Cinque libri legati da un unico filo27 aprile
2008 / April 27 2008
Indice interno del file: #inizio-sito, #Piero_Gobetti, #Risorgimento senza-eroi, #libri, #Cassandra, #per concludere, #Pappagalli verdi Avviso importante riguardante l'utilizzo del sito / To a better use of the site: Questo sito e i libri
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Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici sono sono - o NON sono - Fantascienza? |
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Cinque libri legati da un unico filoElogio della libertàIl primo è la nuova biografia di Piero Gobetti intitolata Elogio della libertà (1) : ne presento l’argomento con citazioni tratte da uno dei necrologi a lui dedicati e dalla più famosa delle sue stesse opere, ma ne prendo pure lo spunto per alcune riflessioni su altri fatti, libri ed autori.(1) Pubblicata - come n. 8 nella collana Bancarella (periodico mensile) - editrice Il Punto nell’ottobre 1998, autore Alberto Cabella, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, e Vicepresidente del Centro Piero Gobetti di Torino. Il 16 marzo 1926 ad un mese dalla sua scomparsa, nel numero a lui interamente consacrato (numero 3 del III anno della Rivista il Baretti, fondata ed edita da Piero Gobetti), nell’articolo di Mario Fubini intitolato La sua grandezza, comparivano queste parole: ... Ma come pochi uomini sanno [intendendo: “uomini maturi” non ragazzi ventenni come Gobetti che morì a 26 anni], egli [Piero Gobetti] apprese giovanissimo a non fidarsi in altri che in se stesso, a lavorare senza speranza di premio, ad accogliere l’avversità come un fatto contro cui non vale ribellarsi e che può mutare temporaneamente la direzione della nostra attività, non sminuirne o cangiarne la natura, a celare altrui la propria tristezza, a scegliere sempre, senza esitare, la via più difficile, come la sola nobile, anzi come la sola lecita. Non parliamo di quelle vie facili che sono l’abbassamento di fronte alle opinioni dominanti, i compromessi tra la propria coscienza e il proprio interesse, il porre palesemente o larvatamente l’ingegno a servizio di chi può ricompensare, e nemmeno di una tranquilla, onesta e dignitosa carriera, in cui senza difficoltà avrebbe raccolto onori e soddisfazioni.... Ma anche nel cammino per cui si era messo era possibile una scelta tra il più facile e il più difficile, tra il compromesso larvato e la totale, tragica dedizione di sé.... Anche nella lotta aperta, senza quartiere, vi sono soddisfazioni, consolazioni segrete: la speranza di un successo facile con mezzi sproporzionati al fine, che permette di non darsi tutto alla lotta impegnata, il compiacimento di sentirsi vittima, di nascondere il proprio pensiero e le proprie azioni nel segreto.... Risorgimento senza eroiIn Risorgimento senza eroi, e altri scritti storici (ultima edizione: Einaudi Torino 1985) Gobetti afferma fra l’altro:E’ materia per quelli che si sono scelti la parte dei precursori, dei disperati lucidi, dei vinti che non avranno mai torto perché nel mondo delle idee sanno far rispettare le distanze anche ai vincitori delle sagre di ottimismo... Il mio è il Risorgimento degli eretici non dei professionisti.Nel 1991 Corrado Stajano pubblica un libro dal titolo Un eroe borghese - riedito nei Tascabili Einaudi nel 1995, da cui è anche stato tratto il film omonimo di Michele Placido -: documenti alla mano vi si descrive l’”impegno ostinato” di un semplice avvocato - Giorgio Ambrosoli - che, trovatosi a fronteggiare gli “scandalosi interessi di mafia” non esitava a seguire la sua “etica di uomo onesto”, la sua "resistenza umana" fino a venirne ucciso. E così, nel libro come nel film, mentre parallelamente scorrono, calde e affettuose scene di vita familiare, di normalità di rapporti, di svaghi, di “vita civile” si seguono gli intrighi di poteri economici occulti e pericolosi fino alle agghiaccianti telefonate minatorie (nel film riprodotte nelle registrazioni originali) ed alla morte annunciata. Non solo “eroe borghese”, ma con qualsiasi aggettivazione “eroe vero” è, come Ambrosoli, chiunque non si lasci avviare (o fuorviare) in quelle vie facili che sono l’abbassamento di fronte alle opinioni dominanti, i compromessi tra la propria coscienza e il proprio interesse, il porre palesemente o larvatamente l’ingegno a servizio di chi può ricompensare,cioè chiunque si dedichi senza riserve e senza ripieghi a quanto è ormai convinto di dover fare; non chi si sacrifica per principio, nella “totale, tragica dedizione di sé” con il “compiacimento di sentirsi vittima”, ma chi vi si dedica comunque, costi quel che costi: non chi, non avendo in fondo niente da perdere, si dà uno scopo nel gettarsi verso le strade apparentemente più ardue del cosiddetto ”Eroismo” con la E maiuscola, del “Bel Gesto”, ma chi - avendo moltissimo da perdere: affetti, carriera, serenità - prosegue, impaurito e isolato. E qui approfitto appassionatamente per invogliare alla lettura di due altri libri più recenti e attuali: Libri autobiografici
![]() In nome di mia sorella. L'orrore della pedofilia: una testimone racconta - 1997 - Benaissa Nabela - Rizzoli La Repubblica, 12-03-1997, Cultura, Pag. 36: La bimba marocchina massacrata in Belgio: il diario di Nabela Benaissa:Loubna, mia sorella. Così l'hanno uccisa: sconvolgente libro che racconta la vita spezzata di una bambina: Nabela Benaissa In nome di mia sorella. Cosa accomuna questi due libri così apparentemente diversi, scritti da persone di età, ambiente, motivazioni, esperienze così differenti? Cosa accomuna questi a quelli presentati prima? Che cosa hanno in comune un ragazzo, ‘molto torinese’, che all’inizio del secolo ha iniziato a percorrere la ‘sua’ strada a diciassette anni - Piero Gobetti -, ed una ragazzina marocchina-belga - Nabela Benaissa - che a soli quattordici anni si è trovata a dover combattere contro avversari terribili, “che ha scoperto la giustizia (o meglio l’ingiustizia) di questo mondo, le coperture della stessa giustizia... [ed è stata] costretta a gettarsi nella mischia ‘spaventata dalla propria audacia” (come la descrive la prefattrice del suo libro)? Cosa li accomuna a uomini - come Ambrosoli e Palermo - che nella dedizione convinta alla loro professione si sono trovati dolorosamente coinvolti “tra ombre del presente e fantasmi del passato”, l’uno “un cittadino come noi che si rompe la testa sulla documentazione di un delitto incredibile” e l’altro “con un’esperienza di magistrato ‘scomodo’ e con una strenua volontà di capire”? Che cosa accomuna loro stessi e questi libri? Nel leggerli vi si sente scorrere -
nelle due
autobiografie quasi ancor più che nel libro sul “caso Ambrosoli”
- una calda atmosfera di umanità, di reale vita vissuta, di
affetti,
(o magari di disaccordi) civilmente familiari, di persone, “cittadini e
persone umane, simultaneamente”. In fondo - per disgrazia
loro,
non con
il “compiacimento di
sentirsi vittima”,
non per volontaria “totale,
tragica
dedizione di sé” da soldati di ventura - queste persone
differenti
per età, per cultura, per tipo di famiglia, per etnia e
cittadinanza,
per ideologia e per religione... si sono trovate a dover fronteggiare
senza
riserve e compromessi un terribile nemico, unico ma dai molti volti;
unico
e imperversante, attualmente come in un passato abbastanza remoto;
unico
e planetariamente esteso ai massimi livelli sia che si fosse chiamato
fascismo
con la sua tronfia apparente futilità, sia che dietro vi si
celasse
la bieca, seriissima ombra organizzata e implacabile del nazismo; un
nemico
che sembra indistruttibile, che
[tuttora] conduce un gioco
occulto
e distorto... dietro cui c’è solo un’apparente giustificazione:
la ragion di Stato. Un dubbio di fondo però ci assale: ma di
quale
Stato?
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Cassandra
Cinque libri quindi che affermano in vari
modi la
necessità di fare al meglio e con continuità quanto si
sta
facendo; di non smettere di proseguire anche se ci si trova in
antagonismo
con alcuni principi precedentemente professati e contro alcune figure
di
riferimento magari soggettivamente per ideologia preferite; di
impegnarsi
con la stessa tenacia e precisione anche se ci si trova di fronte ad inaspettate
forze malefiche, gigantesche, onnipresenti e
soverchianti da
affrontare
da soli.... Ciascun protagonista si è trovato a combattere - se
non a soccombere - contro aspetti
differenti dello stesso nemico: un nemico che è
sopravvissuto
indenne al crollo - almeno apparente - del fascismo e del nazismo, ed
ha
quasi apertamente favorito la fuga dei gerarchi e scienziati nazisti e
che ne ha permesso la continuazione e la propagazione delle
attività
criminose; un nemico unitario sia che ”tratti grandi e loschi affari
finanziari”
(vedi Ambrosoli e Sindona, dietro il quale sta la Mafia vera e propria,
ma si profila però anche la bieca sagoma del “Burattinaio” Licio
Gelli), sia che traffichi in armamenti (vedi sul
traffico di
armi
dello stesso Carlo Palermo Il quarto livello
Roma
1996
Editori Riuniti) o che rapisca (e peggio) bambini... |
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Per concludereSi parla - e straparla - di un incombente Nuovo ordine mondiale attribuendone l'identità a uno Stato e ad un Governo piuttosto che ad un altro. Ma senza andar troppo oltre nelle attribuzioni e interpretazioni, ci si può accontentare di come viene riassunto nel Blog di Beppe Grillo del 14 giugno 2006 La testa del serpente. / An hypothetic New World Order? Pertaining to whom? The summary The snake's head on Beppe Grillo's Blog looks as the most probable portrait of this enormous power.Ma proprio Per concludere è intitolato l’ultimo capitolo del libro di Nabela Benaissa e non è un capitolo vero e proprio: si tratta del testo su cui è basata la comunicazione delle dimissioni dell’avvocato Laurent Arnauts, legale della famiglia Benaissa, alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui bambini scomparsi.) Devo informarvi, con rammarico, che ritengo di trovarmi nell’impossibilità di collaborare ancora con la vostra Commissione... Non posso fare a meno di riferirmi ad un testo ormai ben noto, ma che mi prenderò comunque la briga di citare, affinché compaia nel verbale dei lavori: [un gioco occulto e distorto...
dietro
cui c’è
solo un’apparente giustificazione: la ragion di Stato. Un dubbio di
fondo però ci assale: ma di quale Stato?
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Pappagalli verdiRisorgimento senza eroi... di tanto tempo fa, e guerra di liberazione più recente.... Il passato è passato in una “sagra di ottimismo”?O invece una terribile lotta per la libertà di tutti e per la civiltà è ancora in corso su scala planetaria contro un nemico subdolo e strisciante ma potentissimo? Una lotta con esiti non certo scontati come i ”vincitori delle sagre di ottimismo” vorrebbero illudersi fosse? Anzi proprio ora, in questo particolare momento storico ci si trova obbligati a riportare citazioni dal quinto dei libri citati nel titolo, il libro autobiografico Pappagalli verdi del “chirurgo di guerra” Gino Strada: Lo sappiamo bene, ci è davanti agli occhi ogni giorno l’inadeguatezza delle nostre azioni, l’enorme sproporzione rispetto ai bisogni... Nessuna liturgia, né retorica, niente significati trascendenti e universali. Non servono, non c’entrano, possono perfino essere dannosi. Questo deve restare un mestiere, anzi deve cominciare, finalmente, a diventare un mestiere, una professione. Il chirurgo di guerra come il pompiere, il vigile, il fornaio. perché solo se solo se diventa mestiere, lavoro, occupazione permanente, può acquistare in dignità, guadagnare in competenza, diventare intervento di qualità, essere professionale. La chirurgia di guerra non è terreno di avventura o improvvisazione. Qui non basta la voglia , splendida e generosa, di esser utili per esser utili davvero.
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