ROBERTO TOPINO seconda parte
In passato la benzina «super»
conteneva un additivo
antidetonante
(la cui funzione è quella di rallentare la
velocità di esplosione della
benzina migliorando l'efficienza del motore) a base di piombo
tetraetile, il quale, avendo effetti negativi sul sistema nervoso,
è
stato tolto e sostituito da altri composti tra cui il benzene.
La nuova benzina senza piombo è stata definita
«verde» (i
manifesti
pubblicitari rappresentavano un passeggino vicino ad
un'automobile),
dimenticando o trascurando gli effetti del benzene in essa contenuto,
noto per i gravissimi danni emato-midollari, con un meccanismo
di azione molto simile a quello delle radiazioni ionizzanti, tanto che
viene anche definito tossico radiomimetico.
Il benzene (detto anche benzolo) è stato spesso
impiegato
nell'industria, per le sue proprietà di solvente,
nel periodo
antecedente alla legge 5 marzo 1963, che ne ha vietato
l'uso.
L'entrata in vigore del Dm n. 60 del 2002 ha stabilito
il
valore
limite per la protezione della salute umana di 5 µg/m3
(microgrammi al
metro cubo), valore da raggiungere entro il primo gennaio 2010. Il Dm
n. 60 prevede anche un margine di tolleranza di 5 µg/m3
(che riporta il
valore limite a 10 µg/m3) fino al 31 dicembre 2005. Dal
primo gennaio
2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto
secondo una
percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo
gennaio 2010.
Se la benzina rossa aveva il difetto di contenere alte
percentuali di piombo, la benzina cosiddetta verde ha il limite di
contenere percentuali non indifferenti di benzene: dalla
tossicità del
piombo si è passati alla cancerogenicità del
benzene.
Secondo recenti stime dell'Organizzazione mondiale
della
sanità e
dell'U.S. Environmental Protection Agency,
l'esposizione «a vita» di
una popolazione a concentrazioni di 1 µg/m3 di benzene
provoca 4-10
casi aggiuntivi di leucemia ogni milione di persone.
Ma quanto benzene c'è nella benzina
«verde»? Appena è entrata
in
commercio si diceva che il benzene era presente nella concentrazione
del 5%, tale percentuale è stata successivamente ridotta.
In Italia, la
legge n. 413/1997 ha stabilito che il contenuto di benzene nelle
benzine non deve superare l'1% in volume; ciò
significa che facendo
un pieno di 50 litri si carica circa mezzo litro di benzene!
Il benzene è un liquido incolore dal
caratteristico odore
aromatico
pungente che diventa irritante a concentrazioni elevate. La
soglia di concentrazione per la percezione olfattiva è di 5
mg/m3 (Air
Quality Guidelines for Europe, Who 1987).
L'odore del benzene ricorda quello della vernice
fresca e
quello
dello smalto per le unghie: quando un veicolo catalizzato parte si
sente chiaramente tale odore, che permane fino a quando il sistema
(catalizzatore, motore) non ha raggiunto le temperature di esercizio
(per la marmitta è di circa 800°C). Ne deriva
che le emissioni
inquinanti, per i primi 4/5 km e con una temperatura esterna di
20°C,
sono paragonabili a quelle di una vettura non catalizzata. Con
temperature esterne inferiori a 20°C e con ingorghi di
traffico
l'inquinamento è ancora maggiore.
Uno studio della Stazione sperimentale combustibili di Milano
ha
dimostrato che una vettura non catalizzata, che procede in condizioni
di scorrevolezza di traffico a velocità costante, emette
una quantità
di inquinanti inferiore ad una vettura catalitica costretta a procedere
con marce ridotte e con continue soste e partenze, come avviene
regolarmente in molte città italiane.
Quando in città si sente l'odore
caratteristico del
benzene,
vuol dire che la sua concentrazione è superiore a 5 mg/m3,
mentre la
soglia di pericolo è di 5 µg/m3,
cioè un valore inferiore di 1.000
volte.
Già a questo punto è chiaro che i
blocchi alla circolazione
attuati
in varie città italiane serviranno a ben poco per tutelare
la salute
delle persone, perchà© tutte le vetture a benzina, in
situazioni di
traffico intenso e per tratti di pochi chilometri, emettono grandi
quantità di inquinanti.
Carta
di Hendaye del 23 Gennaio 2010
Questa dichiarazione è stata redatta da
associazioni e
movimenti di
diversi Stati membri dell'Unione europea (Francia,
Spagna,
Italia) che si battono contro la costruzione di nuove Linee ferroviarie
TAV (Treno ad Alta Velocità ) e di Linee merci rapide ad
alta capacità e
che si riuniscono oggi per unire le forze e fare ascoltare la propria
voce considerato che le problematiche sono le stessa dappertutto.
L'opposizione dovrà quindi superare il
quadro locale per
diventare
europea,
Noi, cittadini, associazioni e movimenti
provenienti da diversi Stati membri dell'Unione europea
(Francia,
Spagna, Italia) in lotta contro i progetti TAV
Constatiamo che:
- questi progetti costituiscono per i territori attraversati
un
disastro ecologico, socio-economico e umano; la distruzione di aree
naturali e terreni agricoli, nuovi corridoi di degrado e di
inquinamento ambientale con rilevanti conseguenze negative per i
residenti locali,
- questi progetti non tengono in considerazione la
partecipazione
delle popolazioni al processo decisionale; denunciamo
l'opacità con la
quale agiscono i governi di fronte al profondo dissenso sociale e
comunale e il disprezzo degli argomenti e delle proposte dei cittadini,
- la motivazione ufficiale per la costruzione di queste nuove
linee
si basa sistematicamente su ipotesi di traffico e di
redditività
socio-economica false, cosଠcome di una sottovalutazione
dei costi per
una migliore "vendibilità "� di progetti il
cui valore reale non è stato
dimostrato. Numerosi studi hanno dimostrato al contrario
l'irrilevanza
di questi progetti in termini economici e sociali (Essig relazioni in
Gran Bretagna, Bermejo nei Paesi Baschi meridionali, Citec nei Paesi
Baschi settentrionali, Brossard 1998 et Ponts et Chaussèes
2003 nel
Rodano-Alpi, Quaderni dell'Osservatorio Tecnico della linea
Lione "“
Torino, "“ organismo italiano -), e le relazioni della Corte dei
conti
francese e italiana.
- la priorità è data al TAV, cha ha
un costo enorme, a scapito
del
traffico locale e alla manutenzione e sviluppo delle reti ferroviarie
esistenti, che non sono nà© curate nà©
ottimizzate per sviluppare il
trasporto merci che permette di servire le economie dei territori e un
trasporto pubblico accessibile a tutti.
- mettiamo in discussione l'espansione aberrante del
trasporto
scatenata dal capitalismo globale che non ha consentito uno sviluppo
uniforme locale, ma ha favorito invece la concentrazione abnorme di
traffico e la delocalizzazione selvaggia della produzione.
Chiediamo:
- alla Commissione
europea e al Parlamento europeo, promotori delle politiche dei
trasporti dell'Unione europea sulle medie e lunghe distanza, di
aprire
una riflessione sull'assurdità e la non
necessità di grandi
infrastrutture (TAV, autostrade, ampliamenti degli aeroporti,
super-porti "¦) e una profonda revisione della strategia
dell'Ue in
materia di trasporto (TEN-T Trans European Networks "“
Trasporti).
- ai governi di
Francia,
Italia e Spagna la cessazione immediata delle
attività e dei
progetti TAV e l'apertura di un vero dibattito pubblico
uniforme a
livello europeo sul modello di trasporto, di sviluppo dei
territori e sociale che sono alla base dell'incremento
incontrollato del TAV.
Affermiamo che le soluzioni si possono trovare :
- nell'ammodernamento, manutenzione e
ottimizzazione
delle
linee esistenti, che rappresentano l'alternativa
pi๠accettabile dal
punto di vista ambientale e un costo finanziario molto inferiore
rispetto alla costruzione di nuove linee, ciò che
corrisponde
all'applicazione in Francia dell'articolo 1 della legge
Grenelle
Ambente del 3 agosto 2009 (soluzione prevista anche nel "Libro
Bianco di Delors"�.
- nella decrescita dei trasporti connessa ad una
profonda
trasformazione del modello economico e sociale, dando la
priorità alla
prossimità e alla rilocalizzazione dell'economia,
- attribuendo in ultima istanza alle popolazioni
direttamente interessate il processo decisionale, fondamento della vera
democrazia e dell'autonomia locale nei confronti di un modello
di
sviluppo imposto
 Una vasta area di
Torino, che sovrasta il passante ferroviario da largo Orbassano a corso
Vittorio Emanuele, risulta pavimentata con granito, che presenta un
valore di radioattività ben superiore a quello rilevabile
in altri
graniti comunemente in commercio.
I valori di radioattività , riscontrati con un contatore
Geiger,
superano pressochà© costantemente di almeno quattro volte
il livello
atteso di circa 0,10 µSv/h, in alcuni punti raggiungono e
superano il
valore di 0,60 µSv/h con una punta di 1,48
µSv/h.
Valori superiori a 0,60
µSv/h
rivelano la presenza di una fonte radioattiva.
Alcune misurazioni sono state fatte anche con un contatore a
scintillazione che, affiancato al Geiger, ha dato risultati
sostanzialmente identici.
Per esempio, se venisse realizzata una centrale nucleare a Torino, la
dose aggiuntiva di radiazioni per la popolazione circostante dovrebbe
essere contenuta entro il limite di 1 mSv/anno in pià¹
rispetto alla
radiazione naturale, che a Torino è pari a 0,86 mSv/anno,
pertanto il
limite di legge dovrebbe essere di 1 mSv/anno oltre al fondo naturale
di 0,86 mSv/anno e cioè 1,86 mSv/anno pari a 0,21
µSv/h.
Anche applicando discutibili fattori correttivi, che consistono nel
dividere la potenziale esposizione annua per le ore effettivamente
trascorse nei paraggi del granito radioattivo, il livello di
esposizione calcolabile non è indifferente ed è
sicuramente superiore
al valore, previsto dalla legge, pi๠basso ragionevolmente
ottenibile,
sia pur tenendo conto dei fattori economici e sociali,
perchà© non vi
era alcun impedimento all'utilizzo di granito radiologicamente
inerte,
cosଠcome quello utilizzato, ad esempio, nei pressi della
Procura della
Repubblica o all'interno della stazione ferroviaria di Porta
Nuova.
Si potrebbe obiettare che trattandosi di un'area di transito è
probabile che l'esposizione a rischio, una volta calcolata,
rientri nei
limiti o sia borderline; questo ragionamento, però, non
tiene conto del
fatto che anche bambini e donne gravide possono subire, senza essere
stati informati, gli effetti delle radiazioni ionizzanti ad un livello
superiore a quello ottenibile con un minimo di attenzione
nell'acquisto
dei materiali per la pavimentazione.
Parimenti grave è il rischio dei lavoratori che hanno
estratto,
tagliato, sagomato e posizionato quel granito e che sicuramente hanno
inalato polvere radioattiva ed è assai verosimile che non
siano stati
informati e formati sulle precauzioni da adottare, nà©
sottoposti a
controlli sanitari mirati.
Per questi motivi si richiede di verificare se siano state rispettate
le direttive Euratom in tema di radiazioni ionizzanti.
Si allega un breve riassunto dei punti che, a quanto pare, non sono
stati rispettati.
Decreto Legislativo del Governo 17 marzo 1995 n° 230
modificato
dal D. Lgs. 26 maggio 2000 n. 187,
dal D. Lgs. 26 maggio 2000 n. 241
e dal D. Lgs. 9 maggio 2001 n. 257
"Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom,
92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni
ionizzanti."�.
Capo I "“ CAMPO DI APPLICAZIONE. PRINCIPI GENERALI DI PROTEZIONE
DALLE
RADIAZIONI IONIZZANTI.
Art. 1 Campo di applicazione.
1. Le disposizioni del presente decreto si applicano:
b-bis) alle attività lavorative diverse dalle pratiche di
cui ai punti
1, 2 e 3 che implicano la presenza di sorgenti naturali di radiazioni,
secondo la specifica disciplina di cui al capo III-bis;
Capo III-bis
ESPOSIZIONI DA ATTIVITà€ LAVORATIVE CON PARTICOLARI SORGENTI
NATURALI DI
RADIAZIONI
Art. 10-bis Campo di applicazione
1. Le disposizioni del presente capo si applicano alle
attività
lavorative nelle quali la presenza di sorgenti di radiazioni naturali
conduce ad un significativo aumento dell'esposizione dei
lavoratori o
di persone del pubblico, che non può essere trascurato dal
punto di
vista della radioprotezione. Tali attività comprendono:
c) attività lavorative implicanti l'uso o lo
stoccaggio di materiali
abitualmente non considerati radioattivi, ma che contengono
radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo
dell'esposizione dei lavoratori e, eventualmente, di persone
del
pubblico;
Art. 19 Obbligo di informativa.
1. Chiunque importa o produce, a fini commerciali, o comunque commercia
materie radioattive, prodotti e apparecchiature in genere contenenti
dette materie, deve provvedere a che ogni sorgente immessa in commercio
sia accompagnata da una informativa scritta sulle precauzioni tecniche
da adottare per prevenire eventuali esposizioni indebite,
nonchà© sulle
modalità di smaltimento o comunque di cessazione della
detenzione.
Art. 61 Obblighi dei datori di lavoro, dirigenti e preposti.
1. I datori di lavoro ed i dirigenti che rispettivamente eserciscono e
dirigono le attività disciplinate dal presente decreto ed
i preposti
che vi sovraintendono devono, nell'ambito delle rispettive
attribuzioni
e competenze, attuare le cautele di protezione e di sicurezza previste
dal presente capo e dai provvedimenti emanati in applicazione di esso.
2. I datori di lavoro, prima dell'inizio delle
attività di cui al comma
1, debbono acquisire da un esperto qualificato di cui
all'articolo 77
una relazione scritta contenente le valutazioni e le indicazioni di
radioprotezione inerenti alle attività stesse. A tal fine
i datori di
lavoro forniscono all'esperto qualificato i dati, gli elementi
e le
informazioni necessarie. La relazione costituisce il documento di cui
all'articolo 4 comma 2, del decreto legislativo 19 settembre
1994, n.
626, per gli aspetti concernenti i rischi da radiazioni ionizzanti.
3. Sulla base delle indicazioni della relazione di cui al comma 2, e
successivamente di quelle di cui all'articolo 80, i datori di
lavoro, i
dirigenti e i preposti devono in particolare:
a) provvedere affinchà© gli ambienti di lavoro in cui
sussista un
rischio da radiazioni vengano, nel rispetto delle disposizioni
contenute nel decreto di cui all'articolo 82, individuati,
delimitati,
segnalati, classificati in zone e che l'accesso ad essi sia
adeguatamente regolamentato.
b) provvedere affinchà© i lavoratori interessati siano
classificati ai
fini della radioprotezione nel rispetto delle disposizioni contenute
nel decreto di cui all'articolo 82.
c) predisporre norme interne di protezione e sicurezza adeguate al
rischio di radiazioni e curare che copia di dette norme sia
consultabile nei luoghi frequentati dai lavoratori, ed in particolare
nelle zone controllate;
d) fornire ai lavoratori, ove necessari, i mezzi di sorveglianza
dosimetrica e di protezione, in relazione ai rischi cui sono esposti;
e) rendere edotti i lavoratori, nell'ambito di un programma di
formazione finalizzato alla radioprotezione, in relazione alle mansioni
cui essi sono addetti, dei rischi specifici cui sono esposti, delle
norme di protezione sanitaria, delle conseguenze derivanti dalla
mancata osservanza delle prescrizioni mediche, delle
modalità di
esecuzione del lavoro e delle norme interne di cui alla lettera c);
f) provvedere affinchà© i singoli lavoratori osservino le
norme interne
di cui alla lettera c), usino i mezzi di cui alla lettera d) ed
osservino le modalità di esecuzione del lavoro di cui alla
lettera e);
g) provvedere affinchà© siano apposte segnalazioni che
indichino il tipo
di zona, la natura delle sorgenti ed i relativi tipi di rischio e siano
indicate, mediante appositi contrassegni, le sorgenti di radiazioni
ionizzanti, fatta eccezione per quelle non sigillate in corso di
manipolazione;
h) fornire al lavoratore esposto i risultati delle valutazioni di dose
effettuate dall'esperto qualificato, che lo riguardino
direttamente,
nonchà© assicurare l'accesso alla documentazione di
sorveglianza fisica
di cui all'articolo 81 concernente il lavoratore stesso;
Capo IX "“ PROTEZIONE SANITARIA DELLA POPOLAZIONE.
Sezione I "“ Protezione generale della popolazione.
Art. 97 Attività disciplinate. Vigilanza.
1. Le disposizioni del presente capo si applicano alle
attività che
comunque espongono la popolazione ai rischi derivanti dalle radiazioni
ionizzanti.
2. La tutela sanitaria della popolazione spetta al Ministero della
sanità che si avvale degli organi del servizio sanitario
nazionale.
3. La vigilanza per la tutela sanitaria della popolazione si esercita
su tutte le sorgenti di radiazioni ionizzanti al fine di prevenire,
secondo i principi generali di cui all'articolo 2, esposizioni
della
popolazione e contaminazioni delle matrici ambientali, delle sostanze
alimentari e delle bevande, ad uso sia umano che animale, o di altre
matrici rilevanti.
4. La vigilanza di cui al comma 3 è esercitata attraverso
gli organi
del servizio sanitario nazionale competenti per territorio e attraverso
l'ANPA, che riferisce direttamente ai Ministeri della
sanità ,
dell'ambiente e della protezione civile, per quanto di
competenza.
Art. 99 Norme generali di protezione "“ Limitazione delle
esposizioni.
1. Chiunque pone in essere le attività disciplinate dal
presente
decreto deve attuare le misure necessarie al fine di evitare che le
persone del pubblico siano esposte al rischio di ricevere o impegnare
dosi superiori a quelle fissate con il decreto di cui
all'articolo 96,
anche a seguito di contaminazione di matrici.
2. Chiunque pone in essere le attività disciplinate deve
inoltre
adottare tutte le misure di sicurezza e protezione idonee a ridurre al
livello pi๠basso ragionevolmente ottenibile, secondo le
norme
specifiche di buona tecnica, i contributi alle dosi ricevute o
impegnate dai gruppi di riferimento della popolazione,
nonchà© a
realizzare e mantenere un livello ottimizzato di protezione
dell'ambiente.
Art. 106 Esposizione della popolazione nel suo insieme
1. L'ANPA, in collaborazione con l'ISPESL e con
l'Istituto superiore di
sanità , anche sulla base dei dati forniti dagli organi del
servizio
sanitario nazionale competenti per territorio, effettua la stima dei
diversi contributi all'esposizione della popolazione derivanti
dalle
attività disciplinate dal presente decreto, dandone
annualmente
comunicazione al Ministero della sanità , anche ai fini
delle
indicazioni da adottare affinchà© il contributo delle
pratiche
all'esposizione dell'intera popolazione sia mantenuto
entro il valore
pi๠basso ragionevolmente ottenibile, tenuto conto dei
fattori
economici e sociali.
Il D.Lgs. 241/2000 prescrive l'obbligo di classificare gli
ambienti di
lavoro sottoposti a regolamentazione per motivi di protezione contro le
radiazioni ionizzanti. Le zone classificate possono essere zone
controllate o zone sorvegliate.
E' classificata zona controllata ogni area di lavoro ove
sussiste per i
lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei
seguenti valori:
- 6 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 45 mSv/anno per il cristallino;
- 150 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.
E' classificata zona sorvegliata ogni area di lavoro, che non
debba
essere classificata zona
controllata, ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di
superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 1 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 15 mSv/anno per il cristallino;
- 50 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.
Alcuni riferimenti utili come esempio per illustrare brevemente i
metodi di misurazione ed i livelli di radiazione ambientale.
A Torino il fondo urbano è pi๠basso della
media nazionale, pertanto il
limite di legge dovrebbe essere proporzionalmente inferiore.
A Torino il livello medio di radiazioni naturali è di circa
0,86
mSv/anno pari a 0,10 µSv/h.
Il limite di legge reale dovrebbe essere di 1 mSv/anno oltre al fondo
naturale di 0,86 mSv/anno e cioè 1,86 mSv/anno pari a 0,21
µSv/h.
Equivalente di dose assorbito dalla popolazione residente in varie
città italiane per effetto delle radiazioni naturali
Non mi stancherò di ripetere che con
l'amianto la storia è
sempre la
stessa: c'è chi conta i morti e chi dice che non è un
problema.
Secondo la normativa vigente, una quantità di amianto
nell'aria
superiore a 2 fibre/litro può essere indicativa di una
situazione di
inquinamento in atto.
Tale livello di 2 fibre di amianto per litro d'aria mette al
riparo dal
rischio di ammalarsi di asbestosi, ma gli studiosi concordano sul fatto
che non evita il rischio cancerogeno.
Lo stato della California ha cercato di dare un valore soglia e ha
stabilito, come livello di rischio non significativo, il valore di 100
fibre al giorno di amianto crisotilo, che per essere correttamente
misurato richiederebbe di avere a disposizione una tecnica strumentale
e una procedura in grado di raggiungere un limite di
rilevabilità pari
a 0,005 fibre/litro.
Il ministero della salute sottolinea che a differenza
dell'asbestosi,
per cui è necessaria un'esposizione intensa e
prolungata, per il
mesotelioma non è possibile stabilire una soglia di
rischio, ossia un
livello di esposizione così ridotto all'amianto, al
di sotto del quale
risulti innocuo. Il decorso della patologia tumorale è
molto rapido e
la sopravvivenza è in genere inferiore a un anno dalla
prima diagnosi.
Non sono state individuate terapie efficaci.
L'Università di Torino (Dipartimento di Scienze
Biomediche e Oncologia
Umana, Sezione di Anatomia Patologica) in un lavoro del 1997 dal titolo
eloquente «Implicazioni medico-legali della diagnosi di
mesotelioma»
(F. Mollo, D. Bellis) riporta che: Â«àˆ stato
ripetutamente affermato che
esposizioni molto lievi e brevi possono causare lo sviluppo del
mesotelioma maligno. Ma in pratica la dose-soglia cumulativa (al di
sotto della quale sia da escludere nel caso singolo la possibile azione
carcinogenetica dell'amianto nei confronti del mesotelioma
maligno) non è definita, e forse non è
definibil».
Il problema dell'amianto è ben conosciuto in Europa
e l'Italia ha
recentemente recepito la direttiva 2003/18/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio del 27 marzo 2003, che modifica la direttiva 83/477/CEE
del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi
con un'esposizione all'amianto durante il lavoro. In un
paragrafo della
direttiva si ricorda che: «Non è stato ancora
possibile determinare il
livello di esposizione al di sotto del quale l'amianto non
comporta
rischi di cancro».Categorie:Generale
Tag:
http://www.trm.to.it/ufficio/dwd/gerbido/progetto.pdf
http://www.sanpablog.it/?p=767
Dovete sapere
che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama
ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto
preciso i costi dei danni all'ambiente ed alla salute derivanti
da una
qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno
che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che
una centrale
elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc.
provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza,
anche costi economici ben quantificabili.
La società che sta costruendo l'inceneritore del
Gerbido, nel 2003 ha
fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha
redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella,
che, a
ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del
cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un
documento del Politecnico
di
Torino.
TAV e tutela della salute dei lavoratori
13 gennaio 201
E' nota da tempo l'opposizione dei cittadini
della Valle di
Susa
alla realizzazione della linea ad alta velocità Torino
Lione.
Le autorità locali e nazionali hanno pià¹
volte ribadito che la linea fa
parte del cosiddetto corridoio 5 e che la sua realizzazione è
fondamentale per lo sviluppo tecnologico dei trasporti europei.
Pi๠passa il tempo e pi๠risulta evidente che
l'idea del tunnel a prima
vista era buona, ma non è stata accompagnata da
un'attenta analisi dei
problemi collegati con gli scavi.
Dall'altra parte, quelli che sono contrari al progetto, si sono
documentati con un'attenzione e una competenza senza
precedenti, che
hanno messo in risalto tutta una serie di criticità , che
attendono
ancora risposte serie e documentate da parte dei fautori della linea ad
alta velocità .
Sia chiaro che non si tratta di essere contrari al progresso, ma
è
indispensabile verificare attentamente se le difficoltà
relative alla
realizzazione della nuova ferrovia sono superabili e a quali costi.
Le contestazioni dei cittadini sono prevalentemente legate ai rischi
legati alla presenza di amianto, uranio e radon nei tratti che verranno
attraversati dalle gallerie dell'alta velocità .
I fatti sono noti e già trattati da molti esperti (medici
e geologi).
In questa sede vorrei richiamare l'attenzione sui problemi
legati alla
tutela della salute dei lavoratori che effettueranno gli scavi.
Non si parla solo di amianto e di radiazioni.
Un paio di esempi.
Com'è noto, il tunnel di base dell'alta
velocità attraverserebbe una
zona costituita da rocce con caratteristiche geomeccaniche molto
scadenti, soprattutto perchà© sono vacuolari (simili a una
spugna) e
perchà© spesso sono intrise d'acqua. Queste stesse
rocce, nelle quali si
producono fenomeni carsici, hanno creato seri problemi durante i lavori
per la costruzione delle condotte sotterranee della centrale
idroelettrica di Pont Ventoux, costringendo i progettisti a prolungare
i lavori per altri cinque anni, cambiando tracciato in corso
d'opera e
lasciando sul posto una "talpa"� (fresa meccanica a
piena sezione). Nel
dettaglio, in alcuni tratti degli scavi vi erano consistenti
infiltrazioni d'acqua (fino a 250 litri al secondo) che hanno
determinato un conseguente depauperamento della risorsa idrica della
montagna (relazione geologica LTF).
Anche il fondo dello stesso lago artificiale del Moncenisio risulta
parzialmente poroso ed è già stato provato,
con colorazioni a base di
fluorescina sodica, che vi sono perdite d'acqua, che risorgono
centinaia di metri pi๠in basso. La colorazione di un
torrente dentro
la Grotta del Giaset, sempre sul Massiccio dell'Ambin, ha
confermato
che l'acqua esce centinaia di metri pi๠a valle,
sia sul versante
italiano che su quello francese (fonte Legambiente Valsusa).
L'altro esempio riguarda l'effetto geotermico: alle
profondità previste
per il tunnel, la temperatura (secondo alcuni studi fatti
dall'Università di Grenoble e da Alpe Tunnel)
sfiorerebbe i 50 gradi e
per almeno 15 km sarebbe superiore ai 35, ne deriverebbe la
necessità
di un sistema di raffreddamento all'interno del treno, con
costi
elevati (per il sistema di raffreddamento sotto la Manica il costo
è
stato di circa 250 milioni di euro). Una situazione analoga si
trova, in misura minore, negli scavi della galleria sotto il San
Gottardo: per l'alta temperatura e per le infiltrazioni
d'acqua, gli
addetti ai lavori chiamano la galleria "la palude"�
(foto*). Va detto
che il San Gottardo ha una galleria pi๠lunga ma meno
profonda, quindi
meno calda.
L'Arpa, in un recente documento, precisa che nel progetto della
Torino-Lione non viene quantificata la necessità di
risorse idriche
necessarie al funzionamento dei previsti sistemi di
raffreddamento/condizionamento dell'aria presente
all'interno del
tunnel di base (previste temperature dell'ordine di
40°- 50°C).
Il fatto viene confermato anche dalla recente analisi, condotta da
esperti dell'Unione Europea, degli studi condotti dalla Lyon
Turin
Ferroviaire: la temperatura della roccia e dell'acqua naturale
dovrebbe
superare i 30° su una sezione di 14 km e raggiungere un
massimo di 47°
sotto il massiccio d'Ambin e i documenti non contengono alcun
riferimento relativo al calcolo delle temperature nel tunnel in
condizioni normali di funzionamento.
Chiedo ai progettisti dell'opera come pensano di tutelare la
salute dei
lavoratori in un inferno del genere.
* Si ringrazia Claudio Giorno per la fotografia, ecco il suo
commento: "Si tratta della visita al traforo del Gottardo
organizzata dalla Commissione Intergovenativa il 16 marzo 2004:
lì
siamo a 6 km di avanzamento dall'imbocco Sud (lato Lugano) e
siamo
sotto la pancia della TBM, la talpa lunga circa 600 m che scava un
tunnel circolare che poi verrà adattato al passaggio di
binari, fogne,
tubi di areazione, antincendio, cavi e linee alimentazione.
Effettivamente la temperatura "“ pur essendo mitigata dai grandi
condotti provvisori di climatizzazione era oltre i 30° e
l'umidità
insopportabile"�.
31 gennaio 2010

In passato la benzina «super»
conteneva un
additivo antidetonante
(la cui funzione è quella di rallentare la
velocità di esplosione della
benzina migliorando l'efficienza del motore) a base di piombo
tetraetile, il quale, avendo effetti negativi sul sistema nervoso,
è
stato tolto e sostituito da altri composti tra cui il benzene.
La nuova benzina senza piombo è stata definita
«verde» (i manifesti
pubblicitari rappresentavano un passeggino vicino ad
un'automobile),
dimenticando o trascurando gli effetti del benzene in essa contenuto,
noto per i gravissimi danni emato-midollari, con un meccanismo
di azione molto simile a quello delle radiazioni ionizzanti, tanto che
viene anche definito tossico radiomimetico.
Il benzene (detto anche benzolo) è stato spesso
impiegato
nell'industria, per le sue proprietà di solvente,
nel periodo
antecedente alla legge 5 marzo 1963, che ne ha vietato
l'uso.
L'entrata in vigore del Dm n. 60 del 2002 ha stabilito il
valore
limite per la protezione della salute umana di 5 µg/m3
(microgrammi al
metro cubo), valore da raggiungere entro il primo gennaio 2010. Il Dm
n. 60 prevede anche un margine di tolleranza di 5 µg/m3
(che riporta il
valore limite a 10 µg/m3) fino al 31 dicembre 2005. Dal
primo gennaio
2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto
secondo una
percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo
gennaio 2010.
Se la benzina rossa aveva il difetto di contenere alte
percentuali di piombo, la benzina cosiddetta verde ha il limite di
contenere percentuali non indifferenti di benzene: dalla
tossicità del
piombo si è passati alla cancerogenicità del
benzene.
Secondo recenti stime dell'Organizzazione mondiale della
sanità e
dell'U.S. Environmental Protection Agency,
l'esposizione «a vita» di
una popolazione a concentrazioni di 1 µg/m3 di benzene
provoca 4-10
casi aggiuntivi di leucemia ogni milione di persone.
Ma quanto benzene c'è nella benzina
«verde»? Appena è entrata in
commercio si diceva che il benzene era presente nella concentrazione
del 5%, tale percentuale è stata successivamente ridotta.
In Italia, la
legge n. 413/1997 ha stabilito che il contenuto di benzene nelle
benzine non deve superare l'1% in volume; ciò
significa che facendo
un pieno di 50 litri si carica circa mezzo litro di benzene!
Il benzene è un liquido incolore dal caratteristico
odore aromatico
pungente che diventa irritante a concentrazioni elevate. La
soglia di concentrazione per la percezione olfattiva è di 5
mg/m3 (Air
Quality Guidelines for Europe, Who 1987).
L'odore del benzene ricorda quello della vernice fresca e
quello
dello smalto per le unghie: quando un veicolo catalizzato parte si
sente chiaramente tale odore, che permane fino a quando il sistema
(catalizzatore, motore) non ha raggiunto le temperature di esercizio
(per la marmitta è di circa 800°C). Ne deriva
che le emissioni
inquinanti, per i primi 4/5 km e con una temperatura esterna di
20°C,
sono paragonabili a quelle di una vettura non catalizzata. Con
temperature esterne inferiori a 20°C e con ingorghi di
traffico
l'inquinamento è ancora maggiore.
Uno studio della Stazione sperimentale combustibili di Milano
ha
dimostrato che una vettura non catalizzata, che procede in condizioni
di scorrevolezza di traffico a velocità costante, emette
una quantità
di inquinanti inferiore ad una vettura catalitica costretta a procedere
con marce ridotte e con continue soste e partenze, come avviene
regolarmente in molte città italiane.
Quando in città si sente l'odore
caratteristico del benzene,
vuol dire che la sua concentrazione è superiore a 5 mg/m3,
mentre la
soglia di pericolo è di 5 µg/m3,
cioè un valore inferiore di 1.000
volte.
Già a questo punto è chiaro che i blocchi
alla circolazione attuati
in varie città italiane serviranno a ben poco per tutelare
la salute
delle persone, perchà© tutte le vetture a benzina, in
situazioni di
traffico intenso e per tratti di pochi chilometri, emettono grandi
quantità di inquinanti.
Carta di Hendaye del 23 Gennaio 2010
25 gennaio 2010
Carta
di Hendaye del 23 Gennaio 2010
Questa dichiarazione è stata redatta da associazioni e
movimenti di
diversi Stati membri dell'Unione europea (Francia,
Spagna,
Italia) che si battono contro la costruzione di nuove Linee ferroviarie
TAV (Treno ad Alta Velocità ) e di Linee merci rapide ad
alta capacità e
che si riuniscono oggi per unire le forze e fare ascoltare la propria
voce considerato che le problematiche sono le stessa dappertutto.
L'opposizione dovrà quindi superare il quadro
locale per diventare
europea,
Noi, cittadini, associazioni e movimenti
provenienti da diversi Stati membri dell'Unione europea
(Francia,
Spagna, Italia) in lotta contro i progetti TAV
Constatiamo che:
- questi progetti costituiscono per i territori attraversati
un
disastro ecologico, socio-economico e umano; la distruzione di aree
naturali e terreni agricoli, nuovi corridoi di degrado e di
inquinamento ambientale con rilevanti conseguenze negative per i
residenti locali,
- questi progetti non tengono in considerazione la
partecipazione
delle popolazioni al processo decisionale; denunciamo
l'opacità con la
quale agiscono i governi di fronte al profondo dissenso sociale e
comunale e il disprezzo degli argomenti e delle proposte dei cittadini,
- la motivazione ufficiale per la costruzione di queste nuove
linee
si basa sistematicamente su ipotesi di traffico e di
redditività
socio-economica false, così come di una sottovalutazione
dei costi per
una migliore "vendibilità "� di progetti il
cui valore reale non è stato
dimostrato. Numerosi studi hanno dimostrato al contrario
l'irrilevanza
di questi progetti in termini economici e sociali (Essig relazioni in
Gran Bretagna, Bermejo nei Paesi Baschi meridionali, Citec nei Paesi
Baschi settentrionali, Brossard 1998 et Ponts et Chaussèes
2003 nel
Rodano-Alpi, Quaderni dell'Osservatorio Tecnico della linea
Lione "“
Torino, "“ organismo italiano -), e le relazioni della Corte dei
conti
francese e italiana.
- la priorità è data al TAV, cha ha un
costo enorme, a scapito del
traffico locale e alla manutenzione e sviluppo delle reti ferroviarie
esistenti, che non sono nà© curate nà©
ottimizzate per sviluppare il
trasporto merci che permette di servire le economie dei territori e un
trasporto pubblico accessibile a tutti.
- mettiamo in discussione l'espansione aberrante del
trasporto
scatenata dal capitalismo globale che non ha consentito uno sviluppo
uniforme locale, ma ha favorito invece la concentrazione abnorme di
traffico e la delocalizzazione selvaggia della produzione.
Chiediamo:
- alla Commissione
europea e al Parlamento europeo, promotori delle politiche dei
trasporti dell'Unione europea sulle medie e lunghe distanza, di
aprire
una riflessione sull'assurdità e la non
necessità di grandi
infrastrutture (TAV, autostrade, ampliamenti degli aeroporti,
super-porti "¦) e una profonda revisione della strategia
dell'Ue in
materia di trasporto (TEN-T Trans European Networks "“
Trasporti).
- ai governi di
Francia,
Italia e Spagna la cessazione immediata delle
attività e dei
progetti TAV e l'apertura di un vero dibattito pubblico
uniforme a
livello europeo sul modello di trasporto, di sviluppo dei
territori e sociale che sono alla base dell'incremento
incontrollato del TAV.
Affermiamo che le soluzioni si possono trovare :
- nell'ammodernamento, manutenzione e
ottimizzazione delle
linee esistenti, che rappresentano l'alternativa
pi๠accettabile dal
punto di vista ambientale e un costo finanziario molto inferiore
rispetto alla costruzione di nuove linee, ciò che
corrisponde
all'applicazione in Francia dell'articolo 1 della legge
Grenelle
Ambente del 3 agosto 2009 (soluzione prevista anche nel "Libro
Bianco di Delors"�).
- nella decrescita dei trasporti connessa ad una
profonda
trasformazione del modello economico e sociale, dando la
priorità alla
prossimità e alla rilocalizzazione dell'economia,
- attribuendo in ultima istanza alle popolazioni
direttamente interessate il processo decisionale, fondamento della vera
democrazia e dell'autonomia locale nei confronti di un modello
di
sviluppo imposto

Una vasta area di Torino, che sovrasta il passante ferroviario
da
largo Orbassano a corso Vittorio Emanuele, risulta pavimentata con
granito, che presenta un valore di radioattività ben
superiore a quello
rilevabile in altri graniti comunemente in commercio.
I valori di radioattività , riscontrati con un contatore
Geiger, superano
pressochà© costantemente di almeno quattro volte il livello
atteso di
circa 0,10 µSv/h, in alcuni punti raggiungono e
superano il
valore di 0,60 µSv/h con una punta di 1,48
µSv/h.
Valori superiori a 0,60 µSv/h rivelano la presenza di una
fonte
radioattiva.
Alcune misurazioni sono state fatte anche con un contatore a
scintillazione che, affiancato al Geiger, ha dato risultati
sostanzialmente identici.
Per esempio, se venisse realizzata una centrale nucleare a Torino, la
dose aggiuntiva di radiazioni per la popolazione circostante dovrebbe
essere contenuta entro il limite di 1 mSv/anno in pià¹
rispetto alla
radiazione naturale, che a Torino è pari a 0,86
mSv/anno,
pertanto il limite di legge dovrebbe essere di 1 mSv/anno oltre al
fondo naturale di 0,86 mSv/anno e cioè 1,86 mSv/anno pari a
0,21 µSv/h.
Anche applicando discutibili fattori correttivi, che consistono nel
dividere la potenziale esposizione annua per le ore effettivamente
trascorse nei paraggi del granito radioattivo, il livello di
esposizione calcolabile non è indifferente ed è
sicuramente superiore
al valore, previsto dalla legge, pi๠basso ragionevolmente
ottenibile,
sia pur tenendo conto dei fattori economici e sociali,
perchà© non
vi era alcun impedimento all'utilizzo di granito
radiologicamente inerte,
così come quello utilizzato, ad esempio, nei pressi della
Procura della
Repubblica o all'interno della stazione ferroviaria di Porta
Nuova.
Si potrebbe obiettare che trattandosi di un'area di transito è
probabile che l'esposizione a rischio, una volta calcolata,
rientri nei
limiti o sia borderline; questo ragionamento, però, non
tiene conto del
fatto che anche bambini e donne gravide possono subire, senza
essere stati informati, gli effetti delle radiazioni ionizzanti ad un
livello superiore a quello ottenibile con un minimo di attenzione
nell'acquisto dei materiali per la pavimentazione.
Parimenti grave è il rischio dei lavoratori che hanno
estratto,
tagliato, sagomato e posizionato quel granito e che sicuramente hanno
inalato polvere radioattiva ed è assai verosimile che non
siano stati
informati e formati sulle precauzioni da adottare, nà©
sottoposti a
controlli sanitari mirati.
Le lastre di granito utilizzate sono di Sienite della Balma
e arrivano da una cava della Valle Cervo vicino a Biella
(Torino).
La Sienite della Balma è una delle pietre ornamentali pià¹
radioattive al mondo e per trovare una cava così
radioattiva
bisogna andare fino in India.
Le radiazioni non si vedono e non si sentono, fanno danni a distanza di
tempo, così si preferisce non dire nulla ai cittadini e ai
lavoratori.
Dati ARPA Piemonte: Le misure nella Valle del Cervo
(BI).
"Si tratta di una piccola vallata alpina che si
apre a
nord della città di Biella.
Essa è caratterizzata dalla presenza di quello che i
geologi chiamano
un plutone granodioritico, cioè rocce
intrusive
magmatiche, nelle quali le concentrazioni di radionuclidi
naturali (Uranio e Torio) sono superiori alla media.
Gli studi sulla presenza del radon in quest'area vennero
condotti
inizialmente dall'Istituto di Fisica Generale Applicata
dell'Università
di Milano.
Successivamente, approfondimenti vennero effettuati anche per
iniziativa dagli LSP di Vercelli e di Ivrea (ora ARPA), anche in
collaborazione con l'ANPA.
In questa zona è evidentissima la correlazione tra il
substrato
roccioso presente e i livelli di radon: la granodiorite,
detta anche Sienite della Balma, contiene infatti una
considerevole quantità di Uranio
(350-400 Bq/kg
circa) e di Torio (300 Bq/kg), oltre che di K-40
(circa 1000 Bq/kg).
Di conseguenza, notevoli sono anche, in questa zona, i livelli di dose
g: si possono infatti misurare ratei di dose fino a 1 mGy/h.
Per questi motivi, la Valle del Cervo può senza
dubbio
considerarsi un'area ad alta radioattività naturale,
probabilmente paragonabile, per quanto riguarda i livelli complessivi
di dose (g+radon), a quelle ben pi๠note e famose nel
mondo (ad
esempio, il Kerala, in India), anche se di dimensioni estremamente
ridotte e scarsamente abitata (una buona parte delle abitazioni dei
paesi della Valle fungono in realtà da "seconda
casa"�, occupate
perlopiù nel periodo estivo)"�.
Viene spontaneo chiedersi: ben sapendo che quel
granito era
tra i più radioattivi al mondo era il caso di utilizzarlo
a Torino, in
aree frequentate e dove è possibile persino sedersi sopra?
Amianto con la licenza di uccidere
16 gennaio 2010
Non mi stancherò di ripetere che con l'amianto
la storia è sempre la
stessa: c'è chi conta i morti e chi dice che non è un
problema.
Secondo la normativa vigente, una quantità di amianto
nell'aria
superiore a 2 fibre/litro può essere indicativa di una
situazione di
inquinamento in atto.
Tale livello di 2 fibre di amianto per litro d'aria mette al
riparo dal
rischio di ammalarsi di asbestosi, ma gli studiosi concordano sul fatto
che non evita il rischio cancerogeno.
Lo stato della California ha cercato di dare un valore soglia e ha
stabilito, come livello di rischio non significativo, il valore di 100
fibre al giorno di amianto crisotilo, che per essere correttamente
misurato richiederebbe di avere a disposizione una tecnica strumentale
e una procedura in grado di raggiungere un limite di
rilevabilità pari
a 0,005 fibre/litro.
Il ministero della salute sottolinea che a differenza
dell'asbestosi,
per cui è necessaria un'esposizione intensa e
prolungata, per il
mesotelioma non è possibile stabilire una soglia di
rischio, ossia un
livello di esposizione così ridotto all'amianto, al
di sotto del quale
risulti innocuo. Il decorso della patologia tumorale è
molto rapido e
la sopravvivenza è in genere inferiore a un anno dalla
prima diagnosi.
Non sono state individuate terapie efficaci.
L'Università di Torino (Dipartimento di Scienze
Biomediche e Oncologia
Umana, Sezione di Anatomia Patologica) in un lavoro del 1997 dal titolo
eloquente «Implicazioni medico-legali della diagnosi di
mesotelioma»
(F. Mollo, D. Bellis) riporta che: Â«àˆ stato
ripetutamente affermato che
esposizioni molto lievi e brevi possono causare lo sviluppo del
mesotelioma maligno. Ma in pratica la dose-soglia cumulativa (al di
sotto della quale sia da escludere nel caso singolo la possibile azione
carcinogenetica dell'amianto nei confronti del mesotelioma
maligno) non è definita, e forse non è
definibile».
Il problema dell'amianto è ben conosciuto in Europa
e l'Italia ha
recentemente recepito la direttiva 2003/18/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio del 27 marzo 2003, che modifica la direttiva 83/477/CEE
del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi
con un'esposizione all'amianto durante il lavoro. In un
paragrafo della
direttiva si ricorda che: «Non è stato ancora
possibile determinare il
livello di esposizione al di sotto del quale l'amianto non
comporta
rischi di cancro».
Dovete sapere
che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama
ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto
preciso i costi dei danni all'ambiente ed alla salute derivanti
da una
qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno
che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che
una centrale
elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc.
provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza,
anche costi economici ben quantificabili.
La società che sta costruendo l'inceneritore del
Gerbido, nel 2003 ha
fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha
redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella,
che, a
ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del
cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un
documento del Politecnico di
Torino.

E' nota da tempo l'opposizione dei cittadini della
Valle di Susa
alla realizzazione della linea ad alta velocità Torino
Lione.
Le autorità locali e nazionali hanno più
volte ribadito che la linea fa
parte del cosiddetto corridoio 5 e che la sua realizzazione è
fondamentale per lo sviluppo tecnologico dei trasporti europei.
Più passa il tempo e più risulta evidente che
l'idea del tunnel a prima
vista era buona, ma non è stata accompagnata da
un'attenta analisi dei
problemi collegati con gli scavi.
Dall'altra parte, quelli che sono contrari al progetto, si sono
documentati con un'attenzione e una competenza senza
precedenti, che
hanno messo in risalto tutta una serie di criticità , che
attendono
ancora risposte serie e documentate da parte dei fautori della linea ad
alta velocità .
Sia chiaro che non si tratta di essere contrari al progresso, ma
è
indispensabile verificare attentamente se le difficoltà
relative alla
realizzazione della nuova ferrovia sono superabili e a quali costi.
Le contestazioni dei cittadini sono prevalentemente legate ai rischi
legati alla presenza di amianto, uranio e radon nei tratti che verranno
attraversati dalle gallerie dell'alta velocità .
I fatti sono noti e già trattati da molti esperti (medici
e geologi).
In questa sede vorrei richiamare l'attenzione sui problemi
legati alla
tutela della salute dei lavoratori che effettueranno gli scavi.
Non si parla solo di amianto e di radiazioni.
Un paio di esempi.
Com'è noto, il tunnel di base dell'alta
velocità attraverserebbe una
zona costituita da rocce con caratteristiche geomeccaniche molto
scadenti, soprattutto perchà© sono vacuolari (simili a una
spugna) e
perchà© spesso sono intrise d'acqua. Queste stesse
rocce, nelle quali si
producono fenomeni carsici, hanno creato seri problemi durante i lavori
per la costruzione delle condotte sotterranee della centrale
idroelettrica di Pont Ventoux, costringendo i progettisti a prolungare
i lavori per altri cinque anni, cambiando tracciato in corso
d'opera e
lasciando sul posto una "talpa"� (fresa meccanica a
piena sezione). Nel
dettaglio, in alcuni tratti degli scavi vi erano consistenti
infiltrazioni d'acqua (fino a 250 litri al secondo) che hanno
determinato un conseguente depauperamento della risorsa idrica della
montagna (relazione geologica LTF).
Anche il fondo dello stesso lago artificiale del Moncenisio risulta
parzialmente poroso ed è già stato provato,
con colorazioni a base di
fluorescina sodica, che vi sono perdite d'acqua, che risorgono
centinaia di metri più in basso. La colorazione di un
torrente dentro
la Grotta del Giaset, sempre sul Massiccio dell'Ambin, ha
confermato
che l'acqua esce centinaia di metri più a valle,
sia sul versante
italiano che su quello francese (fonte Legambiente Valsusa).
L'altro esempio riguarda l'effetto geotermico: alle
profondità previste
per il tunnel, la temperatura (secondo alcuni studi fatti
dall'Università di Grenoble e da Alpe Tunnel)
sfiorerebbe i 50 gradi e
per almeno 15 km sarebbe superiore ai 35, ne deriverebbe la
necessità
di un sistema di raffreddamento all'interno del treno, con
costi
elevati (per il sistema di raffreddamento sotto la Manica il costo
è
stato di circa 250 milioni di euro). Una situazione analoga si
trova, in misura minore, negli scavi della galleria sotto il San
Gottardo: per l'alta temperatura e per le infiltrazioni
d'acqua, gli
addetti ai lavori chiamano la galleria "la palude"�
(foto*). Va detto
che il San Gottardo ha una galleria più lunga ma meno
profonda, quindi
meno calda.
L'Arpa, in un recente documento, precisa che nel progetto della
Torino-Lione non viene quantificata la necessità di
risorse idriche
necessarie al funzionamento dei previsti sistemi di
raffreddamento/condizionamento dell'aria presente
all'interno del
tunnel di base (previste temperature dell'ordine di
40°- 50°C).
Il fatto viene confermato anche dalla recente analisi, condotta da
esperti dell'Unione Europea, degli studi condotti dalla Lyon
Turin
Ferroviaire: la temperatura della roccia e dell'acqua naturale
dovrebbe
superare i 30° su una sezione di 14 km e raggiungere un
massimo di 47°
sotto il massiccio d'Ambin e i documenti non contengono alcun
riferimento relativo al calcolo delle temperature nel tunnel in
condizioni normali di funzionamento.
Chiedo ai progettisti dell'opera come pensano di tutelare la
salute dei
lavoratori in un inferno del genere.
* Si ringrazia Claudio Giorno per la fotografia, ecco il suo
commento: "Si tratta della visita al traforo del Gottardo
organizzata dalla Commissione Intergovenativa il 16 marzo 2004:
lì
siamo a 6 km di avanzamento dall'imbocco Sud (lato Lugano) e
siamo
sotto la pancia della TBM, la talpa lunga circa 600 m che scava un
tunnel circolare che poi verrà adattato al passaggio di
binari, fogne,
tubi di areazione, antincendio, cavi e linee alimentazione.
Effettivamente la temperatura "“ pur essendo mitigata dai grandi
condotti provvisori di climatizzazione era oltre i 30° e
l'umidità
insopportabile"�.

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta
Digitale,
il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino,
ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo
esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia
nell'area dell'ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
"Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti
esperti in materia è che questi sedicenti esperti
in materia
nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo
ad esempio il cromo nella Dora che"¦ anche qui era stata
fatta una
grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti
tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare
più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto"�.
Premesso che il "sedicente esperto"�
sarei io,
medico specialista in Medicina del Lavoro, come stanno realmente
le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di
Torino
possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 "“ 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
"¦
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo
esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e
maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione
presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.
"¦
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

La Stampa di Torino dell'8
gennaio 2009 titola: "Un
dirigente
Rai morì a causa dell'amianto. Indagati 20
direttori."�
Il quotidiano, senza mai
nominarmi, utilizza una fotografia
tratta
da un mio filmato e alcune mie frasi, per un articolo
sull'ennesimo
caso di tumore da amianto riscontrato tra i lavoratori del grattacielo
della RAI di via Cernaia a Torino.
Il grattacielo della RAI
è stato realizzato con
abbondante uso di
amianto applicato a spruzzo (sette chilogrammi per metro quadro) o
mescolato al cemento e al vinile.
Amosite 85% "“ 95% per il
friabile floccato sulle strutture
di
acciaio e crisotilo 28% con tracce di amosite per il compatto
(tubazioni, pavimenti).
Ho avuto occasione di
esaminare un monitoraggio della
dispersione di fibre di amianto all'interno del grattacielo RAI
di
Torino.
Dati alla mano, si può
constatare che un dipendente
della RAI può
respirare fino a 825 (ottocentoventicinque) fibre di amianto ogni ora
di lavoro.
Trattandosi di campionamenti
ambientali e non personali,
eseguiti
una sola volta in una struttura notoriamente soggetta a vibrazioni e
nella quale l'amianto è stato applicato a spruzzo,
quindi altamente
friabile, il rischio effettivo potrebbe essere più elevato.
In questi casi le vibrazioni
dell'edificio, i movimenti di
persone o
macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di
fibre
legate debolmente al resto del materiale.
Il monitoraggio ambientale
consente essenzialmente di misurare
la
concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del
campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che
l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso
delle
normali attività (Decreto Ministeriale del 06/09/1994).
Allego l'articolo de La
Stampa e il link al filmato "Amianto e
tumori alla RAI di Torino"� e al mio articolo di Diario
Prevenzione
Magazine, dal quale è stata tratta una parte delle
informazioni
pubblicate.
http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1431
http://www.youtube.com/watch?v=oXI9r-kuN88
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/113572/
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