente. Questa cosa, unita ad anni di allenamento per aumentare
la mia soglia di resistenza, mi permetteva di sopportare quella postura
per delle ore senza troppi disastri. […] …
Tony era l’unico a
comprendere che qualcosa non quadrava nella mia testa. Ma non ne era
seccato. Coltivava questa cosa, dandomi anche nomi differenti. Petit
souris, Fillette, Putain, Bo… questi nomi cominciavano lentamente ad
appartenermi. La
cosa più folle, è che quando lui mi chiamava con un
nome, la personalità che corrispondeva al nome arrivava
immediatamente.
Rivissuto:
Capitolo 12:
Una notte, qualche mese
dopo aver sposato Erwin, mi trascinavo per casa per guardare nel frigo
alla ricerca di qualcosa da mangiare. […] Nel frigo, quella notte, ho
visto una salsiccia all’aglio che Erwin aveva comprato la sera stessa e
che non aveva ancora mangiato. Ne fui terrorizzata. L’angoscia mi
prendeva alla gola. Ero tornata bruscamente nel passato, con una
rapidità folle, e questo è durato parecchio prima che
realizzassi che
si era nel 1989.
Segnali
della Personalità: Capitolo
20: Ginie
la maltrattata si nascondeva fino a quando Tony appariva nel mio letto
o davanti all’entrata di scuola; lei era appena cosciente della vita
alla scuola o in famiglia. L’altra Ginie non sembrava presente durante
gli stupri e viveva dunque “normalmente”. …
A Knokke, da mia
nonna, gli adulti avevano notato che dialogavo con delle voci nella mia
testa, che cambiavo rapidamente di umore, o che mi mettevo a
parlare
con una voce o un accento bizzarro. Benché non avessi che cinque
o sei
anni, comprendevo che era strano e che quello non era permesso. Ho
imparato a nascondere le mie voci, i miei altri “io”. Capitolo
24 Con
l’andare del tempo avevo sviluppato un sesto senso che mi permetteva di
capire in fretta le persone. La sua incertezza diventava sempre
più
visibile. E questa cosa aveva avuto per risultato che, nonostante
morissi di paura, quel famoso sabato ho sentito diventare grande in me
un’energia che mi rendeva più forte di quanto fossi mai stata. Capitolo
27 Mi
getto a terra. Sento afferrare il frustino sul tavolo. Sento il
movimento del suo braccio che lo solleva e subito mi colpisce
ferocemente. I primi colpi sono i più dolorosi. Respiro a
fatica, ogni
fibra del mio corpo reagisce contro la sofferenza… Poi entro dolcemente
in trance. La mia schiena s’intirizzisce. Sento i colpi, ma non mi
colpiscono più. Volo fuori dal mio corpo, fuori dalla mia testa. Non
sento
più niente. Capitolo
27 Cosa
c’era lassù, nella villa di mia nonna? Cos’era che mi bloccava
lo
stomaco? Qualche cosa mi bloccava l’accesso a quel passato. Questa cosa
mi ritorna come se la mia memoria – o una parte della mia memoria – era
controllata da qualcun altro. Il
controllore. Soprassalto.
Da dove viene quel nome? Un nome che mi sembra così familiare,
un nome
che ho dato ad una persona appartenente al mio passato, mentre alcuni
adulti cominciavano a fare delle domande sul mio comportamento. Ma
quella… persona è in me. Chiamo qualcosa – o qualcuno – in me il
controllore. Bah, a cosa sto pensando? È una finzione. Lo
sdoppiamento
di personalità non esiste. Nessuno mi dirige o mi controlla! Delle
immagini sorgono spesso bruscamente. Posso respingerle, fare come se si
trattasse di fantasie, ma quando arrivano, diventano delle cose vive.
Loro vivono una vita propria, fino a quando sia pronta ad accettare la
verità e a reagire. L’idea del “controllore”, dimenticata da
tempo
m’inquieta malgrado i miei sforzi per scartarla il più in fretta
possibile. Quest’angoscia di diventare pazza è sempre presente.
Ma ho
soprattutto paura che gli altri lo notino. È per questo che
simulo
dietro ad un viso ridente e spensierato, una tecnica che ho
perfezionato nel corso degli anni. […] Già
dopo qualche tempo, sentivo qualche cosa che non andava in me, qualcosa
di differente dalla maggior parte delle vittime. Il mio umore era molto
variabile. Non riuscivo a prendere una decisione – neppure sul colore
della carta da parati – senza discutere prima per delle ore con delle
voci nella mia testa. Il mio comportamento poteva diventare spesso
aggressivo, maschile. Rispondevo a più nomi. Non
potevo scrivere una pagina senza cambiare tre volte di scrittura. Un
giorno portavo una giacca di pelle, degli stivali da cowboy e dei
jeans. L’indomani mi vestivo da donna, anzi come una puttana. Perdevo
conoscenza di certi episodi che “qualcun altro” sembrava vivere al mio
posto. Come se il mio corpo venisse prestato. Capitolo
29 Gli
esseri umani potevano essere addestrati come i cani di Pavlov? È
strano: quando il telefono suona una volta, divento nervosa, e mi
aspetto che un autista mi venga a prendere nella mezzora successiva.
Sento ancora il suono col fischietto: significava che il dolore stava
per finire perché era stato al limite delle mie
possibilità. Uno
schiocco di dita mi comandava ad aprire le gambe. Ma perché
avevo
lasciato entrare Tony quando tutto il mio corpo lo rifiutava? Onora
tuo padre e tua madre. Codice antico. Quel codice mi ha spinta ad
obbedire ai loro ordini di… no! Non posso! Mio dio! Tutto il mio corpo
è scosso dagli spasimi. Mi trascino in un angolo e metto la
testa tra
le braccia. Spinta
da qualche cosa di irreparabile, da una forza contro la quale non
potevo difendermi, prendevo un coltello nascosto nel mio armadio. Devo
tagliarmi e punirmi di aver fallito pensando a delle cose che dovevano
restare segrete. Sono ribelle. I bambini ribelli devono essere puniti.
O dovevano guardare il loro coniglio farsi scorticare vivo, o altri
bambini farsi torturare, sanguinare e urlare di dolore perché
ero stata
un’idiota. Colpisco
sistematicamente. Un taglio dopo l’altro. Dei fiotti di sangue colavano
lungo le mie braccia, scendono sul pavimento, formando un disegno
surreale sulle piastrelle. Non posso impedirlo, anche se piango e una
voce interiore chiama aiuto. Non voglio farlo, ma un meccanismo si
è
messo in modo da un solo pensiero, Dio solo sa quale, e non mi permette
di fermarmi. […] Esistono
delle cose che non so esprimere. Come sono stata addestrata passo a
passo a sopportare il dolore, a fare delle cose così dolorose
che avevo
quasi l’impressione di morire dentro di me, ma che ho fatto anche
perché dovevo obbedire. Mi
sono colpita o stuprata con un oggetto anche quando l’ordine arrivava
per telefono… Lo facevo perché i miei padroni me l’avevano
ordinato. Siediti,
colpisci, stop! Alla
fine,
come un cane ben addestrato. […] Nessuno
ha la minima idea di quanto costa liberarsi delle proprie catene
mentali alle quali si è stati attaccati. Nessuno, a parte me, sa
a
quale frequenza i codici sono ripetuti. Non posso spezzarli da sola e
non so assolutamente come sono giunti in me. […]Magari potessi essere
sufficiente forte per spezzare i segreti di cui ho così tanta
paura,
per battermi. In quale angolo del mio cervello si trovano le sedute in
cui mi hanno inculcato i codici? L’aiuto deve arrivare dall’interno.
Qualche parte in me vive le personalità che sorvegliano i
ricordi e
hanno la chiave per spezzare i codici. Capitolo
30 Codici
o non, mi batterò. So come arrecare gravi ferite. So che devo
colpire
con il coltello una sola volta e all’improvviso, perché se no,
loro lo
utilizzeranno contro di me. Io lo so: loro me l’hanno insegnato. Forse
è tempo di utilizzare contro di loro tutto ciò che mi
hanno insegnato… … Capitolo
29 La
parte
vittima (un
esempio della parte-vittima che esce fuori. La vittima che assomiglia
al carnefice e ha i suoi pensieri. Qui, per fortuna, c’è
consapevolezza). Dovevo
lottare con tutte le mie forze per proteggere i miei bambini da me
stessa. Avevo spesso il pensiero che fosse giunto il tempo di far
conoscere loro il mondo, di renderli più forte… Ho paura di
questi
pensieri, sono le frasi che mia nonna utilizzava per giustificare i
miei atti contro di me. Perché dovevo pensare in quel modo?
Voglio solo
amare i miei bambini, proteggerli, dar loro un’infanzia in cui la
sicurezza sia centrale. È questo che voglio. Ma malgrado questo,
sento
talvolta la voglia riprendere il filo assumendo il ruolo di mia nonna.
Come se il cerchio della violenza non potesse essere spezzato.
Uccisi
e
uccisori
La
testimonianza belga va a confrontarsi con altri capitoli e
"orrori" di altre
"testimonianze italiane":
Gervasio
è nato nel settembre del 1958, affetto da labbro leporino e da
un
distrofia muscolare che è peggiorata con l’andare del tempo. Non
è
stato riconosciuto dai miei genitori come figlio legittimo. Sbattuto in
un istituto, alla mercé di gente criminale mascherata da tonache
e
crocefissi appesi alle pareti.
Avevo
quasi cinque anni quando lo vidi la prima volta, lui ne aveva sette e
mi fece impressione, riusciva a camminare nel girello e, aiutandolo,
anche attaccato con le braccia a due supporti si alzava in piedi
attaccandosi al tavolo . Ne andava fiero. Io
crescevo, e lui anche, ma mentre il tempo passava le sue condizioni
peggioravano. Lo prendevo in braccio con grande fatica, obbligavo mia
madre a sedermelo sulle gambe e gli parlavo, e LUI CAPIVA, IO ANCHE.
CI VOLEVAMO
BENE! – Gli dicevo: “Gervasio, quando sono grande ti porto via con me!”
Ma a dodici
anni Gervasio morì assassinato per mano di mia sorella
(soldato graduato) davanti agli occhi di tutta la famiglia.
Quella
fu la medaglia di una bambina
di 10 anni affetta da personalità multipla (addestrata dalla
nascita
per essere una assassina).
Tolse
la vita a suo fratello senza rendersi conto che la sua gemella le
urlava contro “Non ammazzarlo, ti prego, lascia che ci uccidano tutti
così tutto questo schifo finisce”.
Ma
una personalità multipla sà solo solamente chi “è“
in quel momento ed
esegue un ordine che poi dimenticherà. Il modo in cui sono
andate le
cose non spetta a me raccontarlo ma a lei che con dolore atroce ha saputo
rivivere la tragedia dell’omicidio di nostro fratello;
forse il peggiore perché quando ci sono di mezzo i genitori la
pazzia e
la rimozione che conseguono il gesto è straziante
Per
questo chiedo ai dottori in medicina di tenere fede parola per parola
al “giuramento di Ippocrate” l’inserimento nel DSM di questa malattia
provocata da addestramento disumano sui bambini fin dalla nascita:
stupri
strutturati; esperimenti ginecologici; esperimenti con inserimento di
microchips nel cervello ed in altre parti del corpo; elettroshock
ripetuti; allucinogeni; ipnosi; riti satanici;
stragi di bambini che uccidono altri bambini; queste
persone sono affette da SINDROME DI PERSONALITA’ MULTIPLA ed
hanno
diritto come me, come tutti ad essere riconosciute e, come tali, avere
la possibilità di curarsi, a vivere la propria vita:
QUESTO
E’ POSSIBILE!!
Io,
la
bambina che sono stata
Monk
Alternando
fra di loro i rivissuti di differenti testimoni, ecco - di primissima
mano dopo una
vistosa,
impressionante "crisi" della testimone
de I
Cervelli e IO
- la "descrizione" di una delle personalità
multiple
- Monk: come
Letizia
e Aras, Pony bianco e Monkey
ecc. - ed
un accenno indiretto ad un altro fondamentale problema: i partner di
copertura
Questo
disegno è "emerso" come finale di un
testo scritto di getto,
quasi in stato di trance spontanea durante un rivissuto sconvolgente.
Il disegno in parte spiegato dalle frasi trascritte rappresenta DUE
delle principali "personalità" de I cervelli
ed IO: Monk
il killer, il sadico e Letizia
la bambolina seduttiva, la piccola prostituta spia
e killer. Ne esiste ed emerge anche una successiva più adulta
versione:
una consapevole seduttrice però a grave rischio di suicidio.Stasera
non esisto, sono
un ologramma, un ectoplasma ,un fantasma. Gli
"impiccati"?
Sono i "bambini inutili"
Monk
- che se
è una personalità è
diversa dalle altre perché sembra sempre attiva e presente ed
è un LUI:
nato nel '75, nel '76-'77 era attivo, molto attivo - si accompagnava
con Letizia bambina prostituta e tutti e due hanno ucciso alcune
persone adulte e altolocate...
Nel
frattempo con alti
e
bassi,
con crisi molto violente ma cariche di rivissuti sempre più
intensi e
precisi gli avvenimenti e i protagonisti si delineano in modo
incontrovertibile: per completare la descrizione delle vicissitudini di
Monk,
qui
anticipiamo una
pagina cronologicamente emersa molto più tardi - 3 aprile 2009 -
Un sogno
fatto nella
notte;
Un
bambino
sdraiato
sul letto, con qualche pelo sul petto (?) ed una voce infantile che
aderiva perfettamente alla sua giovanissima età. Sei anni.
Mi diceva frasi
sconce,
accarezzandomi il viso con la
sua piccolissima mano.
Allora mi scosto da lui e lo lascio parlare, gli lascio dire quelle
frasi oscene e sento la sua infinta solitudine, il vuoto nella testa,
non sa fare altro che pronunciare quei vocaboli ed è strano, raccapricciante
sentirle uscire dalla
bocca di un bambino... innaturale, come può
essere
la
pioggia che invece di cadere dall'alto verso il basso, subisce un
capovolgimento. Quel bambino ero io, o meglio, la mia
personalità maschile: Monk.
Monk non si è mai considerato una vittima (come tutte le
personalità costruite), ma un carnefice e Letizia era la
sua anima
gemella, lo specchietto per allodole. Avevano uno scopo comune, uccidere chi
li
derubava, uccidere gli adulti cattivi, punirli e
mangiargli
(fisicamente)
il cuore. Si dedicavano al loro comune impegno in maniera, oserei
dire, perfetta, in simbiosi. Sapevano organizzare ogni minimo
dettaglio,
ognuno con il proprio ruolo, ma al momento opportuno, quelle due
piccole macchine da guerra, sferravano l'attacco finale, insieme. Due
piccole menti unite dall'inizio alla fine, per tutta
la durata dell'operazione. A loro non interessava sapere chi era
l'adulto che avrebbero dovuto eliminare, perchè l'adulto di turno li usava,
violentava,
seviziava, li
picchiava, questo bastava a farli desistere dal non
ucciderli.
Pensavano:
Se
lo meritano. Gli adulti odiano
i bambini, noi odiamo
loro. Chi è più
cattivo, noi o loro?.
Pensavano:
Noi dobbiamo
difenderci dagli adulti, ci
hanno dato l'occasione
per farlo e lo facciamo.
Non erano
domande dettate dai sensi di
colpa, ma servivano per
rafforzare
e moltiplicare le energie, a motivarli ulteriormente, al fine ultimo di
chiudere
definitivamente una partita iniziata due giorni prima. Tempo massimo
consentito
per ultimare l'operazione, altrimenti bisognava lasciare il campo
libero. Nessun
adulto ha mai
lasciato l'albergo vivo.
06
luglio 2008
Monk
scatta quando si trova tra la folla, tra tante altre persone.
Sbuca all’improvviso, come se facesse un’imboscata e vorrebbe
scagliarsi contro i “nemici“, che sono gli ignari protagonisti del mio
delirio, cioè la folla. Nel mio cervello “gli altri“,
chiunque non sia dalla mia parte, sono persone contro,
gente da
sterminare con il lancia fiamme o con il mitra. L’idea di una piazza
colma di persone che prima sono vive e dopo qualche istante giacciono a
terra come marionette lo esalta. Fantastica sul come realizzarla.
Fantastica sul risultato finale. L’importante è devastare. Odia
i
bambini. A questo proposito credo che Monk abbia fatto la sua
apparizione in quel famoso week end con i parenti di P. Sabato mattina,
la piazza gremita di gente, un sacco di bambini urlanti
e anche lì ricordo di avere fantasticato e più
fantasticavo più il mal
di stomaco aumentava, diventavo irascibile e tutto perdeva di
significato, come ad esempio dimenticarmi il motivo per cui ero
lì. Mi
intristivo sempre di più e avevo l’impressione di allontanarmi
vorticosamente dal resto del mondo e di ritrovarmi in una situazione
che conosco sin troppo bene da cui cerco di scappare: la solitudine.
Quindi il passaggio mentale veloce e semplice è: sono sola
è colpa
vostra, vi odio e uccido, così la solitudine ha senso, sono sola
perché
siete morti. Aggiungo: Monk è da debellare, non lo voglio con
me! Tò! Mi è passato il mal di stomaco. Con la mia
pessima personalità
multipla entra in gioco P. Lui
in qualche modo la alimenta, la nutre. Ricordo che nei primi anni con
lui Monk era venuto fuori spesso in varie occasioni.
A Monk piace P. perché lo tiene in vita.... Letizia
e Monk
viaggiano in coppia; mi è venuto in mente guardando una coppia
di cani
lupo del nord Europa. Taglie forti. Ovviamente il maschio era
decisamente più imponente. Tranne i padroni, nessuno poteva
avvicinarsi
alla femmina, rischiava di essere aggredito dal maschio. Una bambina
era riuscita ad accarezzarla, ma quando lui se ne è accorto ha
abbaiato
(avvertimento) e poi si è piazzato tra la bimba e la cagna come
a
proteggerla e da lì non si è più schiodato! Che
bello se avessi avuto
due genitori così pronti a proteggermi … Vorrei un cane
Mike:
il prototipo
di "soldato perfetto", una PERICOLOSA "macchina da guerra"
Diversa
dalle
precedenti
"pesonalità", ancora dotate di una minima quota di
"umanità" ed emozioni, la PERICOLOSA
personalità "Mike" ricompare improvvisamente
in via spontanea e soggettiva, oppure appare perché INDOTTA
dall'esterno - come per i
disastrosi sviluppi del caso del signor F. - quando particolari
circostanze avvicinano le possibilità di riconoscimenti e
conseguenti denunce.
Come Mike comunque le “personalità addestrate” sono una
minaccia assoluta in quanto
capaci a freddo di azioni precisissime e istantanee: pericolo aggravato
dal fatto che non
è facile riconoscerle anche perché tendono a venir
considerate “positive” e proprio perché
così
silenziose e
precise. E' quindi necessario in modo particolare accorgersene e stare
in guardia e tenersi informati dei segnali
che possono
avvisare del pericolo incombente:
a parte il tono di voce, l’atteggiamento - militaresco -
alternativamente rigido o dinoccolato, magari la magrezza e ... i peli,
una parola
chiave è inconfondibile, una parola che ne indica la
principale residua emozione, una parola il cui significato letterale
è ben al disotto del significato che le dà Mike e di come
la pronuncia: FASTIDIO.
A
differenza delle altre due personalità, come Letizia e Monk,
Mike
risulta essere molto più ostile con me, prima di tutto, e poi
con il
mondo esterno.
Se dovessi definirlo usando una banalissima metafora,
direi che è un fiume straripato anni, anni fa. Un mastino,
quando segue
una traccia o la fiuta (l' odorato sensibile e l' udito fino è
sicuramente suo) non la molla. E' tenace, ha un carattere forte, ma
è
PERICOLOSO. Incarna il prototipo di "soldato perfetto ", una "macchina
da guerra "fatta e finita; ma quando una personalità di questo
tipo, si
ritrova a dover sopravvivere nel mondo civile, un mondo che non
è il
suo, non è "fatto "per lui, allora ha necessità di
cercare "qualcosa da
fare che si avvicini alle cose che lui conosce bene ". Prima fra tutte:
guidare. Cercare (es. la maestra)... Ma dopo arriva la noia,
già,
perchè le persone che scova, dopo, dovrebbe ucciderle.Mike...
Putroppo Mike è
diverso dalle altre personalità, lui non è arrabbiato,
né tanto meno spaventato. Ciò che è altro da lui
è un possibile nemico, uno a cui fare la guerra, è
completamente privo di qualsiasi voglia, ragionevolezza ed emozioni.
Gli manca il "lato umano " e la dolcezza, anzi, la tenerezza. lo manda
letteralmente in bestia! Lo fa esplodere, lo accende e inizia ad odiare
chiunque gli si avvicini, non sopporta che gli si mettano le mani
addosso o si cerchi di accarezzarlo, non sopporta il contatto diretto.
Rifugge lo stare insieme ad altre persone, magari in una stessa stanza
o in macchina, se non è lui a guidare. Mike ha bisogno di avere il
controllo
su tutto ciò che decide di fare, appunto dal guidare, da
una iniziativa "bellica ", dal decidere come, quando e dove, uccidere
la persona designata. Un cecchino in piena regola, uno che lavora
perfettamente e con successo, quando è da solo. Ma quando
si ritrova in gruppo, la sua mente riesce ad estraniarsi continuando il
suo lavoro in solitudine, senza fantasticare, ma elaborando piani su
piani da mettere poi in atto. E' metodico,
perfezionista, un
piantagrane, deve essere in continuo movimento, sia fisicamente che
mentalmente. Tende
ad annoiarsi
in fretta, ad innervosirsi ed è in questi frangenti che diventa
pericolosamente feroce. Il bisogno di "agire "è per lui
fonte di sfogo, un bisogno quasi fisiologico. Il
suo addestramento è cominciato alla base americana, quando
avevo quasi tre anni, così come per le altre personalità.
Con Mike, però,
ci
hanno speso più tempo, erano interessati al risultato finale,
perchè certi che sarebbe venuto fuori un gran soldato.
Sinceramente non so dire se Mike è ad oggi un buon risultato,
posso dire però, senza ombra di dubbio che la sua personalità mi fa paura
ed è ora di "debellarlo ". Altra "caratteristica "di lui
è la continua sensazione di "fastidio "che gli è rimasta
appiccicata dentro la pelle, non è in superficie, potrei
collocarla nei polmoni, come se una volta respirata, lì si fosse
fermata.(°)
Torno
a ribadire che K. non parla mai volentieri di Mike. E temo che lo
protegga. Se accenno alla cosa, in genere glissa. Oggi, più per
farmi
contento che per altro ha detto "Mike sa fare solo quello (senza
specificare cosa). Ma poi, un poco dopo: "Chiamo Mike, il supereroe!"
... Una volta in macchina, ad un certo punto si è messa a
guidare come
un professionista della formula uno, passando velocemente anche in
stretti passaggi tra macchine. E mi sono piuttosto spaventato. Ho
reclamato ma, sul momento, era come se la macchina attorno fosse un nemico che la
ostacolava.
Sonderkommando
Bambini
di sei-
sette anni
dovevano compiere azioni da"necrofori"simili a quelle dei Sonderkommando
dei Campi
di Sterminio e qui un altro ri-vissuto
molto intenso
va
a confrontarsi con"La
strage del levante". Lo
facciamo precedere
da
osservazioni immediate di un amico/testimone: 22-
agosto 2008: un partecipe commento
Questa"cronaca
vista e sentita da fuori"valorizza la
testimonianza diretta, così spiegandola:
Scrivo
senza aver ancora letto quello che ha scritto K. Mi ha chiesto di
scrivere qualcosa sulla sera in cui è stata male.
Parto
da qualche ora prima quando, di fronte ai
numerosissimi turisti, al parcheggio stracolmo di macchine e all’idea
di entrarci ha avuto una crisi per cui ce ne siamo andati (con mio
dispiacere non tanto per non aver potuto visitare il luogo ma
perché è
come se con quelle crisi rompesse un armonia, io inizio a non
sopportarla e riesce a scatenare una sorta di reazione tendenzialmente
violenta anche in me e che controllo con molta fatica). Le solite crisi
già viste quando “sente”
la folla: dice che in quei momenti vorrebbe
avere un mitra e sparare a tutti.
Il
mattino
era tranquilla,
sembrava serena, poi è bastata quella visione per scatenare
qualcosa
(una personalità?). Nel pomeriggio poi diceva di essersi
tranquillizzata ma io avevo comunque l’impressione che non fosse
sincera che stesse mascherando, la sentivo “strana”.
La
sera, di
nuovo a cena, la crisi si è presentata, i tavoli troppo vicini
le danno
fastidio, le porte aperte anche, vuole sedersi sempre vicino al muro,
quella sera eravamo in mezzo alla sala. Qualche minuto (le chiedevo dei
suoi e del suo periodo in via santa chiara, poi mi ha chiesto di
cambiare discorso perché aveva le lacrime, vedevo che si
sforzava di
non piangere) e poi sembrava di nuovo tranquilla. Abbiamo ordinato del
vino e credo ne abbia bevuto un po’ troppo, siamo usciti e abbiamo
iniziato a camminare per prendere un po’ d’aria e mi ha raccontato
l’ultimo ricordo. A quel punto si è messa a piangere ma sentivo
che era
sincera, tant’è che vicini all’albergo per mano mi sembrava di
avere
una bambina di sei anni e sentivo che era lei e nessun altra, una
bambina distrutta, come se la stessi portando via da quella cella.In
camera poi
nel dormiveglia faceva gesti con le mani, come se stesse contando,
e diceva cose che però non sono riuscito a capire tranne quando
mi ha
chiesto se secondo me era intelligente e poi ripetendo “io sono molte
intelligente” poi se le piacevo fisicamente. Mi sembrava di nuovo fuori
di sé: ero abbastanza preoccupato perché avevo di nuovo
l’impressione
che potesse ripartire una crisi violenta da un momento all’altro, avevo
paura di non saper gestire la situazione. Dopo un po’, rassicurata sul
fatto che le stessi vicino, si è addormentata.
Questa,
un
po’ sinteticamente, la
cronaca vista e sentita da fuori.
Nell'esposizione
è da notare
un particolare caratteristico dei
tentativi di conservare
un elemento di coscienza e razionalità: il"contare".
Nel
ristorante ad un certo punto mi sono sentita piccola e guardandomi
intorno scorgevo i visi sorridenti degli altri commensali e sembravano
contenti, a loro agio ed io diventavo sempre più piccola ed
impacciata
e fuori posto. Pensavo: “sono tutti normali, io cosa c’entro?“.
Pensavo:
“Io sono un mostro e non valgo nulla“. Il bello è che
tutto
stava
capitando in modo del tutto sano, sì, perché non c’era
invidia nei
confronti degli ignari presenti, io stavo pensando e provando le stesse
cose di quando avevo sei anni e nello stesso modo, il mio, presente,
lucida e senza scappatoie (fantasie). Ero cosciente di stare male anche
se ad un certo punto ho chiesto a V. di cambiare discorso altrimenti
avrei inondato il ristorante a furia di lacrime … uscivano copiose,
erano inarrestabili. Abbiamo ordinato una bottiglia di vino. Usciti dal
locale ero alticcia ma presente, sentivo di essere io ma decisamente
più piccola, avevo sei anni ed ero immensamente triste come non
ricordavo. Avevo le gambe che mi dolevano, faticavo a stare in piedi e
camminare. Inizio a parlare e racconto al mio prode cavaliere della
settimana da incubo che avevo vissuto."Qualche mese dopo avere
iniziato la prima elementare, un signore ben vestito mi aspettava
all’uscita della scuola per accompagnarmi a casa. Salgo su una macchina
grande e scura e dietro c’era un signore, ben vestito, mentre il primo
si siede davanti al posto di guida. Non ricordo il viaggio, quando mi
sveglio sono dentro una piccolissima stanza, c’è una branda, un
sottile
materasso ed un lenzuolo bianco lo copre. In un angolo c’è un
buco con
un coperchio di legno e vicino un rotolo di carta igienica. Non ci sono
finestre. La porta che mi tiene all’interno è di metallo. Nel
centro
della stanza penzola una lampadina che rimane sempre accesa, tranne una
volta, un signore l’ha cambiata immediatamente. Dopo molto tempo sento
dei passi, la porta si apre ed una persona mi lascia per terra un
bicchiere di latte tiepido e un pezzo di pane. Il primo giorno era
passato così. Nessuno mi aveva detto nulla, non mi avevano
spiegato
perché ero lì, pensavo di essere in prigione
perché avevo fatto
qualcosa di sbagliato, eppure a scuola andavo bene, non litigavo con
nessuno, a casa andava bene, con gli zii anche. Il secondo giorno non
so a che ora, sono entrati tre uomini adulti tra i venticinque ed i
trenta anni e mi hanno violentata, così, senza motivo. Per tutto
il
tempo non hanno parlato, ne tra di loro ne con me. Mi hanno violentata
a più riprese, cioè, mi violentavano per tanto tempo e se
ne andavano,
poi ritornavano, facevano e se ne andavano, così per cinque
volte ad
intervalli regolari. Lo so perché lì non c’era niente da
fare e
contavo, stavo molto male ma contavo. Poi è arrivato il latte ed
il
pane, ho bevuto il latte ma il pane non riuscivo a masticarlo mi
facevano male le gambe, la pancia, le braccia e avevo delle macchie
rosse, rosse all’interno delle cosce, sul sedere, intorno al collo,
sulle braccia, sui polsi e intorno alle punte marroni che ho sul petto.
Sono stanca, vorrei chiudere gli occhi ma ho paura che entrino
all’improvviso per farmi del male, mi mancano i miei genitori e la
scuola e non posso scappare. Crollo in singhiozzi. Il terzo giorno sono
vigile, mi siedo vicino alla porta e ascolto per tanto tempo, ogni
tanto sento dei passi, qualcuno sta per aprire la porta ma poi va
via succede venticinque volte e poi il latte con il pane. Le macchie
rosse
hanno cambiato colore. Il quarto giorno due persone adulte, maschi
entrano nella cella e mi picchiano, mi danno calci e pugni e fanno
attenzione a non colpirmi la faccia e il busto. Mi picchiano tanto e
forte come se ce l’avessero con me. Il quinto giorno succede come nel
terzo. Mi sento male, ho pensieri brutti e ogni piccolo rumore mi fa
saltare, passo il tempo raggomitolata in un angolo coperta dal
lenzuolo, mi dondolo e sono spaventata, piango e mi dondolo. Piango
senza fare rumore, scendono solo le lacrime e conto le dita delle mani
e dei piedi.
Il
sesto
giorno due signori mi fanno una iniezione
sulla gamba e i pensieri brutti vanno via, mi sento tutta leggera e non
ho più male al corpo, sento anche che mi stanno accarezzando
lì dove ci
sono le macchie e infilano le dita poi mi abbracciano e mi baciano
tutto il corpo e mi leccano e poi mi tirano i capelli e mi danno gli
schiaffi sul sedere ma io non riesco a reagire ne a sentire tanto male.
Mi sento una bambola, sono una bambola. Mi dicono che sono una bambina
brava e molto intelligente e che ho superato “ la prova “ … Non ricordo
in quali condizioni mi hanno riportata a casa, ma dopo quella
esperienza io sono cambiata, tutto quello che vedevo era cattivo e
pensavo che anche agli altri bambini, i miei compagni di scuola o
quelli che incontravo in giro, era capitata la stessa cosa, ma non
riuscivo a spiegarmi come mai loro sembravano felici, mentre io avevo
sempre pensieri brutti, persone morte o ricoperte di sangue. Loro
quindi erano più intelligenti di me se riuscivano a divertirsi e
studiare nonostante quello che gli era capitato. Per
me tutto
era diverso, io ero diventata “ l’angelo della morte “:
promossa a pieni voti!!!
E
a
far seguito alle precedenti crisi e recuperi - descritti e
consapevoli - ecco quanto EMERGE il 23 agosto 2008:
“La
folla“.
Simbolicamente
rappresenta (per me) un muro di
gomma che mi
respinge, mi rifiuta. Il rifiuto delle cosiddette “persone normali“
è
fonte di disagio e di grossa arrabbiatura, tanto da desiderare un mitra
per falciarle in una volta sola: la folla. Dopo la settimana passata in
cella ho notato che i miei compagni mi trattano diversamente come se
non mi riconoscessero ed io non riconoscessi loro. Il mio comportamento
è cambiato, sono più silenziosa e molte cose che prima mi
interessavano
mi annoiano, come ad esempio la matematica. Quando sono in
classe e la
maestra spiega le lettere io sto attenta per un po’, poi appoggio il
mento sul palmo della mano destra e inizia il buio, ho gli occhi aperti
ma sono cieca. Quando il buio sparisce, la mia maestra è
già molto
avanti con la lezione ed io mi agito perché non so come fare per
recuperare quello che ha spiegato. Sono sempre agitata, ho sempre paura
che mi portino via per sempre in un posto lontano e buio. I miei
compagni ridono ed io non capisco il perché … Non capisco
perché la mia
scuola è diventata cattiva, anche i miei compagni e la maestra e
i miei
genitori, i miei zii, la gente che vedo per strada … loro sanno ma
fanno finta di no. Quando mi guardano in faccia io tiro giù la
testa,
mi vergogno molto perché non sono più come loro e non
devono
accorgersi. Io ormai sono diventata una farfalla che diventerà
un
angelo nero. Io guardo i miei genitori e sono diversi da prima, hanno
le facce cattive e non mi vogliono bene. Mio fratello F. mi odia
perché
papà prende le mie difese. Io non posso parlare con nessuno
della
settimana di prova anche se ne avrei molta voglia. Ogni tanto ho male
alla pancia e alle gambe, allora se posso mi siedo altrimenti mi
appoggio dove capita. A volte ho voglia di scappare ma non so dove
andare, a volte ho voglia di morire, a volte ho voglia di urlare ma se
poi mi chiedono perché io non so spiegarmi, così penso di
farlo e
basta. A volte quando sono nella piazza con mia zia penso che sono
sola, anche quando sono in classe penso che sono sola e anche a casa.
Sono sempre da sola e la testa si riempie di pensieri, di domande e
immagini brutte che mi fanno stare male e allora sento il cuore che va
veloce, veloce, arriva sino alla gola e devo sospirare forte tante
volte perché la smetta. Mi viene un gran caldo e divento stanca
subito,
voglio dormire sempre.
Una
descrizione agghiacciante
11 ottobre 2008: una precisa descrizione di set
cinematografici e dei contenuti dei filmati pornografici con torture
sessuali - e violenze di ogni genere fino all'uccisione - di bambini.
Nel
collegio di Nizza c’era un atmosfera particolare, sfumature,
sensazioni, era un luogo creato ad arte per i bambini, studiato nei
minimi particolari, dai colori, ai giocattoli, ai piccoli tavolini
accompagnati da piccole sedie e pennarelli, carta, matite colorate,
lavagnette e gessetti di varie dimensioni e colori. Nell’aula – asilo
l’atmosfera era rilassante, potevamo giocare anche insieme ad altri
bambini, ma senza poterci scambiare informazioni su di noi, esempio:
“come ti chiami, quanti anni hai, dove abiti … ?“. La
stanza era
di colore blu molto chiaro, almeno per me, ma probabilmente le pareti
erano bianche. Verde invece il refettorio, era un luogo abbastanza
rilassante, sapevamo che per almeno una mezz’ora abbondante, nessuno
sarebbe arrivato per farci fare cose strane. La
stanza che
più di
tutte mi terrorizzava era la rossa, la stanza della morte. Poteva
succederti di tutto, anche di morire. Ho visto due bambini morire,
c’erano pochissimi maschietti e li hanno uccisi. Il collegio era per
bambine, così ci dicevano, ma alcuni erano bambini travestiti da
bambine. Nella stanza rossa gli adulti erano molto cattivi, gridavano
sempre, dicevano parolacce e a volte avevano la bava alla bocca quando
erano particolarmente contenti nel fare del male alle bambine e gli
occhi erano sbarrati e la faccia rossa. Erano sempre agitati, bisognava
fare attenzione a non provocarli, sembrava a volte che volessero
mangiarci talmente ci odiavano. Ci odiavano! Ci violentavano
in
mille modi, ci torturavano e filmavano. Usavano bastoni lunghi, piccoli
e larghi e qualcuno di essi aveva delle sporgenze, poi usavano oggetti
di gomma rosa, duri, lunghi e larghi, poi mollette per il bucato, spara
chiodi, fruste di tanti tipi, cappucci che mettevano sul pene con
i disegni della Walt Disney come topolino, la strega di
Biancaneve, altri… li usavano solo gli adulti. Gli adulti quando
dovevano essere ripresi nascondevano il viso o con una maschera oppure
non si facevano riprendere. Ci trattavano come fossimo delle bambole,
ci lavavano, ci vestivano, svestivano e ci muovevano. Il più
delle
volte eravamo nudi e capitava che dovessimo fare delle cose a due, a
tre e in gruppo, ma ci dicevano loro come metterci e cosa fare, poi si
cambiava posizione, era una situazione pesante, non dovevamo piangere,
ma sorridere e fare solo quello che ci veniva richiesto altrimenti si
arrabbiavano. Molti di noi vomitavano, allora ci picchiavano tutti e
gli altri bambini ci odiavano. L’atmosfera era nera, molto nera e senza
possibilità di salvarsi, io pensavo che in quel collegio sarei
morta,
l’ho desiderato per la verità … Ero convinta che in un modo o
nell’altro mi avrebbero eliminata.
Per quanto
riguarda le emozioni
… sono in continuo movimento e fanno male, non riesco a descriverle,
c’è di tutto, un turbinio da mal di testa e nausea. La prima
cosa che
mi viene in mente ora è l’assoluto distacco che vivevo tra il
mio corpo
e la mente. Lasciavo che al mio corpo facessero quello che volevano (
tanto non c’era via di fuga ), la mente invece era viva, sentivo che
era mia alleata, mentre tutto il resto andava per i fatti suoi. Come ad
esempio la vagina, anche se provavo schifo, lei era eccitata. Mi
vergognavo tantissimo. Non ci capisco niente !!!
08
ottobre
2008
Ore
11.45
Dovrei
fare
la spesa, ma stamattina di uscire proprio non mi va.
Sono
assonnata e lenta nei movimenti e vorrei piangere a dirotto, ma il
colore rosso me lo impedisce. Ci sono volte che rifiuto i suoi
consigli, come ad esempio: “non si fissi sulle cose“ … Eppure quelle
fissazioni nascondono segreti, il rosso è un coperchio che deve
essere
sollevato, non posso aspettare, altrimenti avrò sempre timore.
Mentre
ero sul terrazzino con la gatta, il ricordo di una stanza rossa
è
affiorata nella mente, poi una gialla, poi una verde e man mano che
ricordavo sentivo il corpo pesante, le gambe gonfie e la solitudine
insieme alla disperazione prendevano posto, ma di piangere nulla. La
stanza rossa … forse non era rossa, ma nella mia mente quella
particolare stanza era a tutti gli effetti di quel colore. Veniva usata
per fare filmini
pornografici,
per violentarci, per picchiarci, per uccidere riprendendo il fatto. Da
quella stanza molti di noi bambini ne sono usciti cadaveri. Rossa per
il sangue, un obitorio infantile, l’anticamera della morte. Ricordo di
avere vomitato parecchie volte, anche verde, avevo delle crisi di
pianto e urlavo, mi dondolavo e contavo gli anni che avevo all’ora ad
alta voce: uno, due. tre, quattro, cinque, sei, sette. e ricominciavo
sino a quando con una iniezione crollavo sul pavimento tramortita, ma
abbastanza cosciente per rendermi conto che mentre mi stavano
violentando in tre (ragazzi tra i 16 ed i 18 anni) e filmando (un uomo
sui 45 anni), a pochi passi da noi c’era un bambino piccolo di 5 anni,
aveva un cerotto grande e grigio che gli impediva di urlare, stava
piangendo e tremava tutto. Aveva i capelli chiari, forse biondi, corti
e mossi ed era nudo. Sentivo il suo respiro affannoso, lo avevano messo
pancia in giù e la corda gli passava tutta intorno al corpo,
partiva
dal collo e poi le braccia, la vita, le caviglie ed i polsi e quando il
bimbo cercava di divincolarsi la corda gli stringeva forte il collo e
la faccia diventava tutta rossa. Poi è arrivato un adulto
abbastanza
giovane con gli occhi da pazzo e gli ha aperto le gambe ed infilato una
cosa marrone, lunga, ricoperta di pallini in rilievo. Ho visto il
sangue schizzare, la corda gli stringeva il collo ed il viso aveva un
colore viola scuro, poi il corpo del bambino si è afflosciato e
vicino
c’era tanto sangue e qualcuno stava filmando. Non sentivo più il
suo
respiro. Prima
di
portare via il corpo del bambino si fumarono una
sigaretta. A me dopo la violenza mi presero a sberle, tante su tutto il
corpo, partendo dal viso. In un’altra parte della stanza c’era anche
una bambina di 8- 9 anni nuda anche lei, la stavano preparando per
filmarla ma aveva sul viso e sul corpo delle macchie rosse e le usciva
sangue da sotto. Sembrava una bambola, non reagiva, l’avevano sistemata
contro il muro, seduta, ma lei crollava da un lato, allora entra un
signore con il camice bianco, le prende la mano e poi dice: è
andata
(in francese).
Il
sangue non
veniva tolto, piaceva molto a loro, più ce n’era e
più
diventavano cattivi.
Facciamo
precedere
il testo scritto dalla protagonista da
osservazioni immediate di un amico/testimone -"cronaca
vista e sentita da fuori"-
che valorizza la
testimonianza diretta, così spiegandola:
E'
da tempo che non la vedevo star male così. Ieri, ma non so darne
significato, ci stavamo parlando attraverso il vetro della finestra, io
dentro, lei fuori a fumare: ad un certo punto non mi ricordo per quale
motivo si è messa a ridere scoprendo molto i denti e per un
attimo ho
visto il suo teschio, il suo cranio che rideva di una risata macabra e
disperata come in una metamorfosi, uno zombie, in cui la carne si
dissolve lentamente lasciando solo ossa e nulla più. Se
può valere come
testimonianza...
Questa
lucida relazione
- che è stata per
giorno per giorno completata
a voce nelle sue valenze emotive, va confrontata e avvalorata non solo
da"La
strage del Levante"di
cui sopra, ma dalle numerose e precise descrizioni - non ancora
pubblicate - che, nei ri-vissuti divenuti coscienti di altri
sopravvissuti, ricostruiscono feroci orgiastiche stragi: perfettamente
analoghe anche se avvenute in date diverse e in localizzazioni
geografiche differenti.
31
dicembre 2008
Ricordo:
Sono
lì, sulla nave, grande, in mezzo al
mare” Sono
lì ed ho sette anni” Mi trovo all’interno di una
cuccetta da quattro posti letto ed uno stretto corridoio breve divide i
due letti a castello” Siamo cinque bambini, tre maschi e due
femmine, i maschi sono seduti di fronte a noi che stiamo dall’altra
parte del corridoio sedute sul letto più basso”. Ci
guardiamo
in silenzio, respiriamo lentamente, immobili e con i visi scuri,
preoccupati”. Nella cuccetta c’è un piccolo bagno, vicino
al
lavandino un asciugamano bianco pende da un gancetto” La
saponetta usata è posta da un lato del lavabo”. Accanto
alla
tazza, un rotolo di carta igienica appena iniziato” La poca
luce entra dall’oblò situato al centro del piccolo locale e
c’è
un’atmosfera di attesa”. Ho paura”. Conto
il numero
delle lenzuola (10), conto il numero dei cuscini (4), conto
le
federe (4), conto quante mani ci sono qui ( 10 ), le dita delle mani
(50) e dei piedi (50 ) e poi i pollici (10 ) e gli alluci (10 ) …
2 maschietti hanno i capelli biondi, ma non dello stesso colore,
né
tipo, tutti e due hanno gli occhi chiari, uno grigi, l’altro
azzurri” Il terzo maschietto ha i capelli castano chiari con
occhi scuri, la bambina accanto a me ha i capelli medio lunghi con la
frangetta, il colore è lo stesso dei miei capelli, castano
scuro, gli
occhi della mia vicina sono castani” Siamo sedute accanto
senza sfiorarci e con la mente siamo lontane anni luce, come del resto
anche i tre maschietti”. Ci troviamo nella stessa stanza, ma
non sappiamo perché”. Non ci conosciamo”. All’esterno
la porta è sorvegliata da un adulto”. Aspettiamo un sacco
di
tempo”. Ad un certo punto un ragazzo sui venticinque anni
entra reggendo in mano un vassoio con sopra cinque bicchieri di latte
bianco caldo e cinque pagnotte dolci tiepide”. Distribuisce
il
cibo, ma !aspetta nella stanza con noi, aspetta che ognuno
finisca di mangiare per portare via i bicchieri vuoti, cinque bicchieri
vuoti” Ricomincio a contare: ci sono 10 paia di scarpe, 10
occhi, 5 bocche” 5 nasi, 10 orecchie, 5 colli, 10 ginocchia,
1 oblò, il mare, tanti pesci, tante onde, tante gocce”. Ho
7
anni, ho sette anni, ho sette anni, mi chiamo XX, mi
chiamo XX, non
devo dimenticarmelo, “ricordati “, mi dico mentalmente, cerca di non
morire, cerchiamo di non morire”. Aspettiamo
da così tanto tempo che i nostri corpi,
seppur stanchi, non
riescono a rilassarsi, neppure gli occhi riescono a chiudersi, siamo
vigili, siamo le sentinelle del mare”. Ad
un
certo punto, il ragazzo giovane si
ripresenta, ha in mano cinque
paia di stivaletti gialli e ci intima di indossarli”. Usciamo
con lui dalla cuccetta, corridoi lunghi e stretti, porticine che si
aprono di metallo pesante, giriamo a destra, poi a sinistra, saliamo,
alla fine ci ritroviamo all’aria aperta, c’è vento” La
nave è
scura e bagnata” Da un punto imprecisato di essa, dallo
stomaco, appaiono un gruppetto di bambini, alcuni sono più
piccoli di
noi (vanno dai 2 agli 8 anni ), una decina, forse dodici” Alcuni adulti
appostati alle loro spalle sparano dei colpi di pistola,
altri invece sparano degli arpioni piccolissimi che si conficcano nella
carne e poi l’adulto che ha sparato inizia a gridare: “L’ho preso,
è
mio! “. In
pochi secondi succede una carneficina, il
sangue schizza ovunque,
braccia, gambe, intestini, teste, vengono fatti a pezzi con rabbia,
odio e precisione”. Il nostro compito (i 5 ) è quello di
prendere ogni resto umano e gettarlo in mare dove alcuni pesci
aspettavano di banchettare” Poi un altro gruppetto di dieci
dodici bambini usciva dallo stomaco della nave e anche loro venivano
sterminati senza pietà e senza fretta” Ore ed ore
passate ad assistere allo sterminio di bambini indifesi, nudi,
sanguinanti e pieni di lividi ovunque” Assistere senza avere
la possibilità alcuna di intervenire, di scappare”. Inizio
a
contare: cinque teste, trenta teste, ottanta teste, novantacinque
teste, centodieci teste, cento venti teste, cento quaranta teste,
duecento teste … Mi ripeto mentalmente: “Ricordati di loro, devi
ricordarli, ricorda i loro visi, sono importanti …”
A
duecento mi sono fermata, ma lo scempio ha
continuato ancora anche se
io avevo smesso di contare” Erano piccoli e
indifesi”. Raccoglievo il resto dei corpi maciullati come un
automa, non sapevo più dov’ero e chi ero, avevo la nausea e
conati di
vomito”. Mi sono ritrovata tra le mani la testa di un bambino
(non capivo se era un maschio o una femmina) avrà avuto due
anni,
prima di gettarla in mare gli ho dato un bacio sulla fronte e una
carezza sulla guancia (stupido vero?)”. Pensavo:
“avevo ragione, gli adulti hanno il loro
mondo e noi il
nostro, ma noi siamo più deboli, non riusciremo mai a
sconfiggerli,
saremo sempre svantaggiati“.
9-13 febbraio 2009: I ricordi si vanno precisando man mano, e la vita
quotidiana e i
rapporti personali diventano sempre più gradevolmente NORMALI: ma intanto compare ed
emerge
anche una successiva
più adulta
versione della"personalità seduttiva"una Letizia consapevole
seduttrice e però a grave rischio di suicidio.
Ecco: dalla testimonianza di un amico
Mi
spieghi perché
cerchi di farmi saltare la mosca al naso? Preferirei parlare di cose
serie, tipo come stai e come è andata a Nizza. So che non stai
bene.
Come se si
fosse risvegliata (la
personalità una volta riconosciuta è rientrata come una
lucertola nella
crepa di un muro?) ho trovato che diventasse triste, molto triste di
colpo. Tornata in sé mi ha detto che non sapeva perché lo
faceva, che
era vero non stava bene, che ha pensieri di morte (devono averla
addestrata, tra le altre possibilità, a pensare di gettarsi da
un
palazzo di 10 piani. 10 piani, non 5 o 7). Abbiamo parlato del fatto
che i pericoli possono arrivare da fuori - come già mi diceva -
ma quel
giorno ha ammesso il fatto che un altro pericolo arrivava dal dentro.
Già lo sapeva - l'ho letto dal sito, io lo sospettavo da un po'
(si
ricorda la mail sulla personalità?), ma se non altro ne abbiamo
parlato
chiaramente.
Vorrei ora
accennare alcune cose di me,
in riferimento - se non ho capito male - ad eventuali ripercussioni
emotive su di me.
Da quando conosco K, da quando conosco alcuni suoi ricordi e raccolgo
alcune sue confidenze, paure, stress, etc. sento che in me una nuova
forza prende il posto della tristezza, della paura, o quel che si
vuole. E questa è molto più evidente rispetto alla
traduzione del testo di Regina.
E' come se mi sentissi un chirurgo o - più semplicemente,
perché da me non dipende una vita - un tiratore d'arco, per
esempio, uno sportivo.
Resto concentrato. Ascolto. Dentro di me so in modo chiaro ed evidente
che ho tempo anni, decenni per elaborare emotivamente quanto raccolgo,
quanto apprendo; ma che oggi, una titubanza può disturbare e
forse può persino far commettere imprudenze.
Ripeto: non lo faccio apposta. Vado così, in modo naturale. Poi
ci sono giorni, in cui sono un po' più debole, un po' più
appesantito.
(*)
Dopo queste considerazioni da parte di un partecipe collaboratore -
anche
traduttore del libro di Regina Louf - al
testo autografo va
fatto
precedere una nota riguardante un
episodio del
1995:
un tentativo - bloccato a
forza da un altro amico - di gettarsi dagli scogli del mare di
Normandia.
Ho un forte desiderio
di morte. Fortissimo, sconvolgente e ossessivo.
Come se dovessi fare qualcosa per provocarla e sapessi (perchè
insegnata) anche come! Non c'è paura, ma una lucida coscienza e
volontà. Voglia
di autodistruzione ed è una lotta estenuante, perchè ho tutti i miei
cervelli
coalizzati contro
di me, così la volontà, nel tentativo di non
soccombere, diventa finta
tranquillità, quasi apatia... Le energie
spariscono ed è come se nelle vene non scorresse più
sangue e la mente, pesante come
un armadio a otto ante di legno massiccio, faticasse ad elaborare qual
sivoglia pensiero. E' frustrante e snervante. A volte penso di non
essere in grado di contrastarla, insomma, sento di essere nei guai.
Sono nei guai, non so come ne
uscirò,
visto che il pericolo
è
all'interno
(personalità) e può arrivare dall'esterno. La sensazione che ho è quella di un
cerchio che sta per
chiudersi. Nel
week end sono andata a Nizza, non ho cercato nulla che potesse
ricordarmi la terrificante vicenda della nave, avrei voluto, ma sentivo
che
il momento era sbagliato, avevo paura che potesse accadermi qualcosa... Sono stata vigliacca! Comunque ho avuto delle
botte di
ansia, il
cuore che pulsava a mille! Mi sono aiutata con la respirazione, ci ho
messo un pò perchè ritornasse a battere in modo normale.
Con questi presupposti a me viene voglia di prendermi una pausa
... e nel frattempo ristabilirmi mentalmente perchè sono
completamente incapace di formulare un ben che minimo pensiero. Sono in
totale confusione, come se tutto ciò che mi circonda avesse
perso peso e profondità ... leggero, informe. Mi turba
moltissimo la mia apatia, vorrei stare da sola, al buio per almeno due
giorni e lasciare la mente libera, viaggiare dove gli pare senza
schematismi, senza catene . Ho bisogno di stare da sola!!!
Probabilmente sto scrivendo e pensando un sacco di stupidaggini, la
crisi non vuole passare e poi, mi piacerebbe capire il mio malessere da
dove arriva ...? Sono davvero imbecille !!!
Ad esempio ho sentito l'energia andarmi via e la testa è
pesante. Mi sento una merda fatta e finita, il più delle volte mi faccio schifo , vorrei
uccidermi e vedere il
mio
corpo
frantumarsi sull'asfalto (*)... ne sento la necessità, la
cosa incredibile è sapere quello che proverei nello schiantarmi
al suolo...
I volti dei bambini mi accompagnerebbero. Come dicevo ad A., sento il
bisogno di cercare un palazzo di dieci piani e lasciarmi andare nel
vuoto al momento giusto mi mancheranno le forze, scivolerò in un
limbo di sogni e non mi accorgerei di niente. Così deve
succedere, così è sempre accaduto. La testa continua ad
essere pesante ed il corpo leggero.
Stasera non esisto, sono un ologramma, un ectoplasma ,un fantasma.
Stasera avrei dovuto cercare il palazzo ... credo sia proprio il
palazzo ... chissà poi cosa significa ...? Sono stanca morta
(scusi la battuta), la chiamo domattina. Grazie e non
mi sgridi.
Mi sono
ricordata del sogno di stanotte.
Sogno: sono sul bus (non so perchè, ne dove sto andando), ci
sono due ragazzi tra i venticinque ed i trent'anni. Hanno degli zaini
scuri che aprono all'interno del mezzo di trasporto e dentro le sacche
vi sono dei gatti neri. Hanno
sulla testa una macchia rossa, sangue. Decidono di finirli
sul
bus. I gatti sono tanti e tutti neri, li guardo e spero che tra essi
non vi sia il mio gatto. Miagolano pochissimo, non voglio sentire i
loro lamenti, così mi auguro che mentre vengono uccisi, stiano
zitti. Non voglio
ricordare le
loro urla strazianti, mentre i corpi vengono fatti a pezzi, deturpati.
Sto male, la mente non riesce a pensare, il corpo è rigido,
vorrei solo andare via, scappare da quell'odore di morte, da quel luogo
d'inferno, non voglio vedere quegli sguardi terrorizzati, non voglio
ricordarmi delle loro voci, non voglio ricordarmi che anche in questa ennesima
tragedia ho
perso l'occasione di aiutare chi era in pericolo di vita.
Non
voglio
ricordare di essere stata .... Non voglio ricordare di avere
partecipato, anche solo per rimuovere
i resti dei corpi, a quella ennesima tragedia di sangue. Il mondo è rosso, la mia vita
è rossa, anche all'epoca vedevo rosso. Non voglio
ricordare di essere stata vigliacca, di avere pensato a me. Io avevo
pensato alla mia vita e volevo di nuovo morire. Ogni volta era come
morire, io ero uno zombie, un morto che cammina, senza emozioni, senza
rimorsi, senza ricordi, senza linfa vitale. Uccidete anche e me e
facciamola finita! Prendete anche me! Nessuno voleva uccidermi... in
fondo, tenerci in vita è una bella tortura, non trova?
Cattiveria gratuita anche questa. I gatti non piangevano, non si
lamentavano, erano svenuti. Li
hanno massacrati tutti. Tutti i gatti. Pensavo che ai
gatti una
cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere, invece... Tutto
è di nuovo capovolto, rovesciato, non esiste più un
diritto ed un rovescio, tutto può capitare, le regole in verità non
esistono.
L'immunità per i gatti non è mai davvero esistita, anche
noi possiamo essere uccisi per venire scambiati da altri gatti che a
loro volta, quando non serviranno più, verranno eliminati o si
elimineranno a vicenda e chi sopravvive vive... ma come?
Andrà fuori di testa, lo sperano, te lo augurano e se lo
augurano. Andate affanculo, brutti stronzi!!!!!! O meglio,
all'
epoca dei fatti, ad un certo momento, quando credevo che ai così
detti.gatti non sarebbe mai capitato nulla che potesse eliminarli dalla
faccia della terra, ecco che capita
l' esatto opposto. I gatti
vengono eliminati, con ferocia, premeditazione. Il mio"mondo"perfetto
(si fa per dire) viene stravolto dal 'illogicità e soprattutto svanisce la possibilità di
poter
salvare gli altri. Fino ad allora, vivevo nella speranza
di non
essere uccisa (immunità) e di poter essere d' aiuto agli altri
bambini. Ma la carneficina dei gatti ha completamente cancellato ogni
futura azione, fare qualcosa era
diventato pericoloso. Credo di
essermi smarrita allora, di essere andata in mille pezzi, mentalmente
ho fatto un lavoro di ricomposizione alla belle e meglio, per non
impazzire, ho dovuto ristabilire le priorità, e diventare ancora
più diffidente, più taciturna. La
prima regola era diffidare degli
adulti. La seconda non fare la spia, costi quel che costi
(nei
confronti degli altri bambini), la terza non morire. La quarta se posso
aiuto. La quinta l'
adulto
è un nemico e va eliminato. Questa regola era per me
giusta, ed in realtà andrebbe messa al primo posto, esattamente
come feci allora.
Probabilmente per infilarli negli zaini li hanno dovuti tramortire.
Ma da questo punto - 28
febbraio 2009 -
può finalmente cominciare una totale rimonta: Forse si è
creato
semplicemente dello spazio...
Oggi in
particolare mi sento"disarmata","neutralizzata", come quando si
disinnescano le bombe per
renderle innofensive. Quindi posso affermare dignitosamente e
felicemente, con una nota di orgoglio, che SONO IO a scriverle.
IO
SONO, IO ESISTO,
IO PENSO, IO FACCIO, ecc, ecc, tutto in prima
persona"singolare".
E quanto si sta bene... La cosa bella è che da oggi tutto
può cambiare, ricominciare, recuperare. Sono single a tutti gli
effetti. Ho ripreso possesso del mio cervello, la comunity si
è sciolta come neve
al sole o"stanza delle riunioni". Mi sento vecchia e nuova allo
stesso tempo. Sono in mezzo all' Oceano, sola, e nuoto usando lo stile
che più mi piace, tanto, prima o poi, da qualche parte arrivo.
... sento la testa completamente vuota, come se, tutto ciò che
ho imparato sino ad ora, fosse sparito nel nulla. E' normale? Non
mi riferisco
solo alle cose imparate dall' addestramento, ma anche al resto, come ad
esempio le scuole fatte, i libri letti, le esperienze
vissute.
Dove è finito tutto ciò? In qualche anfratto del cervello?
Per me è
tutto completamente nuovo ed allarmante... Credo di non sapere come si
fa a vivere da questa parte. La mia paura è quella di non
riconoscere più i"cattivi", di non riconoscere il bambino violentato,
di non sapere
più distinguere niente e nessuno. Mi viene da dire:
Sono
spoglia, a
nudo e in balia del vuoto che non è lo stesso vuoto lasciato da
una persona cara, ma un assenza senza nome. Forse si è creato
semplicemente dello spazio... e in quello spazio mi sono persa, per
ora. Oppure sto riflettendo sul da farsi...
Resilienza
e RECUPERO
scritto il 21 marzo 2009 (da
notare:
non è altro che la CONTINUAZIONE - graduale e coerente - di
quanto scritto nei paragrafi precedenti
Riflettevo
sulla domanda:
sono
intelligente?
La domanda
giusta, in realtà,
avrebbe dovuto essere questa:
Chi
vede
adesso? Mi
vede? Mi riconosce?
Sono IO.
L'
intelligenza è per me,
non una personalità, ma qualcosa che mi appartiene da sempre,
come un
pensiero personale, un' opinione, un disegno, un ricordo che per anni
sono stati sepolti da altro e altro ancora. Adesso quel modo di sentire e
vedere la
realtà è di nuovo con me, pulito, rispolverato:
è vivo, lucido, pressante, pulsa... Rivedo le distanze, risento
le persone, riguardo gli spazi ampi, rivedo le possibilità e tutto
ciò mi era mancato...e tanto!!! Il pensiero
libero...la fantasia... tutte cose che posso ripermettermi di FARE!!! E
disfare a
mio piacimento. Non si smette mai di imparare,
ne di ripassare.
Ho
scoperto che
anche il ripasso è fondamentale. In fondo, quando ricordiamo,
ripassiamo, ripercorriamo, ritorniamo.
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in qualche modo
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L'IMPORTANTISSIMO
file
introduttivo - Presentazione
e diffide/Press-release
- è DEDICATO a precisazioni normative e fondanti si consiglia di
leggerlo
come preliminare
di ogni altra pagina.