3. Rispuntano gli ipocriti sulla “pedofilia”
Il Mercante inRete di Giancarlo
Livraghi
A pochi giorni di distanza, il 18 e il 20 agosto 2000, ci sono stati due
orribili
delitti. Due bambine crudelmente assassinate. Queste notizie hanno
scatenato una comprensibile onda emozionale; e una altrettanto prevedibile,
ma non per questo perdonabile, ondata di speculazioni e ipocrisie. Proclami
politici, manipolazioni dell’informazione, minacce repressive, un’improvvisa
fiammata di chiacchiere e di clamore sul tema grave e profondo delle
violenze contro i bambini o gli adolescenti. Un male purtroppo diffuso,
nascosto in angoli bui della nostra società, un po’ dovunque: perfino
nelle
scuole, nelle chiese e nelle famiglie. Un problema che richiederebbe
attenzione continua, educazione sociale, impegno costante perché
le vittime
(come spesso succede) non si chiudano nella paura e nel silenzio.
Invece... ancora una volta ci si avventa sull’internet, che ovviamente
non ha
nulla a che fare con i delitti che hanno scatenato il fracasso, né
con le cause
profonde del male.
Non si è ripetuta quell’osssessionante bagarre che aveva perseguitato
la
rete per anni ed era culminata in una grottesca esplosione nel settembre
del
1998. Ci fu allora un gran clamore intorno a una “gigantesca indagine”
che
avrebbe “sgominato la pedofilia in Italia” e che si concluse con
l’incriminazione di tre persone accusate di collezionare fotografie. Come
sarebbe consolante, se fosse vero: se i persecutori di bambini e minorenni
in
Italia fossero solo tre, se non facessero altro che collezionare immagini
di
discutibile valore “artistico”, e se fossero stati tutti messi in condizione
di
non nuocere. Ma purtroppo questa, nonostante il rimbombo che aveva
avuto su tutti i mezzi di informazione, era una spudorata bugia. Una
vanteria insensata di persone ambiziose che volevano approfittare
dell’occasione per mettersi in mostra.
Questa volta non c’è un’eco così esagerata; tuttavia sono
comparse di
nuovo sui giornali notizie dello stesso genere. Una “grande inchiesta”
ha
portato (si dice) all’incriminazione di 36 persone che (si dice) fanno
traffico
di fotografie. Ma non erano stati “sgominati” due anni fa? Comunque 36
è
un numero molto piccolo, e va considerato il fatto che (come si è
dimostrato in casi precedenti) è probabile che molte delle persone
indagate
risultino innocenti e non coinvolte nel supposto “traffico” di materiale
sospetto.
Ciò che non dicono i laudatores di queste operazioni (regolarmente
annunciate nel momento in cui servono a “far notizia”) è che le
“forze
dell’ordine” sono attivamente presenti online da parecchi anni; che ci
sono
agenti della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza con una
lunga e
profonda esperienza della rete; e che una delle loro attività preferite
è
andare a caccia di chi tenta di accalappiare in rete qualche minorenne
ingenuo (che spesso è un poliziotto travestito) o di chi partecipa
ad aree di
discussione su temi “delicati” o indulge nello scambio di materiale più
o
meno “osceno”, specialmente se si tratta di bambini o adolescenti. Per
non
parlare di organizzazioni volontarie e aggregazioni spontanee di “cacciatori
di pedofili” in rete. Data la continua sorveglianza, è sorprendente
che ci sia
ancora in giro qualcuno che ha questi comportamenti online e non è
ancora
caduto nelle mani della giustizia. Mentre tanti malfattori continuano
indisturbati nelle loro perverse attività, di cui nessuno sembra
occuparsi se
non quando c’è un orripilante assassinio, o si ha notizia di qualche
altro
episodio grave, che fa nascere una violentissima, ma purtroppo effimera,
ondata di interesse; e più o meno confuse campagne di repressione,
che
ottengono scarsissimi risultati nell’individuare i veri colpevoli mentre
quasi
sempre sconvolgono la vita di molte persone che non hanno mai commesso
alcun abuso.
Che cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Quattro cose. La prima
è che, di
nuovo, si approfitta della diffusa indignazione per “criminalizzare” la
rete.
La seconda è che si crea una sceneggiata intorno a un episodio marginale
per dare la falsa impressione che si sta facendo qualcosa di serio contro
la
“pedofilia”. La terza è che un’indiscriminata “caccia alle streghe”
porta
alla persecuzione di un buon numero di innocenti. Il caso mostruoso di
uno
sventurato padre, che aveva una bambina gravemente malata e fu
“sbattuto in prima pagina” come stupratore, è solo uno dei più
drammatici
fa gli infiniti episodi del genere.
L’ultima, ma non meno importante, è che si continua con l’assurda
prassi
dei sequestri di computer. Che si sequestrino cassette di film, fotografie,
materiali elettronici specificamente incriminati per contenuti più
o meno
reprensibili, può essere ragionevole. Che si sequestrino interi
computer
(compresi accessori e periferiche), spesso danneggiando gravemente non
solo la persona sospettata ma anche altre, del tutto estranee all’indagine,
è
inaccettabile. Fin dai tempi del famigerato Italian crackdown del 1994
(non
motivato da alcuna attività criminale, ma solo dalla supposta presenza
di
software non registrato) le ondate di sequestri continuano a susseguirsi,
con
i più svariati pretesti. Con le relative sceneggiate di invasioni
armate,
famiglie sbalordite o uffici saccheggiati, persone messe alla gogna prima
che
sia stata dimostrata una qualsiasi “colpevolezza”.
Ed è grave che questo sconsiderato e perverso comportamento di una
parte
della magistratura e di una parte delle forze dell’ordine (per fortuna
non
tutti) continui a essere ignorato dai nostri “grandi mezzi” di informazione.
Sempre pronti a discutere ad infinitum su qualche indagine che riguarda
i
ricchi e i potenti, ma molto distratti quando si tratta di persecuzioni
contro
un gran numero di cittadini. Sempre pronti ad applaudire quando si
aggredisce un presunto “pedofilo” o “pirata”, senza chiedersi quanti
innocenti siano vittime di queste pretestuose crociate. E purtroppo molte
delle vittime hanno paura di denunciare gli abusi: il che dimostra che
spesso
le “autorità” sono colpevoli di intimidazione. Così rendendosi
simili a quei
violentatori che fingono di voler catturare.
C’è una sola eccezione (che io sappia) al clamoroso silenzio dei
“grandi
mezzi” di informazione su questo opprimente problema. Una drammatica
lettera di una lettrice è stata pubblicata da Barbara Palombelli
su
Repubblica del 16 settembre.
Quella lettera merita di essere letta con attenzione. Il caso è
gravissimo: un
insegnante, che si dichiara del tutto innocente (e probilmente lo è)
rischia di
perdere il lavoro, di apparire come un mostro agli occhi della scuola,
degli
alunni, delle loro famiglie e di tutta la comunità in cui vive
semplicemente
perché è stato coinvolto per errore in un’indagine su presunti
accessi a siti
di “pornografia” online che contengono immagini di minorenni. Vorrei,
ancora una volta, sottolineare che questa allucinante vicenda è
tutt’altro che
un caso isolato. E che gli unici a trarre vantaggio dalle assurde “cacce
alle
streghe” sono i veri colpevoli di abusi e violenze contro i bambini e gli
adolescenti. O forse i siti di sesso “hard” di varia specie, che dal clamore
diffuso potrebbero ottenere un aumento di traffico (cosa sconsigliabile,
perché sono le peggiori fonti di spamming e di truffe).
La voce di una vittima
Questo è il testo di una lettera pubblicata da Barbara Palombelli
su Repubblica del 16 settembre 2000
Gentilissima Barbara, le chiedo di portare l’attenzione dell’opinione pubblica,
tramite Repubblica, su fatti gravissimi che stanno accadendo in queste
ore.
La vita di molte persone di assoluta integrità morale, onestà
e trasparenza,
potrebbe essere distrutta dal terrorismo psicologico e dagli assurdi metodi
usati dalla polizia postale sull’internet. Che quasi tutti gli uomini collegati
on
line vadano sui siti porno è un fatto risaputo e non c’è
nulla di cui
scandalizzarsi, né motivo sufficiente per mettere un uomo alla gogna.
La rete
è piena di link attraverso i quali involontariamente si arriva a
siti con bambini
(perfino a chi combatte la violenza sessuale potrebbe capitare!), soprattutto
se si è alle prime armi. Perché un privato cittadino venga
bollato dal marchio
infamante di pedofilo, pur non essendolo, è sufficiente una voce
che dica in
giro che questa persona è indagata. E questo basterà a distruggere
la sua vita
e la sua reputazione, gli amici e il lavoro, mi capisce.
Partecipo in questo momento del dramma del mio ex (educatore di grande
limpidezza morale ed etica, come possono testimoniare tutti coloro che
lo
conoscono), che afferma di essere caduto nella rete delle indagini perché
un
suo amico avrebbe visitato uno di questi siti (ma anche se l’avesse fatto
lui
non cambierebbe nulla, sarebbe comunque reo di nulla). Ovviamente non è
tanto della polizia che si ha paura, quanto dell’ingiusta infamia sociale
che
accompagnerebbe la persona fino alla fine dei suoi giorni. La prego di
lanciare l’allarme per quanto sta accadendo. Ecco la lettera del mio ex
così
capirà la gravità della situazione:
È successa una cosa terribile... Ho paura di morire, è un’accusa
infamante e sarò lapidato vivo, mi faranno sentire come un mostro
e già
mi sento un mostro. E con i pedofili non c’entro niente, assolutamente
niente. Ma come pensano di poter distruggere così una vita. Aiutami,
ti
prego. Io ne morirò, mia madre ne morirà, e lei è
già morta tante volte.
Non è giusto. Non potrò sopportare il disprezzo delle persone
che mi
hanno stimato e che hanno avuto fiducia in me. Dei miei studenti, degli
amici, dei conoscenti.Preferirò morire piuttosto che affrontare
una gogna
di questo tipo per il resto della mia vita. Non ho fatto niente di male
e tu
lo sai, tu lo sai che non farei male a nessuno, nemmeno a un moscerino
e
se almeno tu lo dirai forse anche la morte sarà meno difficile.
Ti prego
aiutami in qualche modo. Non resisterò a lungo.
Voglio morire, solamente morire e non posso morire se non mi aiuti a
uscire di scena con un po’ di dignità. Mentre ero fuori sono arrivate
delle
telefonate con dei numeri criptati a cui non corrisponde nessuna utenza.
Mi cercano per perquisirmi e vogliono venire a colpo sicuro. Non ho
niente da nascondere, ma ugualmente vorrei scomparire sotto terra o non
essere mai nato. Finora mi hanno fatto la cortesia di non venire a scuola
a
prendermi davanti agli alunni e ai colleghi. Ma domani magari lo faranno
e io vorrei essere già morto. Domani, anzi fra due ore devo entrare
in
classe e guardare in faccia i miei alunni pensando al ricordo che avranno
di me. È insopportabile, non ho fatto nulla per meritare questo,
voglio che
tu lo dica ancora dopo la mia morte.
Lettera firmata
Ho parlato al telefono con l’autrice di questa lettera e mi sono impegnata
a
metterla in contatto privatamente con chi vorrà aiutarla. Ho parlato
anche
con il ragazzo che teme di essere indagato... Non credo che basti un clic
per
diventare dei mostri, mi auguro che non sia così. Cliccare un sito
porno è
come passare davanti a un’edicola e sbirciare la vetrina dedicata ai giornali
a
luci rosse. Per questo, una persona deve essere cancellata dal mondo civile?
Diversamente, chi utilizzi l’internet per raggiungere siti dedicati alla
violenza
sui bambini, rischia davvero di venire messo sotto controllo... Parliamone.
Dopo il suicidio del giovane trevigiano scoperto con una prostituta, gli
interrogativi si moltiplicano e ci pongono davanti a nuove, inquietanti
realtà.
Le ultime parole di questa lettera raccontano un dramma che dovremmo tutti
fermare, prima che sia troppo tardi.
Barbara Palombelli
L'autrice della lettera, che ha le idee molto chiare sul problema di cui
parla, sbaglia su
due punti.
Che «quasi tutti gli uomini collegati on line vadano sui siti porno»
è un’opinione
diffusa, ma non per questo fondata. Conosco molti uomini (me compreso)
che non
hanno quell’abitudine. Non perché si scandalizzano, ma perché
la monotona ripetizione
della rappresentazione di immagini “sessuali” è noiosa e poco interessante;
e perché la
frequentazione di quei siti è causa di spamming e altri fastidi,
compresa la possibilità di
truffe. Per non parlare del fatto che si rischia di essere incriminati
e accusati dei più turpi
delitti.
Non è neppure vero che la rete sia «piena di link attraverso
i quali involontariamente si
arriva a siti con bambini». Frequento la rete da otto anni; non mi
sono mai imbattuto in
un link di quella specie, né conosco anima viva cui sia capitato:
né fra le persone esperte,
né fra quelle “alle prime armi”. È vero, invece, che qualcuno
può andare
intenzionalmente alla ricerca di siti o dibattiti su argomenti del genere
non perché è un
collezionista di materiale “pornografico” ma perché vuole informarsi,
capire o
“combattere la violenza sessuale”. Il fatto è che comunque, per
motivi spesso poco
chiari, sono indagate e perseguitate molte persone che non hanno avuto
alcun
comportamento “colpevole”.
Il fatto grave, ma non sorprendente, è che il civile invito di Barbara
Palombelli («parliamone», «un dramma che tutti dovremmo
fermare») è
caduto nel vuoto. Non so se sia seguito qualche dibattito con lei in e-mail;
ma nei “grandi mezzi di informazione” il problema, ancora una volta, è
ignorato.
Sui giornali si parla di castrazione, nei dibattiti televisivi si evoca
lo spettro
della pena di morte. Imperversano le cacce alle streghe e i “dagli
all’untore”. Ma nessuno si preoccupa delle centinaia o migliaia di vittime
innocenti che si trovano nella situazione descritta da questa lettera.
Ritorno all’articolo Il coro dei bugiardi alla seconda crociata
Ritorno al numero 49 del Mercante in rete
Post scriptum
Pochi giorni dopo l’uscita di questo numero del Mercante in rete, fra il
26
e il 28 settembre 2000, si è diffusa con grande clamore un’altra
notizia.
Un’organizzazione criminale, basata in Russia, diffonde materiale “sadico”
in cui si assiste a scene di tortura e uccisione di persone compresi,
a
quanto pare, adolescenti e bambini. Come avevo già osservato due
anni fa,
l’esistenza di un commercio clandestino di questo genere era nota alle
forze
di polizia internazionali, e alle associazioni contro la violenza, molto
prima
che esistesse l’internet. E si sapeva che in parte si trattava delle riprese
di
torture e uccisioni perpetrate in diversi paesi (nell’America Latina, in
Africa
e altrove), in parte di film “costruiti“ in cui gli orrori erano finti,
e in
qualche caso estremo si poteva trattare di qualcuno che veniva torturato
o
ucciso apposta per produrre un film. Ciò che è incomprensibile,
e
scandaloso, è che per decenni si sia fatto così poco per
reprimere
quell’allucinante traffico e per individuare le origini; e che per così
tanti
anni il problema sia stato ignorato dai grandi mezzi di informazione. In
che
mondo vivono la procura di Torre Annunziata, i “cacciatori di pedofili”
che
dicono di aver “scoperto” questo sordido commercio, e i giornalisti che
diffondono la notizia? Perché un problema gravissimo che esiste
da
quarant’anni o più ci viene proposto oggi come “nuovo”? E sopratutto
perché viene, ancora una volta, citata la rete come se fosse la
causa del
problema, mentre è uno strumento per individuare almeno una parte
di quel
traffico clandestino? Insomma perché solo oggi, tutt’a un tratto,
la notizia
sale “all’onore delle conache” e, ancora una volta, si “criminalizza”
l’internet? Secondo le notizie pubblicate dai giornali, i maggiori colpevoli
(in Russia e chissà dove altro) sono a piede libero. Si dice che
in Italia siano
state arrestate otto persone, “indagate” 1.700 fra cui, molto
probabilmente, centinaia di innocenti sottoposti a inaudite persecuzioni.
Assisteremo ancora una volta a una situazione in cui alla barbarie si
reagisce aggiungendo altra barbarie? Questa indagine riuscirà davvero
a
trovare le radici di quell’antico e orribile commercio? E comunque... ci
si
limiterà a indagare su casi “clamorosi” come questo o si farà
qualcosa per
incidere su un problema quotidiano, che si annida in molte pari oscure
della
nostra società e che non viene minimamente scalfito dalle indagini
su quella
piccola parte dei delitti che viene fotografata o filmata? Purtroppo è
probabile che ancora una volta queste domande, nel gran clamore e
scandalo che circonda alcuni episodi, rimangano senza risposta.
La bagarre poi è continuata, con un’infinità di pseudo-notizie
e commenti
demenziali. Il tema è ripreso più estesamente in un articolo:
Il coro dei
bugiardi alla seconda crociata.
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